L'umano nella straordinarietà

31 ottobre 2009 Commenti disabilitati su L'umano nella straordinarietà

Ci sono alcuni santi che al solo pensiero della vita che hanno fatto ci fanno impallidire. Troppo audace la loro fede, troppo alta la loro missione, troppo lontano il loro esempio.
Uno è san Francesco, che quasi ci scoraggia a portarlo come esempio ai giovani. È impossibile da imitare. Un altro è Charles de Foucauld. Uno che se ne è andato a vivere da solo nel deserto; solo? No, no, volevamo dire in compagnia della sola Eucaristia. Un’altra, inarrivabile, è Madre Teresa. Ero ragazzina quando la vedevo in qualche Tg, in qualche servizio televisivo. E tutti ad onorarla, tutti che ascoltavano ammirati questa donnina, "una matita nelle mani di Dio", disse di sé. A me pareva così… Lontana. Appunto, inarrivabile. E, a parer nostro, appariva così a tutti noi, poveri tiepidi. Perché la credevamo capace di parlare con Dio a tu per tu, mentre noi no.

Al termine della lettura di "Madre Teresa – La notte della fede", di Renato Farina, Madre Teresa ci appare molto più vicina. 
Umana non "santa".
Questo perché per gran parte della sua vita, e proprio quando si è scelta la parte "peggiore", quella dell’assistenza ai derelitti, è stata immersa in un buio profondo. Niente luce, niente dialogo, niente.
Pur rendendo concreto che più concreto non si può la Carità, lei era come noi ci sentiamo spesso, come noi siamo spesso.
Era una di noi, non un angelo caduto sulla terra per sbaglio. Non un alieno. Una donna sì straordinaria, ma alla quale, nella sua straordinarietà, è stato chiesto di vivere completamente la sua umanità. Non è stato tolto nulla della sua umanità.

Carità, nient'altro

29 ottobre 2009 § 2 commenti

«Roberta Serdoz [moglie di Marrazzo, ndr] spiazza tutti inventandosi una terza via: fa prevalere l’esigenza di restare vicino al marito. Non perché così impone il dovere coniugale, ma perché suo marito è — al momento — la parte debole. Perché lei ha deciso, in piena libertà, che in questo frangente la priorità non è lei stessa. E così facendo ha compiuto una vera scelta di emancipazione: si è emancipata persino dal bisogno di dimostrare la propria dignità. Ci ha rinunciato, sapendo di non esservi costretta».
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Giulia Bongiorno in questa lettera scritta al Corriere esalta il comportamento di Roberta Serdoz, perché – dice – ha scelto di rimanere a fianco al marito, nonostante la turbolenza nella quale è stata scagliata a causa sua, nonostante – continua la Bongiorno – la necessità di affermare la propria dignità.
Siamo piacevolmente sorpresi di come un fatto semplice, rimanere accanto al marito nelle difficoltà, colpisca ancora positivamente le persone. Non sappiamo se siano volati piatti e bicchieri in casa Marrazzo, non ci interessa. Interessa invece anche a noi, come alla Bongiorno, la scelta pubblica di una moglie di rimanere accanto al marito. Eppure. Eppure ci sorprende anche rimanere sorpresi da un gesto d’amore. Sì, amore, carità, Carità. Rimanere accanto alla persona amata nel momento del bisogno, del buio, delle tenebre. Nonostante quella stessa persona abbia gettato anche te nelle tenebre. Ci sorprendiamo perché ci accorgiamo che è un fatto vero, che non aggiunge divisione a divisione.

Deduzioni

28 ottobre 2009 § 8 commenti

I Transformers arrivano sulla Terra da Cybertron, il loro pianeta natale. Essi sono un’altra specie rispetto agli uomini. Ma nella testa di M. questo non è accettabile.

«Ma come hanno fatto ad esserci i Transformers su Cybertron se là non ci sono gli uomini che li costruiscono?», domanda.

Così, molto saggiamente, M. ha riconosciuto che i Transformers, fatti di circuiti, computer e qualsiasi cosa di elettronico, non possono essersi fatti da soli. Solamente dall’osservazione che qualcosa di molto complesso non si fa da solo, ma ha bisogno di un creatore.

Mente libera.

150° Anniversario dell'annessione al Piemonte/4

27 ottobre 2009 § 1 Commento

W l’Italia, sempre. Ma non parlateci di Risorgimento.
Che poi… Risorgimento da cosa?

«Ammettiamolo: Garibaldi, Cavour, Mazzini non hanno fatto risorgere nulla. Da cosa doveva risorgere la patria delle università, della scienza, della medicina, dell’arte, di Dante, Giotto, Cimabue, Petrarca? La storia degli stati preunitari è storia sovente gloriosa, di Repubbliche come Genova e Venezia, che hanno dominato i mari, di ducati come quelli di Mantova e Parma, delle decine di capitali che costellavano la Penisola… Insomma, il "bel paese"dove i romantici venivano a godere l’arte, la poesia, la musica, la buona cucina…»
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Ancora su Potok

26 ottobre 2009 § 2 commenti

Ci sono pochi autori che ci appassionano come Chaim Potok, scrittore non troppo conosciuto, americano, ebreo, rabbino [ne abbiamo già parlato qui]. Ogni suo libro regala personaggi di uno spessore non comune, dialoghi mai banali, storie appassionanti nella loro semplicità.
 

Danny l’eletto, suo primo romanzo, ci fa sprofondare nella consuetudine, nella vita del quartiere ebraico di New York. Ma non solo. In questo quartiere vivono, convivono non sempre in pace, due comunità ebraiche. Quella di ebrei osservanti, ma in qualche modo più "moderni", "laici", potremmo dire "secolarizzati", e quella Yiddish, quella che definiamo ultra-ortodossa, contraddistinti non solo dalla papalina, ma anche da quel modo di vestirsi e – per gli uomini – di farsi crescere barba e capelli, che oseremmo definire bizzarro.

Il romanzo ci conduce in questi due mondi attraverso l’amicizia che nasce tra due giovani, l’uno appartenente alla prima comunità, il secondo all’altra. Da un’accesa rivalità tra di loro durante una partita di baseball, forse a voler rappresentare la distanza che intercorre tra i loro mondi, nasce una straordinaria amicizia, dove per amicizia si intende una relazione forte, intensa, non priva di scontri, ma che cambierà la vita di entrambi i protagonisti, maturandoli e rendendoli consapevoli di come la loro relazione li abbia trasformati, migliorati.

Ma non è solo questo. Nei romanzo di Potok c’è sempre in discussione il rapporto dei protagonisti con la propria fede. In "Il dono di Asher Lev" il protagonista era messo in discussione per la professione che si sceglieva (di fare il pittore), qui Danny si pone in discussione per la sua fame di conoscenza, di sapere, che lo spinge ad avvicinarsi a materie "profane", come la psicologia e la psicanalisi.

Ma non è solo questo. L’educazione. Il rapporto tra Reuven e il padre parallelamente al rapporto tra Danny e il padre, senza dimenticare il rapporto tra il padre di Reuven e Danny ,sono un altro strato della trama di questo romanzo. Come educare i propri figli? A cosa mirano entrambi i padri, al di là della loro differente posizione sull’educazione?

Ma non è solo questo.

«L’uomo viene al mondo con un’unica minuscola scintilla di bene dentro di sé. La scintilla è Dio, è l’anima; il resto è male, è bruttura, una scorza. La scintilla dev’essere custodita come un tesoro, dev’essere alimentata, deve essere fatta divampare in fiamma. Deve apprendere a scoprire altre scintille, deve dominare la scorza. Qualunque cosa può comporre una scorza, Reuven. Qualunque cosa… l’indifferenza, la pigrizia, la brutalità, e il genio. Sì, anche una grande mente può essere una scorza e soffocare la scintilla».

Lo spazio nero

23 ottobre 2009 Commenti disabilitati su Lo spazio nero

Un nuovo film italiano. Un nuovo film nichilista e improntato alla disperazione, alla negatività, alla solitudine.
Carlo Bellieni, neonatologo, parla de "Lo spazio bianco" e di quello che invece la realtà è:

GUARDA.

OMG!

22 ottobre 2009 Commenti disabilitati su OMG!

Il Presidente degli Stati Uniti vede nemici in chi la pensa diversamente da lui: Tutto il mondo è paese.

Dove sono?

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