Silenzi inopportuni

28 gennaio 2010 § 8 commenti

Mi ha colpito quell’arcivescovo che ha preferito assistere ai funerali di due piccole vittime del crollo della loro casa tra l’assemblea piuttosto che celebrare. Sorvoliamo sul fatto che ad ogni tragedia che arriva nei Tg nazionali si deve muovere il vescovo per i funerali, una sorta di presidenzialismo piuttosto invadente, anziché il legittimo parroco; qui ci si aggiunge la "denuncia politica", la "denuncia civile", la protesta. Ci chiediamo, può un arcivescovo anteporre l’indignazione per un’ingiustizia civile, rispetto alla pietà e all’affidamento delle due anime alla Misericordia?
Quale occasione sprecata di evangelizzare.

Haiti, brevissima storia

26 gennaio 2010 § 3 commenti

Haiti un’altra vittima della Rivoluzione Francese?
Sì. In più, là dove ci sono stati gli illuminati francesi, sono rimaste solo macerie (Indocina, Algeria…)
Confrontiamo inoltre la popolazione tra lo stato occidentale e quello orientale dell’isola di Hispaniola. Si vedrà che la popolazione nera di Haiti è la maggioranza a causa della schiavitù sfruttata dagli illuminati francesi (e tra questi anche Voltaire); mentre la Spagna non ne ha fatto uso. Ma si continui pure a parlare dei conquistadores e della leggenda nera anti-spagnola e quindi anti-cattolica…

«Durante e dopo la Rivoluzione francese del 1789, le nuove idee sui diritti dei popoli si diffondono nelle colonie francesi e anche ad Haiti si verifica una rivolta di popolo, non più come a Parigi contro i re e i nobili, ma la rivolta dei neri contro i francesi. Dopo varie vicende di guerra civile, nel 1804 Haiti dichiara la sua indipendenza [che] segna l’inizio di due secoli di guerre civili e dittature. […] Santo Domingo ottiene l’indipendenza dalla Spagna in modo abbastanza pacifico nel 1844 con un popolo unito e, anche se nella sua storia vi sono stati periodi turbolenti e di dittature, da tempo gode di una discreta stabilità politica. Oggi a Santo Domingo i bianchi e mulatti sono l’88% dei 9 milioni di abitanti, ad Haiti i neri sono il 94% e i mulatti il 5% degli otto milioni di haitiani».
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Critica a "La sindone di Gesù Nazareno"

25 gennaio 2010 Commenti disabilitati su Critica a "La sindone di Gesù Nazareno"

Fra non molte settimane la Sindone sarà di nuovo meta di pellegrinaggi, una nuova ostensione sarà occasione per una visita anche del Papa a Torino. Di qui alcune nuove pubblicazioni uscite in questi mesi. Tra queste vi è il volume di Barbara Frale "La sindone di Gesù Nazareno", che segue il precedente "I Templari e la sindone di Cristo".
Ebbene, nonostante la carica della Frale sia un buon biglietto da visita, Ufficiale dell’Archivio Segreto Vaticano, il testo pecca di molte mancanze, ma soprattutto cade in quel "gioco al mistero" che ora va tanto di moda intorno alla storia di Gesù. Insomma, la Frale lancia una teoria su alcune scritte apparse (ed ora scomparse) sulla Sindone e ci ricama un po’ su.
Per una critica della teoria e del testo, rimandiamo a questa importante analisi pubblicata sul sito Christianismus.it. Qui lasciamo questo giudizio piuttosto inappellabile: 

«Barbara Frale ha scritto un libro di circa trecento pagine per interpretare, tradurre, datare e contestualizzare le scritte della sindone. In nessuna di queste pagine ho potuto trovare una menzione della possibilità che queste scritte non esistano. La Frale, che lavora in un prestigioso archivio pontificio e presta la sua opera all’interno di una scuola di paleografia, non può non sapere che nessuna fotografia, fatta eccezione per certi e ben precisi casi, può completamente sostituire l’osservazione diretta del supporto scrittorio. Poiché è evidente che la sindone non può essere osservata ad occhio nudo e sotto la lente di ingrandimento con tanta facilità, in quanto normalmente giace chiusa all’interno di uno scrigno a tenuta stagna, in assenza di aria e sotto gas inerte, non si può pretendere dalla Frale che si rechi sul posto ad esaminare l’oggetto; ma appare inaccettabile che si proponga la lettura di scritte ricavate da negativi di vecchissime fotografie, che al momento non risultano dalla stragrande maggioranza delle altre più moderne fotografie, e che sono il frutto di elaborazioni di contrasto operate su alcuni negativi e con il fortissimo rischio che queste elaborazioni abbiano alterato l’immagine. Il lettore avrebbe dovuto essere informato dei problemi tecnici di quest’operazione, e avrebbe dovuto essere messo al corrente del fatto che esiste una serie di studiosi della sindone, anche tra quelli più noti per essere convinti della sua antichità e autenticità, i quali hanno più volte dichiarato che non hanno visto alcuna scritta e che non ritengono che l’esame del tessuto abbia dato risultati in questo senso».
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Monumentale

22 gennaio 2010 § 13 commenti

Bisognerebbe smetterla con la malafede, il partito preso e, per dirla tutta, la disinformazione, non appena si tratta di Benedetto XVI. Fin dalla sua elezione, si è intentato un processo al suo «ultraconservatorismo», ripreso di continuo dai mass media (come se un Papa potesse essere altra cosa che «conservatore»). Si è insistito con sottintesi, se non addirittura con battute pesanti, sul «Papa tedesco», sul «post-nazista» in sottana, su colui che la trasmissione satirica francese «Les Guignols» non esitava a soprannominare «Adolfo II».

Si sono falsificati, puramente e semplicemente, i testi: per esempio, a proposito del suo viaggio ad Auschwitz del 2006, si sostenne e – dal momento che col passar del tempo i ricordi si fanno più incerti – ancor oggi si ripete che avrebbe reso onore alla memoria dei sei milioni di morti polacchi, vittime di una semplice «banda di criminali», senza precisare che la metà di loro erano ebrei (la controverità è davvero sbalorditiva, poiché Benedetto XVI in quell’ occasione parlò effettivamente dei «potenti del III Reich» che tentarono «di eliminare» il «popolo ebraico» dal «rango delle nazioni della Terra» Le Monde, 30/5/2006).

Ed ecco che, in occasione della visita del Papa alla sinagoga di Roma e dopo le sue due visite alle sinagoghe di Colonia e di New York, lo stesso coro di disinformatori ha stabilito un primato, stavo per dire che ha riportato la palma della vittoria, poiché non ha aspettato nemmeno che il Papa oltrepassasse il Tevere per annunciare, urbi et orbi, che egli non aveva saputo trovare le parole che bisognava dire, né compiuto i gesti che bisognava fare e che dunque aveva fallito nel suo intento… Allora, visto che l’ evento è ancora caldo, mi si consentirà di mettere qualche puntino su qualche «i». Benedetto XVI, quando si è raccolto in preghiera davanti alla corona di rose rosse deposta di fronte alla targa commemorativa del martirio dei 1021 ebrei romani deportati, non ha fatto che il suo dovere, ma l’ ha fatto. Benedetto XVI, quando ha reso omaggio ai «volti» degli «uomini, donne e bambini» presi in una retata nell’ ambito del progetto di «sterminio del popolo dell’ Alleanza di Mosè», ha detto un’ evidenza, ma l’ ha detta.

Di Benedetto XVI che riprende, parola per parola, i termini della preghiera di Giovanni Paolo II, dieci anni fa, al Muro del Pianto; di Benedetto XVI che chiede quindi «perdono» al popolo ebraico devastato dal furore di un antisemitismo per lungo tempo di essenza cattolica e nel farlo, ripeto, legge il testo di Giovanni Paolo II, bisogna smettere di ripetere, come somari, che egli è indietro-rispetto-al-suo-predecessore. A Benedetto XVI che dichiara infine, dopo una seconda sosta davanti all’ iscrizione che commemora l’ attentato commesso nel 1982 dagli estremisti palestinesi, che il dialogo ebraico cattolico avviato dal Concilio Vaticano II è ormai «irrevocabile»; a Benedetto XVI che annuncia di aver l’ intenzione di «approfondire» il «dibattito fra uguali» che è il dibattito con i «fratelli maggiori» che sono gli ebrei, si possono fare tutti i processi che si vuole, ma non quello di «congelare» i progressi compiuti da Giovanni XXIII.

Quanto alla vicenda molto complessa di Pio XII, ci tornerò, se necessario. Tornerò sul caso di Rolf Hochhuth, autore del famoso «Il vicario», che nel 1963 lanciò la polemica sui «silenzi di Pio XII». In particolare, tornerò sul fatto che questo focoso giustiziere è anche un negazionista patentato, condannato più volte come tale e la cui ultima provocazione, cinque anni fa, fu di prendere le difese, in un’ intervista al settimanale di estrema destra Junge Freiheit, di colui che nega l’ esistenza delle camere a gas, David Irving.

Per ora, voglio giusto ricordare, come ha appena fatto Laurent Dispot nella rivista che dirigo, La règle du jeu, che il terribile Pio XII, nel 1937, quando ancora era soltanto il cardinale Pacelli, fu il coautore con Pio XI dell’ Enciclica «Con viva preoccupazione», che ancora oggi continua ad essere uno dei manifesti antinazisti più fermi e più eloquenti. Per ora, dobbiamo per esattezza storica precisare che, prima di optare per l’ azione clandestina, prima di aprire, senza dirlo, i suoi conventi agli ebrei romani braccati dai fascisti, il silenzioso Pio XII pronunciò alcune allocuzioni radiofoniche (per esempio Natale 1941 e 1942) che gli valsero, dopo la morte, l’ omaggio di Golda Meir: «Durante i dieci anni del terrore nazista, mentre il nostro popolo soffriva un martirio spaventoso, la voce del Papa si levò per condannare i carnefici».

E, per ora, ci si meraviglierà soprattutto che, dell’ assordante silenzio sceso nel mondo intero sulla Shoah, si faccia portare tutto il peso, o quasi, a colui che, fra i sovrani del momento: a) non aveva cannoni né aerei a disposizione; b) non risparmiò i propri sforzi per condividere, con chi disponeva di aerei e cannoni, le informazioni di cui veniva a conoscenza; c) salvò in prima persona, a Roma ma anche altrove, un grandissimo numero di coloro di cui aveva la responsabilità morale. Ultimo ritocco al Grande Libro della bassezza contemporanea: Pio o Benedetto, si può essere Papa e capro espiatorio.
Levy Bernard Henri [Corriere della Sera, 20 gennaio 2010]

Opera Sua

21 gennaio 2010 Commenti disabilitati su Opera Sua

Ci sono quegli incontri che ti fanno dire: "Ma allora è vero!".
Così, persi nella quotidianità, nella routine e spesso nella sofferenza l’animo si inaridisce, in attesa di un evento che faccia apparire di nuovo la luce sulla realtà che si vive.
Ed ecco, l’incontro avviene. Una giovane mi racconta la sua storia, di quando qualche anno fa era felice del suo ricco stipendio e della sua tanto desiderata libertà. Poi, a sua volta, un incontro che inizia a cambiarla, senza che neppure avesse cercato, avesse voluto cambiare. Presto la sua vita sarà dedicata ai sacerdoti.
Ma non è la sua conversione ad aver colpito me.
Di conversioni se ne legge ogni giorno. Ogni giorno escono nuovi libri di convertiti.
È questa ineffabile Opera che procede senza che noi ce ne accorgiamo.
Il mondo va avanti. Sotto i nostri occhi, eppure qualcosa succede ogni giorno. Un incontro e tutto cambia. Per lei, per me, per te, per noi. La Sua Opera procede, senza che noi muoviamo un dito.
Non c’è da essere preoccupati dunque. Qualunque sia la battaglia che si sta combattendo, in casa, là fuori, nel mondo, l’Opera va avanti, e quando sembra ai nostri occhi troppo nascosta, eccola che salta fuori inaspettatamente, dove meno te l’aspetti.

Traduzioni

18 gennaio 2010 § 10 commenti

Siamo stati abituati a sentire pronunciare il brano delle Nozze di Cana in questa maniera:

Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili
(Gv 2, 6)

come ancora riportato sul sito del Vaticano. In tutte le chiese d’Italia invece ieri il testo è risuonato così:

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
 

Secondo la nuova traduzione della Cei. Ora, ci si è mai permessi di effettuare conversioni di misure o di monete su qualsiasi libro antico? Riusciamo ad immaginare l’effetto che farebbe leggere il De bello gallico trovando citati gli euro, i franchi, i litri e i chilometri anziché i talenti, i passi, i pollici, ecc.? Perché questa smania di rendersi "moderni", di modernizzare banalizzando il linguaggio? 
La Cei ha voluto modernizzare il lezionario con immagini astratte. Risultato penoso;
La Cei ha voluto modernizzare l’architettura sacra, rivolgendosi spesso a inopportune archistar; risutato…
La Cei ha ora reso il testo del vangelo alla stregua di un bollettino scolastico.
Chissà quali meraviglie ci aspettano ancora.

Info point

15 gennaio 2010 Commenti disabilitati su Info point

Leggete direttamente quel che è successo e succede ad Haiti, poi versate

Dove sono?

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