Il buio e la luce

20 luglio 2009 § 13 commenti

Il cuore del vecchio era gonfio di dolore.
Volgeva spesso la vista al sole crescente così da arrossarsi gli occhi ed avere una scusa se gli fossero salite le lacrime.
Sulle spalle portava un peso enorme, sebbene invisibile alla vista.
Camminava guardando i suoi sandali.
Si era alzato prima dell'alba, per preparare l'asino e per non farsi sorprendere pensieroso e triste dalla moglie, che già la sera prima aveva intuito qualcosa e gli aveva chiesto ripetutamente cosa fosse successo o cosa lo turbasse.
Si era alzato, aveva preparato l'asino, aveva cotto il pane e l'aveva avvolto in un panno bianco per poi deporlo in una saccoccia. Infine aveva posto sui fianchi dell'asino la legna che sarebbe servita una volta arrivati in cima.
Aveva guardato il sole sorgere da levante e si era fatto sorprendere ancora una volta da quello splendore.
Poi, facendosi forza, era andato a svegliare il ragazzo, che in pochi minuti fu pronto.
Non riusciva ad evitare di pensare che quello che il suo cuore stava portando era un peso troppo grosso. Si chiedeva il perché. Il suo animo era agitato. Obbediva, sì, ma non sapeva spiegarsi il perché dovesse sopportare un simile peso. E non trovava altra soluzione che obbedire, perché erano troppe grandi le cose che gli erano capitate per non fidarsi. Si appellava proprio a quelle grandi cose accadutegli, per affrontare quel giorno. In fondo il ragazzo non sarebbe mai dovuto neppure nascere. Non era di sua proprietà, ma di colui che glielo aveva donato. Ed ora gli veniva chiesto di restituirglielo.
Il ragazzo davanti a lui camminava spedito, forse come non aveva mai fatto. Probabilmente era il vecchio che quella mattina aveva un passo pesante e stanco.
I rovi sui lati del sentiero gli trattenevano spesso il mantello. Non se ne curava, come invece aveva fatto altre volte.
Il ragazzo talvolta gli rivolgeva la parola, ma il vecchio rispondeva a monosillabi.
Era un giorno stupendo, limpido. L'orizzonte sembrava più vasto del consueto. Ma il cuore dell'uomo non riusciva ad assaporare quella vista. Anzi distoglieva lo sguardo da quella bellezza che tante volte lo aveva commosso. Giunsero sulla cima del monte.
Senza dire nulla, cominciarono a raccogliere fuscelli secchi per accendere il fuoco. Il giovane guardava il padre volto dall'altra parte. Il vecchio dal cuore gonfio aveva una sola domanda in testa: "Perché?". E non si dava pace. Ma in silenzio proseguiva la preparazione, sapendo che ormai mancava poco. Non si era nemmeno accorto del roseto fiorito proprio quella notte sulla cima della montagna. E di quel merlo che saltava continuamente da un ramo all'altro. Una nube oscurò il sole per un momento. Il vento cessò improvvisamente.
Il vecchio diresse i suoi passi verso il giovane ancora intento a prepare il fuoco. Aveva smesso di porsi domande. Aveva deciso di obbedire, sebbene non capisse nulla di ciò che stava accadendo e di ciò che sarebbe accaduto in futuro. Cosa avrebbe detto la moglie al suo ritorno senza il figlio? Come avrebbe sopportato quel peso per tutta la vita? Come avrebbe sostenuto lo sguardo del figlio poco prima di…
Mentre lo stava per afferrare alle spalle sentì dei passi provenire dal sentiero che giungeva da nord. Un giovane uomo, di bell'aspetto, conduceva un ariete: "Ecco qui questo animale per il tuo sacrificio".

Abramo si fermò, attonito. Il sole rispuntò da dietro la nuvola.
Il nuovo giunto gli si avvicinò e gli consegnò i legacci che tenevano legato l'ariete: "Il Signore provvede".

§ 13 risposte a Il buio e la luce

  • rapyna scrive:

    Spesso temiamo che il Signore ci chieda troppo e non sappiamo se sapremo obbedirGli… Come non lo sapeva Abramo. Ma Dio conosceva l’obbedienza di Abramo come conosce la nostra. Si fida. Egli solo si fida totalmente, anche se conosce bene la nostra debolezza e fragilità. Perciò manda sempre un Angelo, un aiuto, un amico, per aiutarci a compiere la Sua volontà.
    Ti sei ricreata in questi giorni di vacanza? Bentornata, un abbraccio!

  • Asmenos scrive:

    Un maestro zen si era fermato, durante un viaggio, in un tempio.
    Poiché faceva freddo, per non morire congelato, aveva preso una statua di legno del Buddha e le aveva dato fuoco.
    Il sacerdote del tempio, vedendo le fiamme, si era svegliato ed era accorso: credeva che si trattasse di un incendio.
    Quando vide quel che succedeva, fu sconvolto dal sacrilegio. “Che cosa hai fatto?” gridò. “Hai bruciato il corpo del Buddha!”
    Il maestro prese un bastone e si mise a frugare tra le ceneri.
    “E ora che cosa fai?” gli domandò il sacerdote.
    “Cerco le ossa del Buddha.”
    “Quali ossa? Non vedi che è una statua di legno?”
    “Allora, per favore, portami un altro Buddha da bruciare.”

  • quidestveritas scrive:

    Grazie Rapyna🙂
    As, non capisco il nesso.

  • Asmenos scrive:

    La storiella a volte ha il titolo di “Le autorità”.

  • quidestveritas scrive:

    Mmhh, ho capito la tua interpretazione. Forse però tu non hai capito quella che volevo darle io. Ma è il bello della lettura.

  • Asmenos scrive:

    E cosa volevi dire tu? Sono curioso!

  • quidestveritas scrive:

    Anche il più bislacco scribacchino come sono io non spiega troppo quello che voleva dire…

  • quidestveritas scrive:

    Lascia libertà di afferrare il senso.

  • Asmenos scrive:

    Ok, ma non ti lamentare poi che non vedo mai il vero senso delle cose…

  • quidestveritas scrive:

    Mica mi sono lamentata. Te l’ho solo fatto notare con garbo, mi pare.

  • Asmenos scrive:

    Ero ironico. Solo che mi piacerebbe capire quale fosse il messaggio che ti interessa.

  • utente anonimo scrive:

    solo che il sacerdote non è riuscito a fermare il m.zen – il buddha era di legno – Isacco era un essere vivente e il nostro Dio si fa sentire sempre anche quando non vogliamo ascoltare.- non è una storiella è la Bibbia – c’è tanto da lavorare e da leggere

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