Là sui monti

12 agosto 2009 § 6 commenti

Si è mai letto un titolo in cui si parla di "Automobili killer"?
Di "Stragi provocate dalle automobili?"
Eppure ogni week-end muoiono una trentina (se va bene)/quarantina (se va male) di persone sulle strade in tutt’Italia.

Nel caso di escursionisti e alpinisti che muoiono in montagna, la colpa viene per lo più e semplicisticamente data alla "montagna", questa entità che forse vive di vita propria e che decide chi prendere e chi lasciare vivere.

Pare che nella quotidianità si accettino le morti in automobili e meno quelle in montagna. Forse perché  non si accetta che qualcuno vada alla ricerca del bello, della fatica, del sacrificio? Che si metta a rischio la propria vita per ritrovare il gusto del cammino, del silenzio, della fraternità?

§ 6 risposte a Là sui monti

  • Pokankuni scrive:

    Può darsi: ma forse si tratta semplicemente di un certo malcostume giornalistico, che personifica gli elementi naturali per fare appello al nostro cervello rettiliano e sollecitarne le reazioni emotive… Del resto, anche del mare spesso si dice che è “crudele”, “non perdona”, “esige le sue vittime” e via vaneggiando. Quindi non è solo la montagna ad essere diffamata…🙂 Certo, sarebbe meglio educare le persone alla prudenza, alla preparazione, alla disciplina che ogni attività sportiva esige, dall’alpinismo al nuoto subacqueo. Ma questo è solo marginalmente una responsabilità dei giornalisti.
    Oltretutto poi, i valori positivi che annetti all’escursionismo in montagna non sono per così dire automatici: sono anch’essi frutto di un’educazione. Non è che la montagna santifichi la gente come per magia. La gente di mare ti risponderebbe che anche il mare può servire ad educare al sacrificio, al silenzio e alla fraternità. E di converso, ci si può stravaccare in topless a far niente per giorni interi, tanto su una spiaggia quanto su un prato di montagna. Sono sempre le persone, a fare la differenza!

  • quidestveritas scrive:

    Concordo Pokankuni sul malcostume. Cercavo di indagare su motivazione recondite. Titolo di oggi: “Da giugno hanno perso la vita 34 persone (in montagna)”. Come detto 34 persone sono la normalità sulla strada. Si muore sulla strada più che in zona di guerra…

  • scudieroJons scrive:

    “Veemente dio d’una razza d’acciaio,
    Automobile ebbrrra di spazio,
    che scalpiti e frrremi d’angoscia
    rodendo il morso con striduli denti…
    Formidabile mostro giapponese,
    dagli occhi di fucina,
    nutrito di fiamma
    e d’olî minerali,
    avido d’orizzonti, di prede siderali…
    Io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
    scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
    per la danza che tu sai danzare
    via per le bianche strade di tutto il mondo!…”
    Questi che ti riporto, sono i primi versi dell’Ode all’automobile da corsa, di Filippo Tommaso Marinetti.
    Ma guarda che ti sei perso a non conoscerli prima: avresti potuto farci un post come quello col quale mettevi vigliaccamente in relazione l’Inno a Satana di Carducci, col grave incidente ferroviario di Viareggio. Adesso sappiamo perché il tuo dio fa morire tanta gente per le strade: è ancora incavolato per gli eccessi del futurismo. E se andiamo a scavare ci spieghiamo anche perché il tuo dio fa morire tanta gente in montagna: la sfida al cielo è palpabile in ogni scalatore, e certamente si troverà anche qualche poeta che questa sfida l’ha esaltata.

  • quidestveritas scrive:

    Ma il “dio d’una razza d’acciaio” non sa proteggere gli automobilisti dal “mio dio”? Che fregatura…

  • scudieroJons scrive:

    “che fregatura” per chi?
    I bigotti muoiono come gli altri per le macchine.

  • Frencirocknroll scrive:

    Quando si muore in un incidente automobilistico i giornali scrivono “Strada killer”. Come se la strada fosse ubriaca e iniziasse a zigzagare.

Che cos'è?

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