Essere fedeli

28 Maggio 2010 § 2 commenti

"Nessuno deve gloriarsi di quei falsi applausi che gli vengono per cose che può compiere anche un peccatore. Anche un peccatore, infatti, può digiunare, pregare, piangere e macerare la sua carne. Quello che egli non può fare è soltanto questo: essere fedele al suo Dio. Perciò solo di questo potremo gloriarci: se cioè rendiamo al Signore la gloria che gli si deve e se, dopo averlo servito fedelmente, attribuiamo a Lui tutto ciò che Egli stesso ci ha donato".
Francesco d'Assisi
[Riportato da San Bonaventura in "Vita di San Francesco d'Assisi"]

Non basta camminare

21 Maggio 2010 § 25 commenti

Si è tenuta domenica scorsa la Marcia della Pace Perugia – Assisi.
Più volte su questo blog se ne è parlato. E non in modo positivo. Ci fanno storcere il naso le manifestazioni pseudo-religiose, in realtà politiche e basta. Questa marcia si contraddistingue per la presenza di bandiere arcobaleno e bandiere rosse. Famosa fu l'edizione cui partecipò l'allora leader comunista Fausto Bertinotti.
Quello che ci disturba non è la (solita) marcia della pace political-ideologica, ma questo confondere la pace "politica" con la località di "Assisi".
È vero che la marcia fu voluta dai frati, ma questo genere di manifestazioni nulla hanno a che fare con San Francesco. Se si legge la vita del "poverello di Assisi" (una biografia seria, ovviamente, non piegata alla propria ideologia), ci si rende conto di quanto sia lontana la sua idea di pace con quella che le si dà oggi. La "pace" di Francesco è solo la pace di Dio, ricercata nel silenzio, nella preghiera, nel digiuno, nella povertà, nell'austerità, fino all'annichilimento del corpo e dei suoi bisogni. Basta avere presente i luoghi in cui amava fermarsi a pregare, l'Eremo delle Carceri, la Porziuncola, San Damiano. Tutti luoghi isolati, silenziosi, in cui potesse stare a tu per Tu con Dio.
La preghiera, il digiuno, addirittura il cilicio fanno sempre meno parte della nostra vita, e probabilmente fanno ancora meno parte della maggioranza di chi ha preso parte a quella marcia (e ci scuseranno gli scout, i focolarini, ecc.). Forse se i partecipanti si impegnassero anche in una giornata di preghiera, digiuno e penitenza, la pace nel mondo sarebbe un po' più vicina.


Giotto – Francesco scaccia i diavoli da Arezzo

Corri ragazzo laggiù…

19 Maggio 2010 § 10 commenti

Causa nipote, stiamo rinverdendo i nostri ricordi d'infanzia. Creiamo intere collezioni di DVD di "cartoni" giapponesi (mica si chiamavano "anime", allora) per tramandargliele. Sono passati trent'anni, ma il fascino dei "robot" non pare scemare. Sarà che i cartoni – continueremo a chiamarli così – di oggi fanno proprio schifo, almeno quelli più commerciali. I protagonisti in genere sono letteralmente dei deficienti, basti vedere "Ed, Edd & Eddy" e "Johnny Bravo" (entrambe produzioni americane) in onda su Boing. Inoltre anche il tratto è poco lineare, poco chiaro, vibrante, insicuro.
Da quando M. ha ricevuto il DVD di Jeeg Robot d'Acciaio non guarda nient'altro. Se sul finire degli anni 70 queste serie sembravano pericolose e non sempre si era autorizzati a vederle, oggi sembrano gli ultimi baluardi per la trasmissione di certi "valori" ai bambini.
Il male è il male, il bene è il bene. Poche idee, ma chiare.
Di questi cartoni abbiamo ancora bisogno, mica degli ambigui e insulsi Teletubbies.
 

Appunti di viaggio/10

14 Maggio 2010 § 2 commenti

E poi, contrariamente a quanto scrissi, quel giorno ci fermammo a Monterchi. Diciamo che all'indecisione seguì la neve.
Non si crederebbe che in un paese così piccolo e posto in mezzo ad una campagna, ci sia uno dei capolavori del Rinascimento. Un Piero della Francesca che unisce simbolismo a umanesimo. Una Madonna "alta", dantesca, ad un'altrettanto Madonna carnale, partoriente. Uno spicchio di Infinito che si manifesta davanti ai nostri occhi.

Corto circuito

12 Maggio 2010 § 13 commenti

Non si capisce perché, se si celebrano i 150 anni dell'Unità d'Italia, nata proprio da una conquista (leggi, sopruso) di un regno su altri legittimi regni, sia illegittimo poi parlare di secessione. C'è qualcosa che non torna nel ragionamento.

Non entrate in quella chiesa

6 Maggio 2010 § 2 commenti

Padre Pio da Pietrelcina, il santo stimmatizzato che nel 1913 si lamentava per quei «disgraziati fratelli» che «corrispondono all’amore di Gesù col buttarsi a braccia aperte nell’infame setta della massoneria», sarebbe stato traslato e sepolto in una chiesa zeppa di simbologie massoniche: il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo progettato da Renzo Piano.
L’accusa non è nuova, già nel 2006 la rivista ultra-tradizionalista «Chiesa Viva» lanciò l’allarme con un polemico studio dell’ingegner Franco Adessa. Più cauto, ma ugualmente severo, anche il fascicolo «L’oltraggio a Padre Pio», pubblicato tre anni dopo da Angelo Maria Mischitelli, autore di vari libri storici sul santo del Gargano.
Ora è destinato a far discutere il primo volume che tratta diffusamente l’argomento, Il mistero della Chiesa di San Pio (edizioni Settecolori, pp. 216, 15 euro), da oggi nelle librerie italiane. L’autore è Francesco Colafemmina, un giovane studioso, laureato in filologia classica, esperto di arte sacra e titolare del blog «Fides et Forma», tra i promotori di un appello a Benedetto XVI per il «ritorno ad un’arte sacra autenticamente cattolica». Colafemmina non è tradizionalista e dice di non condividere «l’approccio apocalittico» degli studi come quello di «Chiesa Viva», pur riconoscendogli il merito di «aver messo il dito su una piaga».

Davvero il nuovo santuario di Padre Pio contiene simboli massonici?
«Dalla mia analisi sembrerebbe proprio di sì. Ad ogni modo, credo che l’aspetto più interessante sia valutare l’effetto che la vista di quel santuario fa sui fedeli, dato che la mia ricerca è nata dopo una visita che ho fatto da semplice devoto del santo».
E quale effetto fa, secondo lei?
«Sicuramente molti fedeli rimangono sconcertati dall’assenza di chiari segni cristiani, a partire dalla forma stessa del santuario, che è un Nautilus, una conchiglia fossile…».
Ma la conchiglia non è un simbolo cristiano?
«La conchiglia di San Giacomo sì, ma il Nautilus no. Quest’ultimo però ha un significato pregnante per la massoneria, dato che simboleggia il percorso iniziatico e la perfezione del Gadu, cioè il Grande Architetto dell’Universo, la “divinità” massonica».
Faccia qualche altro esempio di queste presunte simbologie massoniche.
«Nell’arazzo dell’Apocalisse di Rauschenberg, la Gerusalemme celeste è già scesa in terra mentre su di essa incombe il Drago a sette teste, che appare vincitore, e da nessuna parte c’è Cristo vittorioso. Nel portale di Mimmo Paladino c’è un capretto con le gambe spezzate che potrebbe indicare l’iniziato che è entrato in loggia, e ha una stella a cinque punte. L’altare di Arnaldo Pomodoro ha la forma di piramide rovesciata e nell’alchimia la piramide rovesciata indica il luogo in cui è custodita la pietra filosofale. Mentre nella formella del tabernacolo Cristo ha le mani rivolte verso il basso. Un chiaro segnale massonico che in questo caso simboleggia il materialismo della Chiesa».
Non potrebbe trattarsi di coincidenze?
«Anche se così fosse, il problema resta. Non si ha la sensazione di entrare in una chiesa. E per di più quel santuario è diventato un modello per la nuova arte sacra, concentrata più sulla notorietà dell’architetto che sull’aderenza allo spirito della liturgia e al messaggio evangelico».
Ma chi ha curato il progetto artistico e gli arredi sacri?
«Secondo quanto riportato nelle memorie di padre Gerardo Saldutto, Renzo Piano sin dal 1991 si era prefissato di fare di quell’area di San Giovanni Rotondo “un luogo magico” e “una chiesa aperta”. A scegliere gli artisti è stato un suo collaboratore, Mario Codognato. Lo stesso Codognato che nella famosa mostra “Barock” al museo Madre di Napoli, ha fatto esporre la donna crocifissa di Cattelan».
Eppure il Vaticano ha supervisionato la realizzazione della chiesa…
«Sì, certo, il consulente liturgico è stato monsignor Crispino Valenziano, che fin dal 1994 aveva sancito la necessità di realizzare una chiesa senza inginocchiatoi e nella quale ci fosse sull’altare una croce assolutamente priva del crocifisso, richiamando a giustificazione di queste scelte presunte norme liturgiche post-conciliari».
Perché le definisce presunte?
«Perché non si trovano scritte da nessuna parte e oggi appaiono non in sintonia con il magistero liturgico di Papa Benedetto. Mi riesce perciò difficile capire la ragione per la quale ora si è deciso di traslare nella cripta di quel santuario il corpo di san Padre Pio…».
Non era nell’ordine delle cose che il corpo venisse custodito lì?
«La decisione era già stata presa nel 2002. Ma vorrei ricordare che due anni fa venne pubblicamente smentita dai frati di San Giovanni Rotondo per non suscitare le ire del fedeli. Ora purtroppo è stata messa in atto».
Andrea Tornielli – Il Giornale

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