Dov'è l'errore?

23 aprile 2010 § 31 commenti

Fatemi capire…
I film che escono in genere non hanno alcun contenuto cristiano, soprattutto negli stili di vita che propongono.
Quelli che richiamano certe indicazioni cristiane, come Bella o Fireproof, non arrivano sui grandi schermi delle città, ma bisogna andarseli a cercare su Internet o aspettare l'uscita in DVD…
Qualche anno fa un libro di bassa lega, come scritto e come fonti, Il codice Da Vinci, in cui la Chiesa, diciamo, non faceva un gran figurone, diviene il best seller in libreria e fa ottimi introiti al botteghino…
Sono seguiti diversi film che mettono sempre in cattiva luce la Chiesa, magari marciando sullo scandalo pedofilia, mi ricordo Magdalene, che vinse se non sbaglio a Venezia (e dove se no?).
Le librerie sono piene di indagini, inchieste, relazioni su Gesù e sul Cristianesimo effettuate da amici di Paperino spacciate per documentarie e scientifiche…

E dopo tutto questo una certa campagna di stampa con l'immancabile sostegno dei sedicenti intellettuali italiani ci vuol far credere che ci sia stato ostracismo da parte della Chiesa nei confronti di Agorà?
I distributori del film devono essere ridotti molto male per pubblicizzarlo in questo modo…

In realtà sono altri i film dai contenuti scomodi che vengono censurati con la scusa della troppo poco attrattiva, presumendo i gusti del pubblico e ostacolando il passaparola; è il caso di Kathyn e di Popieluszko, guarda caso due film che vogliono raccontare una verità, una verità scomoda per qualcuno (che in genere non è neppure cristiano) e ignorata da molti.

§ 31 risposte a Dov'è l'errore?

  • Lore733 scrive:

    Agoràla solita falsitàè meglio starsene a càche veder quella schifezzàPrendiamola a filastrocche, per con tutta questa demenza anticlericale, ci sarebbe da spararsi…

  • utente anonimo scrive:

    La cosa mi interessa. Quali sarebbero le falsità contenute nel film?IlCensore

  • utente anonimo scrive:

    Non ci cascate, esiste già immensa letteratura in merito e ilCensore è solito cambiare l'epoca degli storici per screditarli e ottenere illecitamente ragione.N.B. Consiglio di leggere il flame che il troll in questione ha provocato al suddetto link e trarne le conclusioni del caso.Ateofago

  • utente anonimo scrive:

    ecco sta per uscire il film AGORA’ , dopo la pedofilia si vuol assestare il colpo di grazia ai cristiani europei che cominciano sempre di piu’ ad avere dubbi sulla chiesa. Quello che lascia sconcertati è l’analogia che si vuol far passare: ora come allora tutti i mali e i conflitti vengono dalle religioni, e le religione sono fanatiche e tutte le religioni monoteiste sono misogine. E’ invece lo stato laico il solo che ha assicurato ed assicura il progresso umano e materiale all’umanità.Tutto questo è contro la verità storica, poco importa si ricostruisce un’Alessandria alla perfezione, si prende una storia di cui si sà poco o nulla ma corrisponde al messaggio che si vuol dare, e così parte il colpo di grazia alla Chiesa, pedofila e fondamentalista.Usare la barbara uccisione di Ipazia da parte di fanatici e accostare a questo l’asserito potenziale criminogeno del cristianesimo in quanto “religione” e quindi fonte di fenomeno “ossessivo convulsivo”, vista di per sè fonte come fonte di inevitabile barbarie, non rende la ragione alla vera natura del cristianesimo che è la vera novità per l’uomo, a prescindere dai fondamentalismi delle eresie nella storia. Il vescovo Cirillo a quel tempo fece di tutto per sedare gli animi. Tant’è che queste eresie avevano  causato in Alessandria addirittura l’uccisione anche di due vescovi (quindi non venivano risparmiati gli stessi vescovi) nel 361, Giorgio di Cappadocia,  vescovo imposto da Costantinopoli , venne linciato) . Nel 457 venne barbaramente un altro vescovo, Proterio.Come allora dare così frettolosamente un giudizio al cristianesimo? Come spiegare allora un uomo come  Sant’Agostino e i mistici del tempo?Non si dice però che tutto cio’ che intraprende l’uomo, quando lo fà suo , quando fà della sua azione faziosità, fenomeno ideologico che non segue l’umano, quando la speranza è slegata da Cristo, viene fuori ancora una volta il peccato e cioè la prepotenza della solitudine delle proprie idee contro Cristo presente.(VietatoParlare)

  • utente anonimo scrive:

    E' incredibile, è proprio vero che, come qualcuno diceva, la Chiesa è tutto ciò contro cui Cristo ha combattuto.Fil

  • utente anonimo scrive:

    I cercatori professionisti di scheletri nell'armadio cri stiano ogni tanto tirano fuori l'episodio e, ovviamen te, lo adattano al politicamente corretto corrente. Fi no all'Illuminismo nessuno sapeva neanche chi fosse, questa Ipazia. Poi, il positivista John Toland nel 1720 e il solito Voltaire nel 1736 aprono le danze sulla pro gressista Ipazia vittima dell'oscurantismo clericale. Nel 1776 l'inglese Edward Gibbon consolida il mito nella sua celebre opera sulla caduta (per colpa del cristia­nesimo) dell'Impero romano. Nel secolo seguente toc ca ai romantici: Ipazia è bellissima ed è l'ultima rappre sentante dei mondo antico (dipinto come un'arcadia tutta ninfe, zefiri, pastorelle e satiri) trucidata dal fanati smo papista. Naturalmente, nel Novecento, Ipazia, ve terofemminista, diventa la preda della misoginia cattolica. L'unica voce un po' fuori coro è quella di Mario Lu zi, che le dedica un dramma nel 1978. Adesso, il film (e il cinema, forma di arte totale, si imprime nelle menti con una forza che la parola scritta neanche si sogna la scienza contro la religione, la tolleranza contro il fideismo. E indovinate chi sono i buoni e chi i cattivi. Roba da Odifreddi. Dunque, rassegnamoci al solito minestrone politicamente corretto. E non contate su una cinematografia contraria perchè non esiste: Martinelli e il suo Barbarossa sono stati presentati come “leghisti” su tutti i media, così che il pubblico è rimasto a casa.Coi nostri limitati mezzi, dunque, ecco la verità sul «caso, Ipazia». Innanzitutto bellissima lo sarà stata forse, da giovane, visto che nel 415 la filosofa ave va sui sessant'anni (in un'epoca in cui già a quaran ta pochi avevano ancora denti in bocca). Il suo fu un omicidio politico e la religione non c'entrava affatto. lpazia, figlia di un filosofo – Teone – molto addentro nell'ermetismo e nell'orfismo, era una neoplatonica che teneva scuola ad Alessandria. Una scuola tra le tante, in quella capitale della cultura antica. La parola “scuole” non deve trarre in inganno: si trattava di cenacoli per selezionati adepti. Di lei non è rimasta alcuna opera. Quel che si sa lo si deve ai suoi discepoli. Tra i quali c'erano pa recchi cristiani. Uno di questi, Sinesio di Cirene, divenne addirittura vescovo. Secondo il metodo platonico (derivato a sua volta da quello pitagorico) i discepoli apprendevano «misteri» che non dovevano es sere divulgati, perchè non tutti erano in grado di comprendere. Ipazia non era affatto pagana nel senso di adoratrice di Giove, Giunone e Mercurio; anzi, come neoplatoni ca era più vicina al cristianesimo che al pa ganesimo. Infatti, lodava virtù come la verginità (non si sposò mai) e la modestia nel vestire. Ma, come i pitagorici e i platonici, sosteneva che i filosofi, essendo i più sapienti, Dovevano occuparsi di politica, anche solo come consiglieri del principe. Infatti, ai suoi consigli ricorreva spesso il cristiano Oreste, prefetto di Alessandria. Oreste, da buon funzionario bizantino, aveva la classica visione cesaropapista dei rapporti con l'autorità religiosa, mentre il patriarca Cirillo cercava di salvaguardare l'in – pendenza della Chiesa rispetto al potere politico.

  • utente anonimo scrive:

    Nel 414 il contrasto tra i due divenne plateale; Cirillo cercò un compromesso ma Oreste rimase fermo sulle sue posizioni. Si formarono, al solito, due partiti (cosa nor malissima nell'antichità; S. Ambrogio di Milano ne sapeva qualcosa). Tra i partigiani del patriarca, però, c'erano i cosiddetti parabolani, cristiani in odore di eresia per la loro ricerca fanatica del martirio: si consacravano con giuramento alla cura degli appestati, sperando in tal modo di morire per Cristo. Li chiamavano così in ricordo degli antichi gla diatori (aboliti da Teodosio) che affrontavano i leoni nel circo. Cirillo cercava di tenerli sot to il suo controllo ma la città era turbolenta: nel 361 un vescovo imposto da Costantinopoli, Giorgio di Cappadocia, era stato lincia to; sette anni dopo la morte di lpazia stessa sorte era toccata al nuovo prefetto; nel 457 venne ucciso a furor di popolo un altro ve scovo di nomina imperiale, Proterio. Fu in questo ambiente e in questo clima che la colpa dell'intransigenza di Oreste venne at tribuita a lpazia e ai suoi consigli. Si sparse la voce che i «misteri» della sua scuola riguarda vano pratiche magiche e negromantiche. La donna venne assalita da un gruppo di esagita ti mentre gli schiavi la portavano a passeggio in lettiga, tirata giù e trucidata. Oreste e Cirillo, messi di fronte al fatto compiuto (e impressio nati dalla piega che aveva preso la loro dispu ta), si riconciliarono. Il prefetto lasciò Alessan dria, forse per fare rapporto alla capitale; co munque, forse sostituito, non tornò più. Un'altra cosa da chiarire: Cirillo non ave va niente contro il paganesimo, sia perchè ormai minoritario e praticamente ininfluen te, sia perchè la sua preoccupazione princi pale era costituita, semmai, dalle eresie cri stiane, che a quel tempo spuntavano al rit mo di quasi una al giorno. Solo anni dopo, con l'avvento di Giuliano l'Apostata, prese la penna per contrastare il tentativo – tutto politico – dell'imperatore di ripristinare l'anti ca religione civile romana. Il neoplatonismo, col suo desiderio di attingere il divino trami te la filosofia e la pratica delle virtù, continuò ad avere la città di Alessandria come suo centro fino all'invasione islamica. Tra l'altro, quest'ulti ma fu enormemente facilitata dall'astio ac cumulato dall'Africa romana contro Bisan zio, la sua gravosa tassazione (in parte giu stificata dalle guerre quasi continue contro i persiani, i bulgari, gli avari e infine gli arabi) e la sua politica della mano pesante contro le eresie (che in quelle zone avevano sempre trovato terreno fertile).Naturalmente, ai cantori del politicamente corretto (il quale, come abbiamo visto, varia di epoca in epoca) tutto questo non interes sa. Così, il mondo pagano viene immagina to (e rappresentato) come un'epoca d'oro di scienza e tolleranza, dove la gente viveva in armonia con la natura, un mondo che, ahi mé, è stato distrutto dalle religioni monoteisti che, in particolare l'odiato cristianesimo. Quel mondo in realtà disperato in cui pochi cam pavano alle spalle di milioni di schiavi, scon volto continuamente da guerre scatenate dal la personale ambizione di uno, quel mondo che accolse con sollievo la religione dell'amo re del prossimo e della dignità umana, non è mai esistito per gli intellettuali, gli artisti, i regi sti e gli scrittori che, fiutato dove tira il vento, si allineano supini al Potere del momento. I milioni di martiri cristiani? Se la sono cer cata e se la cercano. I cristiani sono catti vi perchè hanno ucciso Ipazia, così come gli statunitensi fanno schifo perchè hanno ammazzato Toro Seduto. In effetti, Hitler e Stalin erano battezzati, non si può negarlo. Anche Robespierre. È strano che non sia no stati ancora messi tra gli scheletri nell'ar madio della Chiesa cattolica. Eh, il Papa do vrebbe chiedere scusa…

  • utente anonimo scrive:

    Ipazia “Agora” (coproduzione spagnola-statunitense), che dovrebbe narrare la storia di Ipazia… L’ennesimo espediente per dare addosso al già decadente Cristianesimo, e tra l’altro neanche bisogna arrovellarsi tanto per capire chi c’è dietro questo film: basta andare a leggere la biografia dell’attrice protagonista Rachel Weisz.La povera Ipazia, il cui ritratto campeggia nell’affresco di Raffaello “La Scuola di Atene” che si trova – guarda caso – senza alcun problema di censura nei Musei vaticani, rimase vittima del fanatismo politico che usava nascondersi dietro pretesti teologici in tempi nei quali il seme della distinzione tra Fede e politica (“Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”: che però non significa opposizione di fede e politica) non era ancora giunto a piena maturazione. La Chiesa ha sempre sofferto quando è rimasta, magari suo malgrado, coinvolta nelle lotte politiche del momento, eppure, dato che Essa legge gli eventi sub specie aeternitatis, è sempre riuscita a limitare il peso condizionante della politica e, siccome Dio sa scrivere dritto sulle righe tracciate storte dagli uomini, è sempre riuscita anche a porre rimedio agli errori umani dei suoi figli. Ipazia, figlia del filosofo e matematico plotiniano Teone, non era solo una grande esponente del neoplatonismo ma era diventata in Alessandria una sorta di eminenza grigia dei locali capi politici, che, ammirandola per la sua saggezza filosofica, praticamente pendevano dalle sue labbra. La sua filosofia poneva senza dubbio problemi nei suoi rapporti con la comunità cristiana locale che era già a sua volta in cattivi rapporti con gli ebrei di Alessandria. Le violenze tra le due comunità, cristiana ed ebraica, erano frequenti e reciproche. Nel 414 gli ebrei di Alessandria fecero strage dei cristiani provocando la reazione del Vescovo Cirillo che li cacciò dalla città. I cristiani, che stavano diventando la forza religiosa egemone nell’orbe romano, si trovavano in Alessandria stretti da una sorta di, non dichiarata, alleanza politica tra ebrei ed ellenisti pagani. Una situazione difficile da gestire, in un momento nel quale l’autorità imperiale, spesso ingerendosi nelle cose ecclesiali, spingeva, allo scopo di rafforzare il proprio potere, affinché i vescovi si occupassero assiduamente, e con metodi non sempre consoni alla “missio” cristiana, della conversione di ebrei e pagani. Oltretutto in quel momento la comunità cristiana era alle prese con la disputava teologica innescata da Nestorio, il Patriarca di Costantinopoli, al quale si era opposto proprio Cirillo, vescovo di Alessandria e uno tra i più grandi Padri della Chiesa, che riuscì, prima nel Concilio di Efeso del 431 e poi nel Concilio di Calcedonia del 451, a far riaffermare la Fede nella Divino-umanità di Cristo che la teologia di Nestorio aveva sminuito fino ad implicitamente negarla (a dimostrazione della sua tolleranza ed a confutazione di certe leggende nere sul suo conto, voglio ricordare che Cirillo prima di chiedere la condanna ecclesiale di Nestorio tentò ripetutamente di recuperarlo e, dopo la condanna, si prodigò con successo per ricostruire la comunione ecclesiale con Costantinopoli ed Antioca, sedi principali del nestorianesimo). All’origine dell’accusa, mai provata e tuttora affermata, come nel caso del film in questione, senza prove, rivolta a Cirillo di essere stato il mandante dell’assassinio di Ipazia, vi è il conflitto teologico tra il calunniato vescovo di Alessandria e Nestorio. Furono gli avversari ariani (i seguaci dell’eretico Ario) e nestoriani di Cirillo ad accusare il Vescovo di aver ordito l’assassinio della filosofa. Una diceria senza alcun sicuro fondamento storico, a parte la non proprio imparziale fonte costituita dai libelli dei nemici nestoriani ed ariani del Vescovo, come Socrate Scolastico e Filostorgio. Diceria altamente sospetta ripresa, a distanza di quasi un secolo dai fatti, dal filosofo pagano Damascio per infine giungere fino al XVIII secolo quando il protestante, accesamente anticattolico, Edward Gibbon iniziò a costruire il mito della “martire pagana” che ora il film “Agora” ripropone per lo scandalo degli schiocchi e l’astuzia degli infingardi.

  • utente anonimo scrive:

    Gli accusatori odierni di Cirillo si appigliano al fatto che ad uccidere Ipazia sarebbe stato un gruppo di “parabalanoi”, che erano una sorta di “barellieri” ossia una milizia ecclesiastica, guidati da un certo Pietro. Ipazia, che come detto era assurta a consulente politica in un clima politicamente surriscaldato, fu uccisa nel marzo del 415, appena un anno dopo i torbidi del 414 ed appena tre anni dopo che Cirillo era diventato vescovo di Alessandria. Come si è detto, il clima nei rapporti tra cristiani ed ebrei non era, ad Alessandria, in quel momento dei più sereni e ciascuna delle due comunità si era organizzata per l’auto-difesa. Ora, come accade spesso in situazioni del genere, dalla difesa si può facilmente passare all’attacco con i conseguenti eccessi, soprattutto se all’interno di una comunità approfittano dei torbidi gli elementi più zelanti fino al fanatismo. Fanatici e fondamentalisti esistono, purtroppo, in qualsiasi gruppo umano, ad ogni latitudine ed in ogni epoca. Inutile scandalizzarsi o usare lo scandalo per generalizzare odiose e pretestuose accuse contro questo o quel gruppo. Quando un paio di anni fa, Ariel Toaff ha creduto di aver provato la responsabilità di alcuni fanatici ebrei nell’assassinio del povero Simonino da Trento abbiamo assistito alla reazione indignata della comunità ebraica: reazione incomprensibile se si parte dalla Sapienza cristiana che nel suo realismo sa essere la natura umana, di tutti e di qualunque uomo, cristiano, ebreo, islamico, indù, europeo, americano, africano, ferita dal peccato originale e quindi costantemente bisognosa di misericordia e redenzione, che da sola non può darsi. Vi è poi l’altra leggenda, la cui fonte sono ancora una volta gli scritti degli avversari nestoriani ed ariani di Cirillo e lo scritto tardivo di Damascio, circa la presunta invidia nutrita dal Vescovo alessandrino per la filosofa “femmina” che, con la sua grande cultura, oscurava il suo prestigio di teologo “maschio”. Una leggenda, questa, poi, in tempi più recenti, ripresa, anche per l’influsso dell’opera di Silvia Ronchey, in chiave femminista: la povera donna vittima del cruento potere maschio e, in quanto ecclesiale, pure misogino. Circa la misoginia della Chiesa basta considerare, per smontare l’assurdo, l’iperdulia alla Vergine Maria, il grandissimo numero di donne canonizzate e la notevole presenza femminile tra i “Dottori della Chiesa” e nella mistica cristiana. Per quanto riguarda la pretesa invidia di Cirillo verso Ipazia, chi sostiene questa tesi non tiene conto del fatto che il Vescovo di Alessandria era egli stesso uno dei più noti ed ammirati teologi e filosofi del tempo, sicché non si capisce proprio da dove sarebbe nata la sua invidia per la collega. Sarebbe come dire che un grande teologo quale Joseph Ratzinger sia oggi invidioso di una qualche colta docente di filosofia di qualche notorietà. Del tutto risibile! In realtà, nel “santino” biografico di Ipazia elaborato da Damascio traspare un elemento tipico di un certo ambiente culturale del tempo, ossia il cosiddetto “femminino sacro” ovvero una spiritualità che faceva del sacro qualcosa di eminentemente femminile. Nel femminismo moderno ritroviamo il retaggio di tale sacralità al femminile. Esisteva poi, in complementare sintonia con tale spiritualità, quella che invece insisteva sulla essenziale “mascolinità” del sacro e svalutava in termini negativi il sesso femminile. Ne troviamo esempi chiari proprio nel cosiddetto “Vangelo di Giuda”. Ma entrambe queste, in apparenza opposte ma in effetti complementari, spiritualità appartengono ad un orizzonte religioso intriso di gnosi e nulla hanno a che fare con la Rivelazione ebraico-cristiana, sicché usarle, traendole da Damascio o di chi altri, per costruire la leggenda del vescovo misogeno ed invidioso della colta filosofa è storicamente del tutto arbitrario perché è un’operazione evidentemente viziata da un presupposto “ideologico”. Senza poi contare che la liberazione della donna ha inizio dall’episodio evangelico della, mancata, lapidazione dell’adultera (“Chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra”). Certamente il seme lì gettato ha dovuto aspettare diversi secoli per giungere a maturazione ma è indubbio che senza Cristo la donna sarebbe rimasta, o tornerebbe ad essere, oggetto matrimoniale di compravendita o comunque di mercificazione (e mi riferisco, oggi, anche a quella mediatica e pornografica).

  • utente anonimo scrive:

    Il diffondersi della fede cristiana nell’orbe romano comportò anche l’incontro con la grande cultura ellenistica e dunque con la filosofia platonica e neoplatonica che ne costituiva, nei primi secoli cristiani, il nerbo principale. Incontro testimoniato ad iniziare dall’episodio del discorso di Paolo ai filosofi dell’aeropago (“areopagita” fu non a caso detto quell’ignoto autore cristiano del VI secolo – ma il Turolla ne retrodata le opere al II secolo -, iniziatore della teologia mistica, chiamato Dionigi). In realtà l’incontro tra Fede biblica e Logos ellenistico, tra Gerusalemme ed Atene, ebbe inizio, come non si stanca di ripetere Benedetto XVI, molto prima di Cristo, a partire da Mosé (l’“Io sono Colui che sono” di Esodo 3,14 è rivelazione contemporanea all’inizio della ricerca ontologica, ossia alla ricerca dell’Essere Primo, da parte dei filosofi dell’antica Grecia) e trovò il suo provvidenziale momento culminante nel I secolo avanti Cristo con la traduzione in greco della Bibbia, nella versione cosiddetta dei Settanta (il testo masoretico, ossia la vocalizzazione della versione ebraica, una versione che in tal modo finiva per discostarsi da quella che fino a quel momento era stata ritenuta sia dai cristiani che dagli ebrei, pur nella traduzione greca, l’autentico testo della Scrittura, è solo del I-II secolo dopo Cristo). Dunque la fede cristiana, che è il vero adempimento dell’ebraismo e delle promesse fatte ad Abramo, iniziò il suo cammino storico incontrando, sulla scia di un percorso già comunque in atto da secoli, il mondo filosofico ellenistico. Questo pose al Cristianesimo da un lato la necessità di calare la fede nella cultura ellenistica e dall’altro la necessità di selezionare, purificare, questa cultura in ordine a quanto in essa, a causa del suo (uso il termine in senso lato) “panteismo”, non poteva affatto conciliarsi con la Rivelazione ebraico-cristiana. La grande filosofia pagano-ellenistica aveva sicuramente avuto intuizioni pre-cristiane fondamentali, come ad esempio la categoria della “analogia ontologica”, ossia della “partecipazione” del mondo sensibile al mondo sovrasensibile, che Platone introdusse ed Aristotele rielaborò, ma non poteva andare oltre queste intuizioni perché, avulsa dalla Rivelazione biblica, non possedeva la nozione della creaturalità del cosmo. Da qui il tendenziale ed inevitabile “panteismo” della filosofia ellenistica che, nella convinzione filosofica dell’eternità del mondo, finiva per far coincidere il “divino” con il mondo: o meglio, finiva per fare del mondo un riflesso o una emanazione di un’“anima mundi”, di un “motore immobile”, che però non era concepito nei termini della trascendenza ebraico-cristiana ma in quelli, potremmo dire con termine oggi molto usato, e rivalutato in ambito scientifico post-determinista, del “monismo” o “dell’“olismo”. Il che implica, di conseguenza, l’impersonalità di questo “divino” nascosto dietro l’illusorietà del cosmo. Non a caso Platone nel mito della caverna svaluta ampiamente il mondo reale in favore delle idee iperuraniche. In questo vi sono evidenti echi di un atteggiamento che potremmo definire in senso lato “gnostico”. Ovvero la negazione di ogni valore e consistenza alla creazione, il ritenere cioè la creazione, in quanto opera di un malvagio demiurgo, responsabile della frammentazione dell’unità impersonale originaria, essenzialmente qualcosa di poco positivo, se non addirittura, nelle forme più radicali di tale posizione filosofica, qualcosa di malvagio. Si badi bene che questi concetti ritornano nel corso dei secoli: li ritroviamo, sebbene declinati in forme diverse a seconda dei contesti, ad esempio nel catarismo medioevale con il suo odio, fino al suicidio per inedia ed alla pratica infeconda della sessualità, per il corpo, per la carne. Anche il “panteismo” ellenistico sarà riproposto attraverso i secoli: ad esempio, nella forma dell’ontologismo soggettivistico, da Spinoza, Cartesio, Kant e tutto l’idealismo ottocentesco. E tuttavia, come detto, i Padri della Chiesa si adoperarono in un grande sforzo per salvare ciò che di grandiosamente pre-cristiano l’ellenismo aveva intuito. E’ stato, checché ne dicano i detrattori, il Cristianesimo a salvare il meglio dell’ellenismo ed a tramandarcelo. E lo sforzo dei Padri della Chiesa riuscì in pieno ponendo la basi della grande stagione della teologia medievale e dell’unione tra Fides et Ratio che è andata poi in frantumi con Lutero. Ma quello sforzo non fu senza polemiche e battaglie teologiche e filosofiche, soprattutto con i rappresentanti di quel monismo pagano che era per l’appunto il neoplatonismo, Plotino, Proclo, Giamblico e la stessa Ipazia. Di quest’ultima sappiamo molto poco e quel poco non direttamente attraverso le sue opere, che non ci sono pervenute, ma attraverso quanto di esse è possibile ricostruire da quel che, circa il suo pensiero, ci dicono un suo allievo, Sinesio, ed il già nominato, e sospetto per faziosità partigiana, Damascio di Damasco, anch’egli filosofo neoplatonico. Il carattere che abbiamo definito latamente “gnostico” del neoplatonismo trapela anche nel caso di Ipazia da un episodio che proprio Damascio ci tramanda. Si racconta che un discepolo si innamorò della colta ma anche, dicono, bellissima Ipazia. Costei un giorno si presentò al suo spasimante mostrandogli un panno imbrattato di mestruo femminile e gli disse: “Questo dunque ami, o giovane, niente di bello!”. Qui è evidente quella svalutazione della persona umana a cui conduceva il neoplatonismo che annetteva importanza, anche ai fini della salvezza, soltanto all’anima e disprezzava il corpo come impuro in quanto materiale.

  • quidestveritas scrive:

    Fil, ti prego, non cadere nella banalità.Cristo ha volutamente fondato una Chiesa e la Chiesa Cattolica è la Chiesa di Cristo, nonostante i peccati.

  • utente anonimo scrive:

    Mi sembra che si sia allontanata parecchio dalla parola di Cristo. Così tanto da ritenere opportuno pensare che se tornasse (come lui ha detto) probabilmente si farebbe 2-3 risate o pianti.Fil

  • Lore733 scrive:

    Beato te che conosci più Cristo che 2 millenni di Chiesa😉.

  • utente anonimo scrive:

    Non l'ho detto ma se ti piace crederlo mi fa piacere. Sai com'è, più si aumenta la quantità più si perde la qualità.Fil

  • quidestveritas scrive:

    Ecco, magari pianti, come fece su Gerusalemme. Eppure anche tra gli israeliti e i farisei trovò dei discepoli.Per chi cerca, la Chiesa offre mille opportunità per rimanere attaccati al Vangelo e a Cristo. Per chi cerca e per chi non giudica.Se la Chiesa fosse perfetta e fatta da uomini perfetti, nessuno ci potrebbe stare dentro.

  • Lore733 scrive:

    Non l'hai detto esplicitamente, ma è conseguenza logica del tuo discorso, Fil.Più si aumenta la quantità, più si perde la quantità? Dovremo cancellare dalla memoria i grandi fisici del nostro secolo come Einstein, Feynmann… ce ne son già stati troppi, via di torno!!

  • Lore733 scrive:

    Ovvio errata corrige nella mia prima frase.

  • utente anonimo scrive:

    No perchè la fisica cresce per giustapposizione e con la quantità (di fisici, di leggi, di calcoli) aumenta la qualità.Sono d'accordo quid, ma la maggiorparte dei compiti che la Chiesa si propone è per uomini perfetti, la Chiesa stessa parla in nome del Perfetto. Allora forse bisognerebbe regolarsi un pò, si parlava di umiltà il post più sotto no?.Fil

  • Lore733 scrive:

    E la telogia, e la Chiesa no?? Vabbé, allora ad ogni santo siamo inesorabilmente peggiorati😀.La Chiesa non è per uomini perfetti, ma rende tali… presente il giovane Francesco?😉.

  • utente anonimo scrive:

    La teologia e la Chiesa non sono scienza quindi certamente non crescono per giustapposizione. Storicamente crescono, ma spiritualmente possono pure peggiorare.La Chiesa rende perfetti? Trattengo le risate, per non piangere ovviamente.

  • Lore733 scrive:

    La teologia è scienza delle cose sacre.Non hai capito: Cristo rende perfetti attraverso la sua grazia, la quale comunica tramite i sacramenti e in generale tramite tutta l'azione della sua Chiesa. Se poi vuoi ridere fai pure: a regola il tuo mondo "laico" è talmente puro, santo, casto e immacolato da poter deridere gli evidenti frutti di santità nella Chiesa Cattolica.Ah ma dimenticavo, noi abbiamo solo i preti pedofili. E come fa un santo a negare l'aborto, la ru486 e il sesso il libertà? Aggiorniamoci!

  • quidestveritas scrive:

    #18 ma la maggiorparte dei compiti che la Chiesa si propone è per uomini perfetti, la Chiesa stessa parla in nome del Perfetto. Allora forse bisognerebbe regolarsi un pò, si parlava di umiltà il post più sotto no?.uomini perfetti?? Ma stai scherzando??Non hai proprio idea di cosa sia la Chiesa…una madre che accoglie tutti i suoi figli e attraverso la quale i suoi figli incontrano Cristo.Ripeto, se si proponesse ai soli uomini perfetti non sarebbe durata neanche un secolo, invece eccola qua, dopo 20 secoli…

  • utente anonimo scrive:

    Quid, io non ho detto che si propone per uomini perfetti, anche perchè, come abbiamo visto, la Chiesa non è per niente perfetta, come tutte le cose umane dopotutto. Dicevo che si prefigge compiti forse un pò troppo sopra le cose umane, Cristo era Dio no?Bene, per rispondere anche a Lore: la teologia direi che è tutto tranne che una scienza. L'oggetto della teologia è qualcosa di metafisico, ovvero per definizione, non analizzabile empiricamente. Poi vabbeh, puoi tirarmi fuori mille teghe su cosa sia la scienza, su Cristo in terra e bla bla bla.Cristo rende perfetti? Beh no grazie, non sono così presuntuoso. Poi puoi generalizzare quanto vuoi e parlare di aborto, suicidi e fine del mondo, cose di cui io non ho parlato. Per te magari i laici son tutti più o meno uguali, per me i cristiani no.

  • quidestveritas scrive:

    "Siate perfetti, come perfetto è il Padre mio".Dici che è impossibile?Sì, umanamente è impossibile.Ma preferisco seguire uno che pretende questo da me e continuare a sbagliare, piuttosto che rimanere piegato con lo sguardo troppo rivolto verso il basso.Fatti non fummo…ecc…ecc…

  • utente anonimo scrive:

    Pretende pure Dio? Vabbeh, non ritengo serva un Dio per elevarsi al di sopra di tutto e di tutti. Poi ovviamente, ad ognuno la sua scelta, Dante fece la sua, tu la tua, io la mia.Fil

  • Lore733 scrive:

    "Bene, per rispondere anche a Lore: la teologia direi che è tutto tranne che una scienza. L'oggetto della teologia è qualcosa di metafisico, ovvero per definizione, non analizzabile empiricamente. Poi vabbeh, puoi tirarmi fuori mille teghe su cosa sia la scienza, su Cristo in terra e bla bla bla."Appunto: scienza delle cose sacre🙂.Per il resto vero, ognuno fa la sua scelta. Ma io mi preoccuperei, prima di farla, di rifletterci molto, molto bene. Anche di fronte alla sola possibilità che esista un inferno e che esso sia eterno…

  • utente anonimo scrive:

    Certo Lore, è per questo che apprezzo molto discutere con voi, perchè mi sembrate persone che certe cose non le prendono alla leggera =).Fil

  • Lore733 scrive:

    Beh, dato che la maggior parte della vita la vivremo… dopo morti, è difficile prenderla alla leggera🙂 (anche se oggi la gente è talmente folle da farlo…).

  • utente anonimo scrive:

    tranquillo, io vivo vicinissimo al centro di Don Mazzi. Quello pagato da Berlusconi per scoprire come vivere fino a 120 anni🙂.

  • Lore733 scrive:

    No è don Verzé… allora puoi star tranquillo, quello ha già detto che vuol trovare il modo di viver in eterno😀 (non è una battuta!).

  • utente anonimo scrive:

    Ah giusto, mi perdonerà il Mazzi. Si comunque è a pochi kilometri da casa mia e se ne sono dette di tutti i colori a riguardo.

Che cos'è?

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