Sorprese!

21 ottobre 2009 § 12 commenti

Per quelli che credevano che Benedetto XVI non aiutasse nel dialogo ecumenico;
Per quelli che pensavano che per riunificare i cristiani bisognasse protestantizzare la Chiesa cattolica;
Per quelli che speravano e sperano in un papa più progressista…

«Sempre di più la fedeltà alla tradizione a essere ricercata all’interno delle varie chiese e comunità cristiane. Non a caso, chi ha fatto richiesta a Roma di poter rientrare nella chiesa cattolica sono parti di anglicanesimo più conservatrici e meno liberal.
All’apertura insomma della comunità anglicana ufficiale alle nozze tra gay, all’ordinazione sacerdotale di donne e anche di gay, questi gruppi più tradizionalisti non si sono più ritrovati e hanno visto soltanto in Roma un approdo sicuro. Ratzinger ha fatto il resto: ha tolto gli impedimenti per i quali gli anglicani erano impossibilitati a tornare in seno alla chiesa cattolica (un po’ la medesima strada percorsa con i lefebvriani) e poi ha lasciato la possibilità di entrare per la porta ormai aperta».
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§ 12 risposte a Sorprese!

  • utente anonimo scrive:

     Sarebbe interessante capire come mai viene permesso a questi di diventare preti cattolici da sposati e a quelli che sono gia’ cattolici non viene permesso di sposarsi.
    Giovanni Bazzana

  • quidestveritas scrive:

    È molto semplice, sono già sacerdoti e sono già sposati. Lo stesso avviene nelle chiese cattoliche di rito orientale. Chi è già sposato può divenire sacerdote, ma chi si fa sacerdote da non sposato non può più sposarsi. È una situazione transitoria. Ai nuovi seminaristi anglicani (curioso notare come nella Chiesa anglicana, nonostante i sacerdoti si potessero sposare, le vocazioni sono comunque ai minimi storici) sarà chiesto il celibato come ai sacerdoti di rito romano.
    Curioso notare (e due) che di fronte ad un evento di tale portata ci si soffermi su quisquilie come queste.

  • utente anonimo scrive:

     Grazie della precisazione, ma posso chiedere la fonte per la notizia che ai nuovi seminaristi "anglicani" sara’ imposto il celibato (io nella dichiarazione ufficiale non ho trovato questo elemento: http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/24513.php?index=24513&lang=it)?
    Non mi sembra una quisquilia, ma la cartina di tornasole fondamentale per stabilire se stiamo parlando di un atto di imperialismo cattolico (che pugnala alle spalle una Chiesa "sorella" in difficolta’) o di una forma post-moderna di ecumenismo (in cui si puo’ essere cattolici e al tempo stesso anglicani).
    Giovanni Bazzana

  • quidestveritas scrive:

    È vero, per ora non c’è fonte ufficiale. Per essere sicuri dei vari dettagli bisognerà attendere la costituzione apostolica, per il momento rimandata. Si potrebbe anche aprire ad un compromesso come avviene per le chiese orientali. Si vedrà.

    "Quisquilie", perché per me è veramente di importanza secondaria la questione del celibato sì/celibato no rispetto ad una risoluzione di uno scisma.

    Se la Chiesa anglicana ha poi provveduto a pugnalarsi da sola con decisioni, diciamo, bizzarre, suscitando un fuggi fuggi generale (di quei pochi che erano rimasti), non si può imputare alla Chiesa cattolica la volontà di spalancare l’ovile per far rientrare così tante pecorelle senza pastori, in accordo, tra l’altro, con il primate della chiesa anglicana.

  • utente anonimo scrive:

     Mi sembra difficile che la costituzione apostolica possa imporre il celibato ai transfughi anglicani: se sono veramente dei tradizionalisti cosi’ convinti, non saranno molto disposti ad abbandonare una delle piu’ importanti tradizioni della loro Chiesa.
    Comunque, va notato che le "pecorelle" sono senza pastori perche’ hanno rifiutato di obbedire al loro legittimo primate ed ai loro legittimi sinodi: e’ un buon segno di cattolicita’ accoglierle dopo questo gesto?
    Mi dispiace un po’ per Rowan Williams. Se avesse avuto piu’ coraggio (o forse meno spirito ecumenico) avrebbe dovuto rispondere cosi’: http://clayboy.co.uk/2009/10/rome-and-traditional-anglicans-what-rowan-should-have-said/

  • quidestveritas scrive:

    Ma infatti non credo che si imporrà niente. Se si è capito qualcosa del magistero di Benedetto XVI, questa è la grande carità offerta a tutti.
    Per il resto non capisco perché la Chiesa Cattolica dovrebbe rifiutare l’abbraccio a chi vuolte tornare in comunione con essa. Siamo alle solite. La carità, l’amore per i suoi figli travisato in pseudo-proselitismo o altro. E trovo che anche Williams sia stato caritatevole con i propri fedeli che ormai si trovavano a disagio nella loro chiesa nativa. Perché biasimarlo?

  • piccic scrive:

    Non si tratta di semplici "gruppi tradizionalisti", ma di intere frange dell’anglicanesimo che – in particolare dopo la elezione di Gene Robinson – hanno stabilito che non potevano più esserci i presupposti per una reale comunione ecclesiale.

    L’accettazione dei presbiteri anglicani avviene come fatto non ordinario (tant’è che avranno una dipendenza diversa da quella del vescovo diocesano). Sono questioni complesse da un punto di vista teologico, ma riguardano comunque soluzioni di carattere straordinario e storicamente determinato (ai tempi di Newman e Benson simili dispense non sarebbero state concesse, e il presbitero sposato avrebbe dovuto – per entrare in seno alla Chiesa, rinunziare al sacerdozio ministeriale e rimanere un semplice fedele sposato).
    Una simile situazione è tratteggiata nel bellissimo romanzo di Robert Hugh Benson "An Average Man".

    Rowan Williams temo non sappia nemmeno come gestirsi, con le realtà presenti in seno all’anglicanesimo.

  • quidestveritas scrive:

    di Massimo Introvigne*

    Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 21 ottobre 2009
    La “Nota informativa” della Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicata martedì 20 ottobre “circa gli ordinariati personali per anglicani che entrano nella Chiesa Cattolica” rappresenta una piccola rivoluzione nell’accostamento all’ecumenismo e s’inserisce pienamente nel magistero di Benedetto XVI. Offre anche un modello per il futuro ritorno alla Chiesa Cattolica di altri gruppi dottrinalmente vicini, ma con cui permangono divergenze sul piano disciplinare e liturgico.
    Dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II molte diocesi cattoliche, e molti esperti di ecumenismo, hanno scoraggiato il ritorno di singoli protestanti, ortodossi e anche anglicani alla Chiesa Cattolica. Accogliere oggi singole persone o gruppi, si diceva, avrebbe irritato i dirigenti delle comunioni o Chiese cristiane separate e avrebbe reso più difficile domani l’integrale ritorno a Roma di queste realtà.
    Benedetto XVI ha sempre avuto molti dubbi su questo accostamento, ritenendolo tipico di una sorta di “ultra-ecumenismo” che rischia di scadere nel relativismo. Sul piano teorico, non incoraggiare o addirittura ostacolare queste conversioni implica l’idea secondo cui è indifferente essere cattolici oppure protestanti, anglicani e così via.
    Nell’enciclica “Caritas in veritate” il Papa ha invece precisato che la dottrina della libertà religiosa proclamata dal Vaticano II “non significa indifferentismo religioso e non comporta che tutte le religioni siano uguali”. Sul piano pratico, Benedetto XVI sa bene che la piena unione con la maggioranza delle denominazioni separate da Roma nel loro insieme è un obiettivo talmente difficile da doverlo considerare umanamente impossibile. Gli anglicani – come ricorda la Nota – ci hanno messo del loro, prima ammettendo al sacerdozio e all’episcopato le donne, poi accogliendo e perfino celebrando i matrimoni omosessuali.
    A questo punto il Papa ha detto basta: e la Nota permette di accogliere non solo singoli anglicani, ma interi gruppi anche molto numerosi – gli interessati sarebbero centinaia di migliaia, se non milioni – che rifiutano il sacerdozio femminile e le unioni omosessuali. Questi gruppi – ed è qui la novità – potranno mantenere le loro peculiarità liturgiche e i loro pastori anglicani sposati, che – rimanendo sposati – saranno ordinati ricorrendone le condizioni dei sacerdoti cattolici, anche se solo i celibi potranno diventare vescovi. Infatti per la Chiesa Cattolica il celibato sacerdotale è una questione puramente disciplinare, che ammette deroghe, mentre l’esclusione delle donne dal sacerdozio è una questione dogmatica e non tollera eccezioni.
    La Nota rappresenta non solo la fine di un “ultra-ecumenismo” relativista, ma anche un modello per accogliere nella Chiesa Cattolica gruppi molto numerosi di fedeli – per esempio intere Chiese ortodosse e, perché no, il tradizionalismo lefebvriano – che potranno conservare le loro particolarità liturgiche e spirituali e i loro vescovi. A patto, naturalmente, di aderire integralmente alla dottrina cattolica e di riconoscere l’autorità del Papa.

  • utente anonimo scrive:

     E’ questo di cui Introvigne canta l’apologia non e’ relativismo?
    Sposarsi per i preti cattolici non va bene, ma per gli anglicani, se vengono da noi, si’; disobbedire a Ratzinger non va bene per i cattolici, ma, se gli anglicani disobbediscono al loro legittimo primate per venire da noi, allora ve bene?
    Alla faccia dell’ultra-relativismo!
    Giovanni Bazzana

  • quidestveritas scrive:

    Se un musulmano si converte al cristianesimo e si fa battezzare, disubbidisce al suo imam?
    Questo è relativismo. Credere che tutte le religioni siano uguali, l’"ultra-ecumenismo", come lo chiama Introvigne.
    Sui preti sposati-preti non sposati, attendiamo la costituzione apostolica. Ma se – come detto – i sacerdoti sposati anglicani verranno parificati ai sacerdoti sposati orientali non vedo come si possa parlare di "relativismo" in questo caso. Il celibato rimane comunque la scelta "perfetta", tanto che i vescovi dovranno essere celibi, come del resto nelle chiese orientali.

  • utente anonimo scrive:

     Non mi sembra che il caso del musulmano che si converte sia attinente: qui abbiamo degli anglicani che si trasferiscono nel cattolicesimo non perche’ credono nell’infallibilita’ del papa o nei vari dogmi mariani (sono o non sono tradizionalisti anglicani?), ma solo per evitaredi obbedire (ovviamente, ci si chiede cosa fara Ratzinger quando faranno lo stesso anche con lui).
    Non credo sia giusto confondere evangelizzazione ed ecumenismo: se si vuole fare una manovra di imperialismo ecclesiastico per avere qualche conversione al cattolicesimo a buon mercato, va bene, ma non sarebbe il caso di glorificare il papa come campione dell’ecumenismo.
    Giovanni Bazzana

  • quidestveritas scrive:

    Cosa potrà mai fare Ratzinger quando qualche cattolico lascia la Chiesa? Gli si para davanti e gli spara? A me risulta che tutti siamo liberi di lasciare la Chiesa Cattolica, in Brasile per esempio grandi numeri di cattolici passano alle Chiese cosiddette Evangelicals. E allora? Qualcuno forse li trattiene? Qualcuno parla di "imperialismo protestante evangelico"?
    Perfavore, mi sembra che qui si faccia solo dei processi alle intenzioni, si spara alto parlando di "imperialismo ecclesiastico" o cattolico, mentre non ci si vuole soffermare su cosa spinga questi gruppi numerosi di anglicani verso la Chiesa di Roma.
    Posso capire che questa accoglienza urti la sensibilità dei progressisti, di chi considera le Chiese tutte uguali, anzi, alcune più uguali di altre…

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