Monumentale

22 gennaio 2010 § 13 commenti

Bisognerebbe smetterla con la malafede, il partito preso e, per dirla tutta, la disinformazione, non appena si tratta di Benedetto XVI. Fin dalla sua elezione, si è intentato un processo al suo «ultraconservatorismo», ripreso di continuo dai mass media (come se un Papa potesse essere altra cosa che «conservatore»). Si è insistito con sottintesi, se non addirittura con battute pesanti, sul «Papa tedesco», sul «post-nazista» in sottana, su colui che la trasmissione satirica francese «Les Guignols» non esitava a soprannominare «Adolfo II».

Si sono falsificati, puramente e semplicemente, i testi: per esempio, a proposito del suo viaggio ad Auschwitz del 2006, si sostenne e – dal momento che col passar del tempo i ricordi si fanno più incerti – ancor oggi si ripete che avrebbe reso onore alla memoria dei sei milioni di morti polacchi, vittime di una semplice «banda di criminali», senza precisare che la metà di loro erano ebrei (la controverità è davvero sbalorditiva, poiché Benedetto XVI in quell’ occasione parlò effettivamente dei «potenti del III Reich» che tentarono «di eliminare» il «popolo ebraico» dal «rango delle nazioni della Terra» Le Monde, 30/5/2006).

Ed ecco che, in occasione della visita del Papa alla sinagoga di Roma e dopo le sue due visite alle sinagoghe di Colonia e di New York, lo stesso coro di disinformatori ha stabilito un primato, stavo per dire che ha riportato la palma della vittoria, poiché non ha aspettato nemmeno che il Papa oltrepassasse il Tevere per annunciare, urbi et orbi, che egli non aveva saputo trovare le parole che bisognava dire, né compiuto i gesti che bisognava fare e che dunque aveva fallito nel suo intento… Allora, visto che l’ evento è ancora caldo, mi si consentirà di mettere qualche puntino su qualche «i». Benedetto XVI, quando si è raccolto in preghiera davanti alla corona di rose rosse deposta di fronte alla targa commemorativa del martirio dei 1021 ebrei romani deportati, non ha fatto che il suo dovere, ma l’ ha fatto. Benedetto XVI, quando ha reso omaggio ai «volti» degli «uomini, donne e bambini» presi in una retata nell’ ambito del progetto di «sterminio del popolo dell’ Alleanza di Mosè», ha detto un’ evidenza, ma l’ ha detta.

Di Benedetto XVI che riprende, parola per parola, i termini della preghiera di Giovanni Paolo II, dieci anni fa, al Muro del Pianto; di Benedetto XVI che chiede quindi «perdono» al popolo ebraico devastato dal furore di un antisemitismo per lungo tempo di essenza cattolica e nel farlo, ripeto, legge il testo di Giovanni Paolo II, bisogna smettere di ripetere, come somari, che egli è indietro-rispetto-al-suo-predecessore. A Benedetto XVI che dichiara infine, dopo una seconda sosta davanti all’ iscrizione che commemora l’ attentato commesso nel 1982 dagli estremisti palestinesi, che il dialogo ebraico cattolico avviato dal Concilio Vaticano II è ormai «irrevocabile»; a Benedetto XVI che annuncia di aver l’ intenzione di «approfondire» il «dibattito fra uguali» che è il dibattito con i «fratelli maggiori» che sono gli ebrei, si possono fare tutti i processi che si vuole, ma non quello di «congelare» i progressi compiuti da Giovanni XXIII.

Quanto alla vicenda molto complessa di Pio XII, ci tornerò, se necessario. Tornerò sul caso di Rolf Hochhuth, autore del famoso «Il vicario», che nel 1963 lanciò la polemica sui «silenzi di Pio XII». In particolare, tornerò sul fatto che questo focoso giustiziere è anche un negazionista patentato, condannato più volte come tale e la cui ultima provocazione, cinque anni fa, fu di prendere le difese, in un’ intervista al settimanale di estrema destra Junge Freiheit, di colui che nega l’ esistenza delle camere a gas, David Irving.

Per ora, voglio giusto ricordare, come ha appena fatto Laurent Dispot nella rivista che dirigo, La règle du jeu, che il terribile Pio XII, nel 1937, quando ancora era soltanto il cardinale Pacelli, fu il coautore con Pio XI dell’ Enciclica «Con viva preoccupazione», che ancora oggi continua ad essere uno dei manifesti antinazisti più fermi e più eloquenti. Per ora, dobbiamo per esattezza storica precisare che, prima di optare per l’ azione clandestina, prima di aprire, senza dirlo, i suoi conventi agli ebrei romani braccati dai fascisti, il silenzioso Pio XII pronunciò alcune allocuzioni radiofoniche (per esempio Natale 1941 e 1942) che gli valsero, dopo la morte, l’ omaggio di Golda Meir: «Durante i dieci anni del terrore nazista, mentre il nostro popolo soffriva un martirio spaventoso, la voce del Papa si levò per condannare i carnefici».

E, per ora, ci si meraviglierà soprattutto che, dell’ assordante silenzio sceso nel mondo intero sulla Shoah, si faccia portare tutto il peso, o quasi, a colui che, fra i sovrani del momento: a) non aveva cannoni né aerei a disposizione; b) non risparmiò i propri sforzi per condividere, con chi disponeva di aerei e cannoni, le informazioni di cui veniva a conoscenza; c) salvò in prima persona, a Roma ma anche altrove, un grandissimo numero di coloro di cui aveva la responsabilità morale. Ultimo ritocco al Grande Libro della bassezza contemporanea: Pio o Benedetto, si può essere Papa e capro espiatorio.
Levy Bernard Henri [Corriere della Sera, 20 gennaio 2010]

§ 13 risposte a Monumentale

  • utente anonimo scrive:

    A parte "Adolfo II" e Pio XII le altre mi mancavano. C’era anche il discorso che aveva tenuto in Camerun, o lì vicino, sui preservativi che aveva suscitato un sacco di polemiche (giustamente) ma che era stato anche spesso misinterpretato. Per il resto c’è una cosa che mi da tanto fastidio di questo Papa, una sola ma c’è: quando parla di Nietzsche non ne azzecca una. Qualcuno gli dica di lasciarlo stare😛.

    Filippo

  • Asmenos scrive:

    Nessuno sano di mente sosterrebbe che Pio XII fu un nazista.
    Nemmeno ricordando le famole ratlines e certi visti per il Sudamerica confezionati in salsa vaticana. Ogni organismo ha le sue mele marce.
    No. Non è questo il punto Quid.
    Il punto è il modo con cui egli ha contrastato quegli eventi, ed il suo silenzio assordante.
    Penso che nessuno metta in dubbio che abbia veramente salvato degli ebrei.
    Ma forse ad un Papa si chiedeva il dovere morale di parlare ad alta voce.

  • quidestveritas scrive:

    Su Nietzsche: non so Filippo. Credo che qui si entri nel campo dell’interpretazione. Difficile dire "non ci azzecca", soprattutto se si parla comunque di un accademico filosofo. Magari cerca di approfondire ciò che intende il Papa.
    @Asmenos
    Il Papa parla coi documenti. E quell’Enciclica è ancora leggibile oggi. Più "parlare ad alta voce di così".
    Anche Giovanni XXIII, inoltre, decise di non condannare il Comunismo in nessun documento conciliare per far sì che la persecuzione ai cristiani, già perseguitati, non subisse un ulteriore giro di vite. Eppure lo si è accettato tranquillamente. 

  • Lore733 scrive:

    So di due allocuzioni radiofoniche, per le quali fu elogiato da Golda Meir. Per il resto, non sempre tuonare porta a risultati positivi. Consiglio di visitare http://piusppxii.splinder.com/

  • Asmenos scrive:

    Ok, Quid, ma un conto è scegliere di non condannare l’idea, un’altra è scegliere di non condannare una realtà effettiva.

  • quidestveritas scrive:

    Si decise di non condannare una realtà effettiva anche nel caso del Comunismo. Mi sembra evidente…

  • utente anonimo scrive:

    Asmenos,leggi attentamente l’articolo di Levy" l’ omaggio di Golda Meir: «Durante i dieci anni del terrore nazista, mentre il nostro popolo soffriva un martirio spaventoso, la voce del Papa si levò per condannare i carnefici».
    La voce del Papa si levò, capisci?
    roberto

  • OsteriaVolante scrive:

    Mi colpisce sempre ripensare ad un fatto soltanto apparentemente secondario e cioè che tutta la polemica su Pio XII non nasce dall’interno del mondo ebraico e addirittura esplode solo dopo più di vent’anni dalla fine della Guerra. Tutto ha origine, è bene ricordarlo, da un’opera teatrale di fine anni ’60 (Il Vicaio) che tra l’altro all’epoca ebbe anche scarso successo. Siamo di fronte ad uno dei più grandi bluff della Storia moderna.

    L’osteria volante 

  • ClaudioLXXXI scrive:

    L’opera teatrale il Vicario pare sia stata commissionata dal KGB.

    Asmenos, è più efficace colui che dice belle cose ma poi provoca la ritorsione del Nemico sugli innocenti, o colui che tacendo agisce concretamente e salva delle vite?

  • Asmenos scrive:

    Il punto non è questo.
    Le persecuzioni ci sarebbero state comunque.
    Era piuttosto la natura del carattere di Pacelli, ancora figlio di un mondo in cui il Vaticano operava come un vero e proprio stato.
    E la perplessità di certi rabbini si capisce solo in questo contesto.

  • ClaudioLXXXI scrive:

    Scusa Asmenos ma il punto è proprio questo. Perchè non ammetterlo?

  • Lore733 scrive:

    Era piuttosto la natura del carattere di Pacelli, ancora figlio di un mondo in cui il Vaticano operava come un vero e proprio stato.

    Puoi spiegarti meglio?

Che cos'è?

Stai leggendo Monumentale su Quid est Veritas?.

Meta

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: