19 giugno, Sacro Cuore

19 giugno 2009 § 29 commenti

« […] Questo mese è tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo, simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la "buona novella" dell’amore, riassumendo in sé il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione. E venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù, terza e ultima delle feste che fanno seguito al Tempo Pasquale, dopo la Santissima Trinità e il Corpus Domini. Questa successione fa pensare ad un movimento verso il centro: un movimento dello spirito che è Dio stesso a guidare. Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno. […] Ogni persona ha bisogno di un "centro" della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo».
[Benedetto XVI, Angelus 1 giugno 2008]

§ 29 risposte a 19 giugno, Sacro Cuore

  • Asmenos scrive:

    Sostituirei “ogni persona” con “ogni persona che sia cristiana o che voglia diventarlo”.

  • utente anonimo scrive:

    Gli atei hanno bisogno di vuoto, disperazione, cattiveria e angoscia?

  • Asmenos scrive:

    No. Ma non hanno necessità che speranza, sentimento e felicità e compassione abbiano “dio” come secondo nome.

  • quidestveritas scrive:

    Non ti preoccupare As, fai conto che una persona ha preso una cotta per te e quindi non riesce a distogliere lo sguardo da te. Se tu non le corrispondi, puoi ignorare quello sguardo, ma non puoi impedirle di seguirti istante dopo istante. Magari alla fine cederai a quello sguardo. Chi può dirlo?

  • Asmenos scrive:

    Nessuno. Fatto sta che bisogna sempre rispettare chi la pensa diversamente, a meno che questo diverso pensiero non nasca per impedire di rispettare chi la pensa diversamente.

  • quidestveritas scrive:

    Mi sembra, As, che tu sia abbastanza libero di pensarla come vuoi. Lascia libero di pensare chi crede che “ogni persona ha bisogno di un centro”.

  • Asmenos scrive:

    Ma certo che siete liberi di pensarlo. Ci mancherebbe altro! E’ imporlo, anche solo considerandolo indubitabilmente vero e quindi sottraendosi ad ogni discussione rendendo ogni dialogo un tentativo di conversione che mi lascia perplesso.

  • quidestveritas scrive:

    Qundi se io penso che tutti gli uomini infondo cerchino un proprio senso, anche spiritualmente, impongo qualcosa solo perché lo penso, anzi ne sono convinta?
    E cosa vuol dire “sottraendosi ad ogni discussione”? Riprendendo il mio esempio precedente, mica puoi mettere in discussione se uno è cotto di una persona o no. Se quella persona è innamorata lo saprà lei, no? Mica puoi tu dirle di mettere in discussione quel fatto.
    Ma questo non vuol dire che ti obbliga a corrispondere quell’amore.

  • Asmenos scrive:

    Mi sono evidentemente male espresso.
    Intendevo dire che se non si è disposti a tollerare che ci siano diverse visioni del mondo perchè si è convinti che la verità sia una sola, credo sia difficile dialogare….

  • quidestveritas scrive:

    Continuiamo a stare su due binari diversi. Tu sei convinto che per tollerarsi non bisogna avere un’idea forte, ma essere totalmente relativi.
    Io dico che anche chi ha principi forti e presuppone l’esistenza di una verità possa ugualmente “tollerare” qualsiasi altra idea e anche dialogare, posto che per dialogare non si intenda arrivare ad una sincresia di opinioni, ma di rispetto reciproco.
    Tornando al post. Non vedo nulla di male nel pensare che tutti gli uomini – magari anche inconsapevolmente – siano attratti da un centro, da una verità sulla sua esistenza. In questo non c’è nulla di intollerante, né nasconde un tentativo di conversione.

  • Asmenos scrive:

    Continuo a non spiegarmi.
    Anche se sono d’accordo sul fatto che anche chi è ateo o agnostico possa avere la propria idea di “centro”.
    Ma quel che voglio dire è che spesso, le idee concepite o percepite come verità forti, si vogliono imporre più con la coercizione delle leggi che con la testimonianza personale. E’ questa operazione che trovo scorretta.

  • ClaudioLXXXI scrive:

    Scusa Asmenos, tu hai scritto due volte che chi crede in un’idea forte non vuol dialogare e non si mette in discussione… però quella che sto leggendo è ipso facto una discussione. Quid non ti ha ancora detto “sporco bastardo, credi in quello che credo io o vattene da questo blog”. State appunto discutendo.
    E allora?

  • Asmenos scrive:

    Ho detto dialogare, non discutere. Su tratta di cose diverse.

  • ClaudioLXXXI scrive:

    scusa, e per te la differenza sarebbe?

  • Asmenos scrive:

    Discutere per me significa semplicemente che ognuno dice la propria. E’ quello che stiamo facendo qui. Dialogare significa discutere e considerare la possibilità che le opinioni altrui possano essere fondate e dunque tollerarle.

    Esempio: Io non ho nulla contro chi crede. Ma percepisco come violenza l’imposizione di certe norme solo sulla base di una credenza. Posso discutere con chi pensa di impormi un certo modello di vita ma difficilmente penso che otterrò qualcosa da queste persone dialogando.

  • quidestveritas scrive:

    Allora, precisazione 1.
    Tu applichi questa presunta prevaricazione solo ai credenti. La verità – e la storia lo dimostra – è che è avvenuto esattamente il contrario. I totalitarismi, la mancanza di libertà, la violenza e la prevaricazione su chi non la pensa come il “legislatore” è sempre avvenuto da parte di poteri non religiosi, anzi dichiaratamente atei: dalla Rivoluzione Francese al Comunismo passando per il Nazismo. Ed oggi lo vediamo in Venezuela, nelle ultime dittature comuniste d’Asia, ecc.
    Precisazione 2.
    “Coercizione delle leggi”.
    Restringiamo il campo all’Italia. Quando i progressisti, coloro che si vogliono affrancare da una – diciamo – morale cristiana, hanno avuto la maggioranza in Parlamento e nel paese hanno potuto modificare le leggi a proprio favore l’hanno fatto, vedi il caso sull’aborto e il caso del divorzio.
    Se in altri casi i progressisti (li chiamo così per semplificare) non hanno avuto la forza e le forze per raggiungere gli obiettivi prefissati, non è prevaricazione dell’altro, è semplice lotta democratica. Oggi in Italia non si può modificare nulla se non per via democratica. Quindi non vedo nessuna “coercizione delle leggi”. In Parlamento vi è la rappresentanza del Paese.
    Altra cosa poi è la testimonianza, che certo deve essere personale e ad personam ed è l’unica che può “colpire” l’altro.

  • Asmenos scrive:

    Quid, conosci l’espressione “tirannia della maggioranza”?
    Non è che siccome la maggioranza decide in un modo allora quel modo è giusto.
    Io contesto il fatto che si voglia imporre come vivere, convivere, morire. Nessuno obbligherà un cattolico a fare certe cose. Perchè dunque obbligare un non cattolico?

    Quanto alla questione credenti, beh, se vai anche sul mio blog vedrai che per me che la fede sia politica o teologica, conta poco. Ma sempre di atteggiamento assolutista e dunque potenzialmente totalitario si tratta.

  • quidestveritas scrive:

    Sì, ma è peggio la “dittatura della minoranza”. La via democratica è un buon compromesso o perlomeno non la si può considerare liberticida.
    Qualunque idea può essere “potenzialmente totalitaria”, ma è un dato di fatto che il totalitarismo avviene lì dove diminuisce la libertà religiosa non dove aumenta la presenza religiosa.

  • Asmenos scrive:

    Mi permetto di correggerti.
    “Lì dove diminuisce la libertà”.
    Di tutti i tipi.

  • quidestveritas scrive:

    Vero. Ma la libertà religiosa è uno dei termometri più importanti, poi era anche per dire che di stati teocratici conosco solo quelli arabi.

  • Asmenos scrive:

    Attenta a non confondere arabi con musulmani. Non si tratta di sinonimi.

    In Europa, per fortuna, non c’è quasi più alcun paese che professa una religione di stato. Merito questo, non della religione. Sartori sostiene che all’islam manchi proprio una rivoluzione francese…

  • quidestveritas scrive:

    Si può progredire anche senza rivoluzioni, che spargono solo sangue.

  • Asmenos scrive:

    Dipende. Quella dei garofani in Portogallo per esempio…

  • quidestveritas scrive:

    Purtroppo non lo si può sapere prima che tipo di rivoluzione sarà.

  • ClaudioLXXXI scrive:

    Asmenos, se tu fossi coerente con quel che dici, ogni volta che vieni qui dovresti scrivere “in effetti potresti avere ragione, quid” “in effetti potresti avere ragione, quid” “in effetti potresti avere ragione, quid” “in effetti potresti avere ragione, quid” …

    Questo immaginario e confuso concetto di tolleranza non esiste. Ti hanno ingannato, o ti sei ingannato. Il dialogo è un’altra cosa. Tu stesso credi evidentemente (legittimamente) nelle tue idee e non credi nelle idee contrarie.
    Wake up.

  • Asmenos scrive:

    Certo che credo alle mie idee. Ma, ad esempio, se leggi bene, a certe affermazioni di Quid, ora e in passato, ho dato ragione.

  • ClaudioLXXXI scrive:

    Sì, ma “certe” affermazioni, quali? Su quelle su cui eri già convinto da prima che vi fosse discussione, o su quelle proprie dell’interlocutore?
    Hai scritto “potresti avere ragione sull’esistenza di Dio?” “potresti avere ragione sull’immortalità dell’anima?” “potresti avere ragione sull’aborto?”
    Se non hai scritto come queste (o simili), allora non hai mai veramente dialogato. Secondo la tua definizione di dialogo.

  • Asmenos scrive:

    Controlla, se ti preme tanto.

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