La cura

27 marzo 2009 § 1 Commento

«La morte della moglie l’aveva scosso. La sua vita era sempre stato un riflesso della vita di lei, quanto di bello e di brutto gli succedeva, l’allegria o la tristezza, esistevano solamente rispecchiate nel cuore di Varvara Alexandrovna. […] Davvero c’erano stati giorni in cui, prima di andare a lavorare, aveva fatto colazione in una stanza piena di luce, con accanto la moglie che cercava di intuire se desiderava ancora qualcosa da mangiare

[…] «Mi stupisci davvero. Ogni giorno è una processione di gente che si attacca al minimo pretesto pur di filarsela, e tu, invece, non le ascolti nemmeno, le sue suppliche. Se potessi, se mi autorizzassero, non ci resterei un minuto di più, qui dentro». «È per te che resto. […] Se non ci fossi io saresti sempre ubriaco».
[Vita e Destino, Cap. 62]

Piccole testimonianze. Il primo di un rapporto tra marito e moglie, il secondo tra un padre e una figlia. Come si vede le donne risaltano nella loro semplicità e nella loro fortezza. Aborro in genere il filofemminismo e non me ne importa una cippa della retorica sui diritti delle donne (soprattutto quando non sono accompagnati dai doveri), tra cui rientra anche ciò che di più lontano c’è dalla donna: l’infanticidio, l’aborto. Ma stavolta parlo di donne perché il giorno in cui ho letto questi brani è il giorno in cui ho visto praticare da una donna quella stessa attenzione, amore, cura dei personaggi dei brani citati, un’attenzione, amore, cura riversati sul marito in ospedale. Attenzione, amore, cura, di cui ormai molte donne si privano perché spinte a farlo dalla mentalità dominante per avere le "pari opportunità", per sentirsi fighe; attenzione, amore, cura che, se non sono delle donne, non sono di nessuno e infatti gli uomini oggi "sono sempre ubriachi".

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