I briganti

31 marzo 2009 § 3 commenti

Ieri M. si è spaventato nel guardare un dvd in cui tre briganti rapiscono una bambina e la portano via, mentre questa piange e chiede di rivedere mamma e papà. Non ha voluto proseguire nella visione, un po’ sensibile, un po’  fifone. Ieri sera però gli spiegavo che sulle copertina del dvd c’è scritto che i briganti in realtà non sono cattivi. L’ho visto assorto e pensieroso e mi incalzava con la domanda: "perché non sono cattivi?". Insomma, la prima impressione che ha avuto – ben giustificabile, s’intende – è stata determinante per crearsi un giudizio e tale era che risultava difficile fargli cambiare opinione.

Mi è venuto in mente allora la lettura che il cardinale Biffi fece di Pinocchio qualche anno fa. Citava come esempi di "cattivi maestri" il Gatto e la Volpe, simpatici, premurosi, dispensatori di consigli e perfino buoni. Peccato che poi le loro azioni erano rivolte ad un loro personalissimo tornaconto. Così ho provato a proporre questa lettura a M.: "Mai fidarsi dell’apparenza. Diffida di chi ti si mostra subito amico e ti fa sembrare tutto facile, mentre sospendi il giudizio su chi ti sembra un po’ brusco e scostante, e soprattutto su chi ti dice la verità", (il Grillo). 

De-moralizzazione

30 marzo 2009 § 1 Commento

Devo dire che sono stata fortunata. Nella lettura degli avvenimenti più importanti ai quali ho assistito e di certi andamenti storici sono sempre stata avvertita della presenza di certe pressioni, certi finanziamenti, certi foraggiamenti che sono sempre andati in una direzione sola, quella contro la civiltà millenaria italiana ed europea, ed in modo particolare contro la civiltà cristiana. Tale processo è iniziato nel Settecento, quando il periodo più florido di tutta la storia umana, per produzione letteraria, architettonica, scoperte scientifiche e pensiero filosofico, il Medio Evo, è stato dipinto come un’epoca oscura e terribile, ed ancora oggi certi insegnanti ne sono convinti, ahinoi. Nel XX secolo questa inclinazione è continuata, ma ad agire non c’erano più i circoli elitari "illuminati", ma i regimi totalitari, in primis, il regima comunista. Due i fatti che mi hanno confermato quanto appena descritto: la lettura di "Pensare la storia" di Vittorio Messori, in cui si possono leggere numerose schede che lo dimostrano ("di parte", direte voi, "la parte opposta dei libri di storia italiana, quindi più credibile", dico io ), e un incontro fatto qualche anno fa con un giornalista di Avvenire. Questi, rammentando un suo episodio da corrispondente a Parigi sul finire degli anni Settanta, ricordava come gli fu riferito che – dopo la legalizzazione del divorzio e dell’aborto – non ci sarebbe voluto molto tempo perché la società fosse pronta a cedere anche all’eutanasia, oltre che alle rivendicazioni di grupposcoli minoritari come gli omosessuali.

Ci stiamo avvicinando sempre di più a quanto pronosticato alla fine degli anni Settanta. Ora, a confermare una volta di più tali opinioni e fatti, leggo alcuni stralci di una conferenza tenuta nel 1983 da "Thomas Schuman, il cui vero nome era Yuri Bezmenov, un importante funzionario del KGB che si rifugiò in Canada nel 1970", pubblicati e commentati qui (consigliata una visita, dove si trovano anche i link ai video della conferenza): "Bezmenov spiega le tappe e le strategie di destabilizzazione operate dal KGB in quegli anni". Ecco alcuni passaggi impressionanti:

«In cosa consiste basicamente la sovversione? In un processo di quattro tappe. Il primo è la de-moralizzazione. Per de-moralizzare una società ci vogliono dai quindici ai venti anni. E qui Bezmenov dice una delle cose più raccapriccianti: perché questo tempo? Perché è il tempo necessario per educare una generazione di studenti o di bambini. Una generazione. È il tempo necessario di studio per formare una mentalità, una personalità. Cosa prevede questo periodo? Influenzare varie aree, attraverso infiltrazione, metodi di propaganda, contatti diretti etc., nelle quali si forma o si modella l’opinione pubblica: religione, sistema educativo, vita sociale, amministrazione, sistemi legali di controllo, ambienti militari, relazioni datori di lavoro-lavoratori (economia), etc.» [Leggi tutto].

«Quali sono le aree della società nelle quali si interviene per la sovversione? Religione: distruggere la religione accettata e rispettata del paese-obiettivo, ridicolizzarla, sostituirla con sette e culti fake che portino l’attenzione della gente verso una fede primitiva, ingenua, non importa quale. La cosa importante è che il dogma religioso venga eroso lentamente e la gente allontanata da qualsiasi profonda dall’obiettivo supremo di ogni religione tradizionale: mantenere la relazione con l’Essere supremo. Educazione: distrarre le persone da imparare cose vere, tradizionali e concrete, introducendo corsi come “storia del conflitto urbano”, “cibo naturale”, “economia domestica”, “la tua sessualità”: qualsiasi cosa, basta che allontani dal sapere vero. Vita sociale: Rompere tutte le relazioni naturalmente stabilite tra individui, gruppi di individui e società come un tutto e sostituirle con organi artificialmente e burocraticamente controllati. [Leggi tutto]».

La cura

27 marzo 2009 § 1 Commento

«La morte della moglie l’aveva scosso. La sua vita era sempre stato un riflesso della vita di lei, quanto di bello e di brutto gli succedeva, l’allegria o la tristezza, esistevano solamente rispecchiate nel cuore di Varvara Alexandrovna. […] Davvero c’erano stati giorni in cui, prima di andare a lavorare, aveva fatto colazione in una stanza piena di luce, con accanto la moglie che cercava di intuire se desiderava ancora qualcosa da mangiare

[…] «Mi stupisci davvero. Ogni giorno è una processione di gente che si attacca al minimo pretesto pur di filarsela, e tu, invece, non le ascolti nemmeno, le sue suppliche. Se potessi, se mi autorizzassero, non ci resterei un minuto di più, qui dentro». «È per te che resto. […] Se non ci fossi io saresti sempre ubriaco».
[Vita e Destino, Cap. 62]

Piccole testimonianze. Il primo di un rapporto tra marito e moglie, il secondo tra un padre e una figlia. Come si vede le donne risaltano nella loro semplicità e nella loro fortezza. Aborro in genere il filofemminismo e non me ne importa una cippa della retorica sui diritti delle donne (soprattutto quando non sono accompagnati dai doveri), tra cui rientra anche ciò che di più lontano c’è dalla donna: l’infanticidio, l’aborto. Ma stavolta parlo di donne perché il giorno in cui ho letto questi brani è il giorno in cui ho visto praticare da una donna quella stessa attenzione, amore, cura dei personaggi dei brani citati, un’attenzione, amore, cura riversati sul marito in ospedale. Attenzione, amore, cura, di cui ormai molte donne si privano perché spinte a farlo dalla mentalità dominante per avere le "pari opportunità", per sentirsi fighe; attenzione, amore, cura che, se non sono delle donne, non sono di nessuno e infatti gli uomini oggi "sono sempre ubriachi".

Vita

26 marzo 2009 § 3 commenti

Suor G. ci ha portato un crocifisso di San Damiano e ci ha detto di guardare bene quella danza di Cristo risorto sopra al Crocifisso, e, mentre lo guardavamo, ci ha chiesto di domandare "Vita Nuova". Poi ci ha chiesto che cosa era per noi "Vita Nuova", quando abbiamo fatto esperienza di "Vita Nuova" nella nostra vita.

Spigolosità

24 marzo 2009 § 7 commenti

Piccoli aneddoti riportati da un sacerdote di periferia:

– Ad una signora che non gli rivolgeva il saluto, lui le chiese il motivo. "Lei fa parte dei *** (un movimento, ndr). Lei non segue il piano pastorale!". Al che lui le rispose: "Se per rispettare il piano pastorale io devo mettere da parte anche solo una persona, io con quel piano pastorale mi ci pulisco il c***".

– Ad un uomo giudicato dalla moglie inidoneo a fare il padrino di Cresima al figlio perché ha commesso errori nel suo recente passato, il sacerdote gli chiede se lui ha visto nella sua vita la Grazia di Dio, "Sì". Se vuole che suo figlio riceva quella Grazia, "Sì". E allora basta, non serve essere altissimi, purissimi e buonissimi per fare il padrino, basta credere. (E a quel paese la "coerenza", ndr).

– Ad un giovane che sta per morire di AIDS, gli chiede se vuole confessarsi, "Sì". Gli chiede se vuole ricevere l’Eucaristia, "Sì". Pochi giorni prima di morire il giovane dice di essere felice, perché ha ritrovato Cristo, ma gli spiace per gli amici, che ancora non lo hanno fatto. "Offri le tue sofferenze per i tuoi amici". "Sì"; "Quel giovane è morto da santo", (ma noi che ne sappiamo dei miracoli che si compiono tutti i giorni?ndr.)

Redenzione

23 marzo 2009 § 12 commenti

Nessuno se lo aspetta il finale di "Gran Torino". È un contropiede fulminante, al quale si rimane sbigottiti, sorpresi e arresi (come qualcuno tanto, tanto, tanto tempo fa). La scelta del vecchio Walt (Clint Eastwood) è l’opposto di ciò che ci si aspetta da lui. Uno che ringhia per tutto il film, intransigente, austero, forse cinico (e invece no), di fronte a un fatto mostruoso fa appello alla sua totale libertà e l’abbraccia forte, non prendendo se stesso come misura, ma allargando lo sguardo agli altri.

Integrazione, mondo che cambia, nostalgia. Sì, forse c’è tutto questo nel capolavoro di Eastwood. Ma non è questo che preme dire al regista-attore. O perlomeno non è la cosa primaria. Però lo capirà chi non sa cogliere il significato cristiano di questo film? Perché è vero che l’aspetto religioso appare evidente nel film grazie alla presenza del giovane sacerdote irlandese, che richiama Walt ad una vita vissuta nel presente e non alla morte vissuta nel passato, però nel finale solo una riflessione non banale può far cogliere la serietà con la quale quell’aspetto religioso si può vivere. Ma non si può dire di più se non spoilerando. 

San Giuseppe (o Joseph…)

19 marzo 2009 § 3 commenti

Hai presente quando passi davanti ad una zingara per terra con il suo immancabile bambino in braccio che dorme? Tende la mano sporca, lamenta qualche parola con la bocca sdentata, sposta la copertina lurida dal bambino che è senza scarpe ache se è gennaio, ti implora di darle qualche moneta, ha fame, non ha da mangiare, non ha una casa, ecc.? Le persone in genere volgono la faccia dall’altra parte, oppure si commuovono e gettano ai piedi della povera donna qualche centesimo, magari un euro. O di più. Ma certo poca roba. Niente di male, non siamo qui a fare del moralismo, ma certo è un po’ il ricco Epulone che getta le briciole al povero Lazzaro, il quale tende la mano e ha un cane per amico.

Ecco, ora si sostituisca la povera zingara con il continente africano, si sostituisca chi dà l’elemosina con gli stati ricchi e opulenti, e infine si sostituiscano i quattro centesimi con i profilattici e il gioco è fatto. "Tieni, usalo e non rompermi più i coglioni".

A posto la coscienza, a posto il portafoglio, fatte contente le organizzazione che magari hanno pagato la campagna elettorale profumatamente…

Ed invece salta su un "rompicoglioni" al quale non sta bene questo tipo di elemosina. Si permette di "pretendere" di più dai ricchi, si permette di amare quel povero con la mano allungata, si permette di volergli bene. È questo che fa scandalo:

«Penso che la realtà più efficiente, più presente, più forte della lotta contro l’Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti, con le sue diverse realtà. Penso alla Comunità di Sant’Egidio che fa tanto – visibilmente e anche invisibilmente – per la lotta contro l’Aids, ai Camilliani, tante altre cose, a tutte le suore che sono a disposizione dei malati … Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con soldi. Sono necessari, ma se non c’è l’anima che li sappia applicare, non aiutano, non si può superare con la distribuzione di preservativi: al contrario, aumentano il problema.
La soluzione può essere solo una duplice: la prima, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l’uno con l’altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto per le persone sofferenti, una disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, per essere con i sofferenti. E questi sono i fattori che aiutano e che portano con sé anche veri e visibili progressi. Perciò, direi questa nostra duplice forza di rinnovare l’uomo interiormente, di dargli forza spirituale e umana per un comportamento giusto nei confronti del proprio corpo e dell’altro, e questa capacità di soffrire con i sofferenti, di rimanere presente nelle situazioni di prova. Mi sembra la giusta risposta, e la Chiesa fa questo e così offre un contributo grandissimo ed importante. Ringraziamo tutti coloro che lo fanno.
[Guarda il video]
[Poi leggi questo articolo: "I dati dimo­strano che l’Aids è diminuito solo nei Paesi in cui si è lavorato per mo­dificare i comportamenti sessuali e gli stili di vita delle persone, cosa che a sua volta deriva da un lavoro di informazione e educazione che coinvolge le famiglie, le donne, le scuole. È accaduto così in Kenya, E­tiopia, Malawi, Zambia, Zimbabwe e soprattutto qui in Uganda".]

P.S. Il papa ha parlato anche di dare farmaci gratuiti in Africa contro l’AIDS. Ma su questo né i giornaloni, né la Francia, né la Germania, né la UE si sono espressi. Chissà perché.

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