Io desidero qualcosa di più di una "cazzata"

14 novembre 2009 § 1 Commento

«[…] meglio la retorica dell’impegno rispetto all’aria blasé con cui Niccolò Ammaniti, nella medesima trasmissione [Che tempo che fa, ndr], ha dichiarato di essersi messo a lavorare al suo ultimo romanzo, Che la festa cominci, con questo progetto in testa: «Scrivere una cazzata». Missione compiuta. Però che tristezza. L’opinione che la letteratura sia inutile è diffusa fra gli scrittori italiani. Alessandro Piperno l’ha teorizzata anni fa sull’Espresso: «Inutile chiedere troppo all’arte», non ha nessuna funzione sociale, al massimo può servire come surrogato degli psicofarmaci nei momenti di sconforto o essere una via di fuga estetizzante dalla realtà. Su Gomorra dell’amico Saviano disse poi: «Non sono un intenditore di camorra ma dubito che essa si lasci turbare da una cosa inutile e bella come la letteratura». Sandro Veronesi, in una vecchia puntata di Otto e mezzo, fu più stringato e ammise che «un romanzo è solo un romanzo».

Che sia la reazione naturale a decenni di militanza politica obbligatoria come il servizio militare di leva? Può essere. Ma se gli scrittori non credono nella parola, chi altri dovrebbe crederci? E soprattutto: se non ci credono, perché non vanno a lavorare?
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L’impegno lascia spazio al nulla. L’ideale al nichilismo. No, non è strano che proprio questi autori siano tra quelli più celebrati e osannati dalla critica, anch’essa nichilista e che non ha nulla da aggiungere. Non è strano che i romanzi degli autori qui sopra citati siano tra quelli più tradotti per il cinema. Infatti la profondità del cinema italiano è pari a quella di una pozzanghera melmosa. "Scrivere una cazzata": che scintilla, che fuoco che lo muove. È questo che ci attrae? È questo ciò a cui la nostra vita tende? È questo che cerchiamo nella letteratura? Leggere cazzate?
Non so a voi. Ma a me non basta.

§ Una risposta a Io desidero qualcosa di più di una "cazzata"

  • utente anonimo scrive:

    Hai ragione, Quid.
    Vorrei che fosse solo uno scherzo, autoironia, come quando ci chiamavamo al telefono fra colleghi e ci chiedevamo: "Dove sei a fare danni?".
    Temo però che sia la realtà.
    Tra l’altro, questi scrittori "disincantati" possono anche dire e credere di scrivere "cazzate", ma il tragico è che questo è impossibile.
    Non possono scrivere il "nulla", o una cosa neutra, o una cosa che non incide sulla vita di chi legge e, indirettamente, sulla società.
    La letteratura incide eccome. Con tutta probabilità, una letteratura che nasce da questi sentimenti "nichilisti", inciderà negativamente.
    Tendo anche a pensare che un breve stage di due anni in una miniera cinese o in un campo di rieducazione nord-coreano, ridarebbe un po’ di brio a questi stanchi letterati, e qualcosa in cui credere, e qualcosa da comunicare che non siano "cazzate".
    Un abbraccio

Che cos'è?

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