Lost

9 ottobre 2009 § 2 commenti

"Signore, fa’ che noi non periamo
a causa della vita di questo uomo

e non imputarci il sangue innocente
poiché tu, Signore,
agisci secondo il tuo volere".

[Giona 1,14]

Il giovane si rintanò in fondo alla stiva. Non voleva che lo trovasse nessuno e soprattutto non voleva che nessuno lo vedesse.
Aveva fatto molta strada ed ora non vedeva l’ora di dormire. Si mise la saccoccia sotto alla nuca, si accovacciò e cominciò a dormire.
Stava dormendo molto profondamente quando qualcuno iniziò a scuoterlo; inizialmente gli sembrò di essere divincolato tra più persone, ma appena aprì gli occhi in un sussulto vide che attorno a sé c’era solo un uomo. Aveva la barba lunga e orecchini alle orecchie, proveniva probabilmente dall’Oriente. Una cuffia di lana in testa era zuppa d’acqua, di pioggia e di mare.
Si ricordò di aver incrociato il suo sguardo sul ponte prima di scendere in stiva, probabilmente quell’uomo si era accorto del suo goffo tentativo di nascondersi.
Il giovane continuò a guardare l’uomo, in attesa che aprisse per primo la bocca.
L’uomo con la barba lo osservava spaventato e stanco, dopo qualche altro istante di silenzio finalmente chiese con un accento spiccatamente straniero:
– Non senti il mare mosso? Stiamo per affondare e tu vai avanti a dormire?
Il giovane si accorse solo allora dell’accentuato dondolio, ma la stiva era senz’altro il luogo più tranquillo, sebbene non il più sicuro.
– Cosa posso fare di altro? Non sono un marinaio, non posso aiutarvi.
– Almeno prega!
Il silenzio cadde sui due. Il giovane abbassò gli occhi.
– Che hai? Non hai un Dio al quale rivolgere le tue preghiere?
– Sì, che ce l’ho. Ma io non voglio pregare!
L’uomo con la barba rimase scosso da quelle parole. Poi afferrò il giovane per il bavero e lo sollevò di peso, trascinandolo sul ponte.
La pioggia si abbatteva violenta sul ponte. L’imbarcazione era scossa da folate di vento impetuose. Le ondate si infrangevano violente sulle mura di dritta, imprimendo delle sbandate preoccupanti alla rotta.
Una voce proveniente dal castello di poppa richiamò l’uomo che trascinava il giovane.
– Siamo qui, comandante.
Il giovane sussultò sapendo che quello con cui aveva parlato era il comandante. Quale sarebbe stata ora la sua sorte? Stranamente si sentiva ora più tranquillo.
– Cosa c’è Samuel?
– Non so per quanto tempo possiamo resistere!
– Chi è costui? È lui quello che si nascondeva a bordo?
– Sì!
– Ma chi è?
Il comandante si rivolse al giovane.
– Chi sei, dove stai andando?
– Sono il figlio del Re di un popolo che vive a Est del porto dal quale abbiamo salpato. Ho lasciato mio padre e sto andando ad Occidente.
– Perché mai stai andando ad Occidente?
– Perché mio padre vuole che io vada presso un popolo più a Oriente del mio.
Il comandante guardò fisso negli occhi il giovane. Un’ondata li sovrastò, inondandoli completamente.
– Forse il mare si è agitato perché non è il tuo destino andare a Occidente.
Disse con tono fermo e deciso il comandante.
Il giovane sorrise.
Il comandante riprese.
– Cosa dobbiamo fare di te? Chi disubbidisce ad un ordine è per noi un reietto, lo sai questo? Cosa ti impedisce di andare ad Oriente?
– Non ne vedo l’utilità. Ad Oriente ci sono solo popolazioni a noi ostili.
– Forse che tuo padre non lo sappia?
– Mio padre è un debole. Io saprei come risolvere il problema con quelle popolazioni, non mio padre pronto ad avere pietà ed attendere il loro cambiamento.
– Mi sorprendi giovane. Ma a questo punto non c’è altra soluzione…
Un’improvviso sbandamento dell’imbarcazione fece cadere tutti gli uomini. Ed una successiva maestosa onda li coprì con un urto molto violento. Quando il ponte si liberò dell’acqua salmastra, il comandante alzò la testa, ma davanti a lui vide solo i suoi uomini stesi e avvinghiati, esperti, al sartiame. Del giovane non vi era più traccia, inghiottito dai flutti.
[Fine – Forse]

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