Ancora su Potok

26 ottobre 2009 § 2 commenti

Ci sono pochi autori che ci appassionano come Chaim Potok, scrittore non troppo conosciuto, americano, ebreo, rabbino [ne abbiamo già parlato qui]. Ogni suo libro regala personaggi di uno spessore non comune, dialoghi mai banali, storie appassionanti nella loro semplicità.
 

Danny l’eletto, suo primo romanzo, ci fa sprofondare nella consuetudine, nella vita del quartiere ebraico di New York. Ma non solo. In questo quartiere vivono, convivono non sempre in pace, due comunità ebraiche. Quella di ebrei osservanti, ma in qualche modo più "moderni", "laici", potremmo dire "secolarizzati", e quella Yiddish, quella che definiamo ultra-ortodossa, contraddistinti non solo dalla papalina, ma anche da quel modo di vestirsi e – per gli uomini – di farsi crescere barba e capelli, che oseremmo definire bizzarro.

Il romanzo ci conduce in questi due mondi attraverso l’amicizia che nasce tra due giovani, l’uno appartenente alla prima comunità, il secondo all’altra. Da un’accesa rivalità tra di loro durante una partita di baseball, forse a voler rappresentare la distanza che intercorre tra i loro mondi, nasce una straordinaria amicizia, dove per amicizia si intende una relazione forte, intensa, non priva di scontri, ma che cambierà la vita di entrambi i protagonisti, maturandoli e rendendoli consapevoli di come la loro relazione li abbia trasformati, migliorati.

Ma non è solo questo. Nei romanzo di Potok c’è sempre in discussione il rapporto dei protagonisti con la propria fede. In "Il dono di Asher Lev" il protagonista era messo in discussione per la professione che si sceglieva (di fare il pittore), qui Danny si pone in discussione per la sua fame di conoscenza, di sapere, che lo spinge ad avvicinarsi a materie "profane", come la psicologia e la psicanalisi.

Ma non è solo questo. L’educazione. Il rapporto tra Reuven e il padre parallelamente al rapporto tra Danny e il padre, senza dimenticare il rapporto tra il padre di Reuven e Danny ,sono un altro strato della trama di questo romanzo. Come educare i propri figli? A cosa mirano entrambi i padri, al di là della loro differente posizione sull’educazione?

Ma non è solo questo.

«L’uomo viene al mondo con un’unica minuscola scintilla di bene dentro di sé. La scintilla è Dio, è l’anima; il resto è male, è bruttura, una scorza. La scintilla dev’essere custodita come un tesoro, dev’essere alimentata, deve essere fatta divampare in fiamma. Deve apprendere a scoprire altre scintille, deve dominare la scorza. Qualunque cosa può comporre una scorza, Reuven. Qualunque cosa… l’indifferenza, la pigrizia, la brutalità, e il genio. Sì, anche una grande mente può essere una scorza e soffocare la scintilla».

§ 2 risposte a Ancora su Potok

  • graciete scrive:

    Ho letto tutti i suoi libri tranne due degli ultimi.
    Il primo è stato Danny l’eletto che mi ha introdotto alla scoperta della fede degli ebrei osservanti. Le trame dei libri s’incatenano una con l’altra, tutti i suoi primi libri sono molto belli prorio per ciò che hai descritto, la discussione del rapporto tra i protagonisti.
    Ma i due che preferisco sono quelli di Asher Lev, bellissimo il dilemma per questo suo amore per l’arte che la religione ebraica non approva. Che dire poi delle descrizioni dei quadri ai musei, mi pareva di esser lì a rimirarli.
    Ciao
    Grazia

  • quidestveritas scrive:

    Li ho letti anch’io entrambi e concordo con te. Capolavori.

Che cos'è?

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