Il nostro suicidio culturale

30 marzo 2010 Commenti disabilitati su Il nostro suicidio culturale

Fra le varie cause, anche quella della «troppa famiglia». I dati Istat comparsi l'altro giorno raccontano di un disastro annunciato: il saldo fra nati e morti è negativo. Da decenni nasce un numero irrisorio di bambini. La classe politica se ne preoccupa? La cultura se ne occupa? Analizza e divulga le conseguenze economiche e sociali del suicidio della nostra plurimillenaria civiltà? Gli immigrati ci sono indispensabili perché noi non abbiamo giovani a sufficienza, ma qualcuno ha pensato nel corso dei decenni ad educarli al nostro patrimonio religioso, culturale e artistico? No. Noi ci siamo limitati a ripetere supinamente la leggenda del «familismo amorale» diffusa negli anni cinquanta dalla "scientifica" e protestante sociologia americana.

Secondo questa vulgata la scarsa socialità che contraddistinguerebbe noi italiani sarebbe imputabile ad un eccesso di famiglia. Per rimediare sarebbe sufficiente prendere qualche lezione dalla "civile" cultura protestante. Di fronte a tanta scienza ci siamo fatti una risata? Macché! Abbiamo appena ristampato quella vecchia cariatide (Edward Banfield, Le basi morali di una società arretrata) e continuiamo a divulgarne le tesi. Cattolici? No. Meglio protestanti. A noi cattolici conviene sparire. Conviene non fare figli. Siamo stati così arretrati nel passato, così pateticamente attaccati alla famiglia! Meglio crescere, maturare, emanciparci. Arrivare alla vita adulta. Vivere soli. Senza famiglia. Senza famiglia, ma con tanti diritti: quello all'aborto (definito diritto di civiltà), quello alla sessualità libera da qualsiasi limite, quello all'eugenetica, quello alla compassione dell'altro. Leggi eliminazione del dolore dell'altro. Leggi eliminazione del dolore mio. Leggi soppressione fisica dell'altro.

È vero che la cultura cattolica abbia qualcosa da invidiare a quella protestante? No. E, per capirlo bene, basta studiare un po' di storia. Altro che asociale! La civiltà cattolica, attraverso la creazione di una miriade di confraternite e di ordini religiosi, si è da sempre curata delle ricadute sociali del proprio credo. Si è fatta carico dei bisogni di ogni tipo di povertà. In una parola: la nostra cultura si è fatta carico della vita. Che, spesso, comporta sacrificio e sofferenza. La nostra civiltà ha sempre saputo che la famiglia è un bastione fondamentale per difendere la vita. Disprezzando noi stessi, abbiamo accettato la cultura relativista ed anticattolica che ci veniva proposta, non prestandoci caso. Come sovrappensiero. Abbiamo fatto finta che tutto fosse uguale, che bene e male dipendessero dai nostri desideri, che peccato fosse una parola senza senso.

Il cardinale Biffi aveva un'espressione significativa per descrivere la grassa e rossa Bologna: sazia e disperata [1989, se non sbaglio, ndr]. Ma sazi e disperati siamo diventati tutti. La mancanza di figli è il segnale del degrado culturale, economico, religioso e sociale, in cui siamo precipitati. Il nostro male, parafrasando Pavese, è che abbiamo rinunciato a vivere. Perché la politica (e la cultura) continuano a far finta di niente?
Angela Pellicciari
21/02/2010
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