Strabismi

25 febbraio 2010 § 72 commenti

Tutti a scandalizzarsi per la creazione di un gruppo su Facebook contro chi è colpito dalla sindrome di Down.
Meno male.
C’è però una discriminazione nei confronti dei bambini down che viene ignorata e se conosciuta non trova la stessa disapprovazione. Eppure una discriminazione dovrebbe essere tale sempre.
La discriminazione di cui stiamo parlando riguarda i bambini down che non fanno in tempo a nascere. Le statistiche parlano chiaro:

«una ricerca condotta nel 2003 da Daniela Pierannunzio, Pierpaolo Mastroiacovo, Piero Giorgi e Gian Luca Di Tanna ha preso in esame i dati relativi a 31 registri internazionali delle malformazioni congenite raccolti dall’International Clearinghouse for Births Defects monitoring Systems nel periodo tra 1974 e 2000. I risultati generali indicano che la prevalenza alla nascita totale è pari a 9,07 per 10mila nascite con un calo nel corso degli anni statisticamente significativo. In particolare si passa da 16,10 bambini con SD ogni 10mila nati nel 1975 a 6,09 nel 1999: un risultato «dovuto al corrispondente aumento di interruzioni di gravidanza a sua volta dovuto alla diffusione generalizzata della diagnosi prenatale».
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Dal 1999 al 2009 il dato, presumibilmente, è sceso ancora.
Il gruppo su Facebook, dunque, non cade giù dal cielo. Ma è un frutto della mentalità che oggi dà per scontato la selezione genetica. L’eugenetica. Quella parola che fa tanto ribrezzo sui libri di storia ma che è all’ordine del giorno. Oggi.

Meditazioni quaresimali (ma non solo)

24 febbraio 2010 Commenti disabilitati su Meditazioni quaresimali (ma non solo)

La Quaresima ci invita a lasciare l’immagine che noi abbiamo di noi stessi per incontrare Dio e poter trovare, in lui, il nostro io. È lui che ci spalanca alle dimensioni vere della nostra personalità. È lui che ci insegna cosa sia il bene per la nostra vita e quali siano le strade per raggiungerlo. Certo, in questo passaggio noi abbiamo l’impressione di morire.
[…] Il sacrificio è lasciare spazio all’Altro. Lasciare che l’Altro prenda spazio nella mia vita, entri nella mia vita a poco a poco fino ad occuparla tutta, fino a diventare il mio io: Non sono più io che vivo, ma Cristo che vive in me (Gal 2,20). Il sacrificio è lasciare spazio a Cristo. È la Pasqua, il passaggio dall’apparente al reale, dal demonio a Dio, dall’io come significato di tutto a Dio come significato di tutto.
[…] Perché fare un sacrificio ci fa soffrire? Perché comporta un cambiamento. È un sacrificio, perché è il passaggio ad un bene più grande in cui ancora non avvertiamo pienamente la luce. Ma Dio ci guida e ci riempie di consolazione.
Sant’Agostino nel capitolo undicesimo del De civitate Dei dice che l’unico sacrificio è la comunione. L’unico sacrificio è il passaggio alla comunione, arrivare a dire: “il mio io sei tu”.
Don Massimo Camisasca

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Verità

22 febbraio 2010 Commenti disabilitati su Verità

La Lituania – come le vicine Lettonia ed Estonia – sarebbe rimasta terra d’occupazione per cinquant’anni esatti, fino al 1991, e in quei cinquant’anni Stalin prima e Breznev poi s’impegnarono a fondo nel tentativo di "russificare" i territori conquistati. Centinaia di migliaia di lituani, lettoni, estoni e finlandesi della Carelia – conquistata nel 1940, al termine della Guerra d’inverno – furono deportati nelle regioni più remote e inospitali della Siberia e rimpiazzati da altrettanti coloni russi, i cui figli ancora oggi rappresentano un corpo estraneo all’interno degli Stati baltici.
[…] «Lei mi vuol dimostrare – si legge nei verbali – che i boia di Hitler erano cattivi e invece quelli di Stalin bravi. La verità è che la vittima resta la vittima e il boia resta il boia».
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I lituani al Mar di Laptev. L’inferno di ghiaccio nei lager comunisti (Pagine editore, pagine 234, euro 15,00).

Appunti di viaggio/3

19 febbraio 2010 § 11 commenti

Vi sono due paesi in provincia di Arezzo famosi per ospitare capolavori rinascimentali. A San Sepolcro si può ammirare il celeberrimo Cristo risorto di Piero della Francesca, nato proprio qui. A Monterchi invece ci si reca per vedere l’altrettanta celeberrima Madonna del Parto dello stesso Piero della Francesca. Si dovrà scegliere uno dei due e propendiamo per il primo. Quel Cristo Risorto, vittorioso, mentre le guardie dormono pacificamente senza accorgersi di ciò che sta avvenendo sopra le loro teste, è magnetico. In fondo questa è la realtà, nella quale noi dormiamo sonni tranquilli, ma in cui ci sovrasta il Risorto, Signore della Vita. Aggiudicato.

Cenere siamo

17 febbraio 2010 § 10 commenti

Ci sono i cattolici della
domenica, gente che magari
è capace di votare Emma Bonino. Ci
sono i cattolici del Natale: meglio che
niente, ovvio, ma finita la festa gabbato è
Gesù. Ci sono i cattolici della Pasqua,
con l’ottimismo sciocco da uovo di cioccolato.
I cattolici sale, luce, medicina del
mondo sono quelli delle Ceneri, che oggi
vanno a messa ritagliandosi un’ora tra
gli impegni di una giornata normalmente
lavorativa per farsi mettere un po’ di
polvere sui capelli. E’ il contrario di tingersi:
è ingrigirsi. E’ il contrario di fingersi:
è autenticarsi. E’ riconoscere il
proprio ruolo, non esattamente centrale.
Tutto ciò nella giornata mondiale della
lotta contro la Hybris, la più grave malattia
dell’anima.
Camillo Langone
[Il Foglio 17 febbraio 2010]

Ancora su Potok/2

16 febbraio 2010 § 2 commenti

C’è un filo conduttore in tutti i libri di Chaim Potok che abbiamo letto.
Tutti i protagonisti cercano un affrancamento dalla loro famiglia, origine, storia. A volte anche dalla fede.
All’inizio fu Asher Lev che grazie al dono del disegno e della pittura deve per forza allontanarsi dalla sua comunità che rifiuta ogni rappresentazione della realtà.
Poi Danny e la sua straordinaria intelligenza e curiosità che lo allontanano dalla sua comunità yiddish a favore dello studio della psichiatria, materia "impura".
Infine ecco David Lurie di "In principio". Piccolo ragazzino malaticcio, estremamente intelligente, che in prima persona racconta le sue disavventure, dagli anni 20 fino alla fine della seconda guerra mondiale, in un percorso di crescita fisica e mentale, di cultura e religione. Ma la religione, come negli altri libri di Potok, è essa stessa protagonista insieme alle vicende del narratore e alla Storia.
Tuttavia anche qui si manifesta un affrancamento. David, colpito dalle persecuzioni contro gli ebrei, non in prima persona, ma psicologicamente, cresce nello studio della Torah, ma piano piano esce fuori dal percorso che la sua famiglia gli ha preparato e inizia un suo percorso alla ricerca della verità.
Una ricerca che deve quindi diventare consapevolezza e alla fine accettazione di sé. Un affrancamento, dunque, ma non dalle proprie origini e dalla propria storia, che rimane salda pur nella propria scelta personale.
Un romanzo forse meno riuscito dei due di Asher Lev e di "Danny l’eletto", tuttavia ancora una volta coinvolgente e scritto con una chiarezza fulminante.

Appunti di viaggio/2

12 febbraio 2010 § 38 commenti

«Sotto il pontificato del papa Cornelio (251-253) fu molto dibattuto la questione dei lapsi, di quei cristiani, cioè, che non avendo avuto il coraggio di affrontare il martirio, avevano sacrificato gli idoli e avevano sottoscritto il relativo modulo (libellum) attestante il compimento dell’atto di culto richiesto dall’autorità imperiale. Non di rado, per effetto delle scappatoie, che la burocrazia di tutti i tempi tollera o favorisce, era sufficiente sottoscrivere semplicemente il libellum, e ciò spiega l’alto numero dei lapsi, o libellatici (da libellum). Molti di questi, poi, pentiti della loro debolezza, chiedevano di essere riammessi nella Chiesa, ma secondo alcuni rigoristi – e fra questi principalmente un sacerdote di nome Novaziano (martire, forse, nel 258) – sostenevano che non si dovesse usare alcuna misericordia; i papi, invece, affermavano che i lapsi, dopo adeguata penitenza, potessero essere accolti di nuovo nella comunità cristiana.
Infatti Novaziano e i suoi seguaci furono condannati come eretici, mentre si usò misericordia per i lapsi sinceramente pentiti».
[Dal libretto "La catacomba di San Callisto"]

Ecco. Pensi di andare a vedere le catacombe e immergerti nell’atmosfera paleocristiana, così rammentata con nostalgia, spesso descritta come un mondo pieno di armonia, di sola preghiera, di solo zelo nei confronti dei fratelli, oltreché per i nemici, di vangelo vissuto in modo essenziale, con povertà, ed invece inciampi nella più attuale delle eresie, quella di chi non vuole misericordia per i peccatori. Mi ricorda quello che successe quasi un anno esatto fa, stesso "purinesimo"; mi ricorda chi si scandalizza dei peccati di corruzione, falso in bilancio (e magari non dell’aborto); mi ricorda chi pretende che la Chiesa sia fatta di soli "puri", integgerimi, vocati al martirio, soprattutto "coerenti", e poi si dimentica della misericordia che si deve a tutti.
I primi cristiani non erano così perfetti come talvolta vengono descritti, e così noi possiamo essere tranquillamente un po’ lapsi, perché di certo troviamo ancora un po’ di misericordia nella Chiesa che sa resistere ancora oggi alla tentazione novaziana. Checché se ne dica.

Dove sono?

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