Germoglio

12 febbraio 2009 § 1 Commento

È normale che dopo aver assistito ad un nuovo “processo a Gesù”, dove situazioni, per così dire, oscure hanno lavorato per una tragica fine, si rischi di chiudersi in un nostro personale “cenacolo”. È già capitato e a dimostrazione che il Vangelo non è lettera morta, riaccade ogni giorno nella quotidianità faticosa della nostra vita. Soprattutto può succedere se un apocalittico Giuliano Ferrara grida al crollo del “fortilizio della carità”, dopo il quale vi è il nulla: “[…] nel cristianesimo europeo, nella sua forma italiana fino a ieri d’avanguardia e di battaglia, si è inserito il morbo della vulnerabilità più estrema, e qualcosa come il vizio della rinuncia, della compiacenza”.

In realtà, l’antidoto all’infezione è già in atto, sotto gli occhi di tutti. L’antidoto è l’azione amorosa delle suore Misericordine; è quella “presenza orante ma non potente” (sempre Ferrara); è quel Cenacolo dal quale siamo pronti ad uscire di nuovo. Come San Benedetto che «non affrontò da arrabbiato la fine dell’impero, non protestò perché il mondo non era cristiano, né si lamentò perché tutto crollava, accusando l’immoralità dei suoi contemporanei. Piuttosto testimoniò alla gente del suo tempo una compiutezza del vivere, una soddisfazione e una pienezza che divenne attraente per tanti. E fu l’albore di un mondo nuovo, piccolo quanto si vuole – quasi un niente paragonato al tutto, un tutto che pur franava da ogni parte -, ma reale. Quel nuovo inizio fu talmente concreto che l’opera di Benedetto e di Francesco è durata nei secoli e ha trasformato l’Europa, umanizzandola» (Lettera di Don Julian Carron a Repubblica, 23.12.2008).

La verità è che quel “umanizzandola” è pietra d’inciampo, come già Nietzsche sosteneva: «I deboli e i malriusciti devono perire, questo è il principio del nostro amore per gli uomini. […] Che cos’è più dannoso di qualsiasi vizio? Agire pietosamente verso tutti i malriusciti e i deboli — il cristianesimo» (L’anticristo, Adelphi, 1970, p. 169). «Creare una nuova responsabilità, quella del medico» perché «il supremo interesse della vita, della vita ascendente, esige che […] si sopprima senza riguardo la vita in via di degenerazione».[Leggi tutto]

Ma se è pietra d’inciampo, è anche germoglio: «È come se davanti alla crisi di un mondo, il nostro – i profeti userebbero per descriverla un’immagine a loro molto cara, quella del tronco secco -, spuntasse un segno di speranza. Tutta l’enormità del tronco secco non può evitare che in mezzo al popolo, umile e fragile, spunti un germoglio, nel quale è riposta la speranza del futuro. Ma c’è un inconveniente: anche noi, quando vediamo apparire questo germoglio […] possiamo dire scandalizzati: «È mai possibile che una cosa così effimera possa essere la risposta alla nostra attesa di liberazione?».  (ancora Carron).  

Sì,  è possibile.

§ Una risposta a Germoglio

  • factum ha detto:

    La vulnerabilità estrema di quell’uomo in croce, che però ha la forza di dire al ladro “Oggi, tu sarai con me in paradiso”.

Che cos'è?

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