Storie di ordinaria bellezza

12 maggio 2009 § 3 commenti

Marija Judina da Liberi, di Giovanna Parravicini – «Si fa un punto d’onore di professare apertamente le proprie posizioni. In seguito scriverà: «Talvolta anche dei buoni, sinceri cristiani mi dicevano: "Lei mette in mostra, lei ostenta la sua religione". Non è vero. Il Vangelo è infinito. E ciascuno, istintivamente o consapevolmente si sceglie delle frasi "guida". Per esempio, dentro di me sento echeggiare le parole: "chi mi rinnegherà, anch’io lo rinnegherò nell’ultimo giorno"».

Stalin è generoso, fa avere alla Judina ventimila rubli, una cifra strepitosa per l’epoca. E lei gli risponde: «La ringrazio per il Suo aiuto, Iosif Vissarionovic. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado». Una risposta che avrebbe potuto costarle la vita. Invece non le viene torto un capello. Si dice che il disco con il concerto della Judina fosse sul grammofono di Stalin, quando lo trovarono morto nella sua dacia. 

«Il bello non è una categoria estetica. La bellezza è una categoria metafisica, spirituale. È la condizione suprema dell’essere, il supremo realizzarsi dell’esistenza e non semplicemente un suo aspetto, uno dei tanti… La bellezza ci si è rivelata appunto come la realtà metafisica suprema sul monte Tabor… È il rivelarsi della Bellezza, della Gloria divina, che in quell’istante rifulse al mondo intero, pur restando, in modo misterioso, nascosto, in questo mondo fino alla fine dei tempi. Dostoevskij ha detto che la bellezza salverà il mondo… Marija Veniaminovna ripeteva spesso queste parole. Sapeva, con tutto il suo essere credeva e sapeva che è così, che questa è la verità, perché la bellezza è l’energia di Dio, è l’energia della gloria di Dio, è la gloria dell’energia di Dio che trasfigura il mondo… La percezione della bellezza è sempre uno squarcio che si apre su un altro mondo, su un’altra realtà più grande, sul mondo della realtà, della grazia di Dio. E tutta la vita di Marija Veniaminovna, dedicata alla bellezza, è stata tesa a questo».
[Padre Vsevolod Spiler al funerale di Marija Veniaminovna]

§ 3 risposte a Storie di ordinaria bellezza

  • rapyna scrive:

    Proprio adesso sto leggendo Liberi, di Giovanna Parravicini. Che miracoli opera Cristo! E’ un libro commovente e fa sentire piccoli piccoli, noi occidentali ben pasciuti, che possiamo vivere la nostra fede liberamente e non sappiamo approfittarne. Quando ci chiedono se siamo credenti, rispondiamo sì, ma con un’aria di sufficienza, come se fossimo noi a fare grazia al Padreterno. Invece, vedi che fierezza lieta in queste persone, che per testimoniare la loro appartenenza a Cristo, hanno pagato prezzi altissimi, fino al martirio!
    Sai che ho conosciuto Giovanna Parravicini di persona? E’ venuta al mio paese tanti anni fa, con Padre Scalfi. Allora si faceva chiamare con un altro nome, causa la persecuzione, il Samizdat, la Chiesa del silenzio… Altrimenti le avrebbero impedito di tornare all’Est. Un abbraccio affettuoso, cara Quid!

  • OrsobrunoBlog scrive:

    Cara Quid,
    vorrei stringere meglio un paio di vitine metafisiche, senza rovinarti il gusto di quanto detto da padre Spiler, che è corretto al 90%, soprattutto sul versante teologico: corretto e profondo.
    Dal punto di vista filosofico, invece, e proprio in quanto consideri la bellezza non come categoria estetica ma come realtà metafisica, non è preciso parlare di bellezza come condizione suprema dell’essere.
    L’essere, atto di ogni atto, perfezione di ogni perfezione, perfezione suprema, è quanto di più grande e sublime possa trovarsi nella realtà. L’Essere senza nessuna limitazione o restrizione (tecnicamente: l’Essere per essenza) è Dio stesso. ‘Essere’ è il modo in cui Dio chiama Se stesso quando si rivela a Mosè.
    L’unità, la bontà, la verità e la bellezza sono caratteristiche che sempre accompagnano l’essere: sono dette ‘i trascendentali dell’essere’. La bellezza (definita da S.Tommaso ‘quod visum placet’, ciò che, veduto, piace), accompagna dunque qualsiasi cosa reale, a seconda dell’intensità dell’essere.
    Pur non essendo uno dei tanti aspetti dell’esistente (questo è vero), non è la condizione suprema dell’essere; piuttosto, conviene dire che all’Essere supremo, Dio, corrisponde anche la Bellezza suprema.
    Ma, messa come la metteva il bravo padre Spiler, poteva quasi sembrare che la bellezza fosse qualcosa di superiore all’essere stesso, mentre la realtà suprema è comunque, sempre, l’essere; anzi, se vogliamo, l’Essere.
    Bene: ora che con la mia pignoleria ti ho tirata fuori dagli stracci (ma almeno, spero, di non averti rovinato il gusto del bellissimo brano), ti saluto cordialmente🙂

  • quidestveritas scrive:

    Grazie a entrambi dei vostri bei commenti. Sto anch’io leggendo ‘Liberi’, ed è incredibile sentire la sensazione di libertà trasmessa da queste vite perseguitate e sofferenti.
    Caro Orso, grazie della precisazione, ce n’è sempre bisogno.

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