La Legge

4 febbraio 2009 § 27 commenti

Prendendo spunto da un post di Claudio, ricordiamo: 

Articolo 579 del codice penale:

Omicidio del consenziente

Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui e’ punito con la reclusione da sei a quindici anni. Non si applicano le aggravanti indicate nell’articolo 61. Si applicano le disposizioni relative all’omicidio se il fatto e’ commesso:
1) contro una persona minore degli anni diciotto;
2) contro una persona inferma di mente, o che si trova in condizione di deficienza psichica, per un’altra infermità o per l’abuso di sostanze alcooliche o stupefacenti;
3) contro una persona il cui consenso sia stato dal colpevole estorto con violenza, minaccia o suggestione, ovvero carpito con inganno.

tranne nel caso della sig.na Englaro, divenuta simbolo di una battaglia barbarica, vessillo dei portatori di morte, oggetto pro domo sua. Un altro argine all’avanzata della civiltà del terrore cadrà. Da qui a questo:

"Il Reichsleiter Bouhler e il dottor Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcuni medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili secondo l’umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia"

ci vuol poco.

§ 27 risposte a La Legge

  • Asmenos ha detto:

    Il tuo è terrorismo culturale. Il fatto che non ci sia una legge in merito mostra appunto gli orrori verso cui potremmo tendere.

  • ClaudioLXXXI ha detto:

    In realtà la legge in merito c’era già: l’omicidio del consenziente è reato, come anche l’istigazione al suicidio. Punto. Il problema è che i giudici se sono fregati e poi, quando gli hanno chiesto “ma non avrete esagerato?”, si sono dati ragione a vicenda.

  • SorannaroS ha detto:

    Segnalare l’avanzata dell’orrore non è terrorismo, è realismo.

  • quidestveritas ha detto:

    Asmé, eddai, ti posso copiare-incollare interviste ad altri neurologi che dicono il contrario…non mettiamola sulle dichiarazione che fanno il proprio comodo per mettersi a posto la coscienza.

  • Asmenos ha detto:

    Non è un fatto di dichiarazioni. Ma di faziosità del neurologo. Guarda caso quelli che affermano certe cose sono tutti cattolici.

  • quidestveritas ha detto:

    Tuttavia, ripeto, il post esula da dichiarazioni di parte. Cita invece un articolo del Codice Penale calpestato. Fatti, non parole.

  • Asmenos ha detto:

    La lacuna del codice penale nella specifica questione invoca proprio che di legalità ci sia bisogno. Serve una legge in merito.

    Il viceversa non coglie una cosa. Che un neurologo deve fare lo scienziato e non può considerare scientifiche le sue credenze personali su anima e vita.

    FATTI, NON FAVOLE.

  • quidestveritas ha detto:

    È tutto da dimostrare che un neurologo cattolico non si esprima seguendo la scienza. Magari è vero il contrario. Un neorologo ideologizzato porta avanti una propria battaglia sbattendosene ampiamente della scienza.
    Non c’è alcuna lacuna. Dare da bere e da mangiare non rientra nell’accanimento terapeutico e procedere a sopprimere un incapace è un reato penale. Anche se lo avesse voluto. Punto.

  • MastroGeppetto ha detto:

    E se i primi “istigatori a delinquere” fossero proprio i Magistrati che hanno deliberato così? Contro la Legge e gli altri Magistrati fossero i “complici”?
    Chi ci salverebbe dai Magistrati “contro la Legge”?
    Chi firmerebbe l’ordine di carcerazione per i suoi colleghi?
    Che responsabilità essere Giudici onesti!

  • Asmenos ha detto:

    Non rientra lo decidi tu? O forse in questo caso il semplice prolungare un’esistenza vegetale non è un vero e proprio accanimento?

    Il fatto che in certi casi non si possa disporre della propria vita e si incorra in un reato mostra l’arretratezza e la disumanità della nostra legge.

  • quidestveritas ha detto:

    1. Non lo decido io. Mi sembra superfluo ricordare che il nutrimento di un malato è il minimo che si possa fare. E non lo dico io, dovresti saperlo.
    2. Insistere sull’appellativo “vegetale” riferito a un essere umano in qualunque condizione è disumano.
    Eluana non è una carota.
    3. Se anche avessi il dubbio che l’alimentazione artificiale fosse accanimento, non riuscirei mai a giustificare un atto che comporti una lunga ed agonizzante morte per inedia.

  • Asmenos ha detto:

    Lunga ed agonizzante lo dici tu. E comunque su questo concordo. Meglio una bella iniezione.
    Perché chi desidera morire non può farlo?

  • Asmenos ha detto:

    “Quando Eluana non ci sarà più, rientrerò in una dimensione umana, perchè finora ho vissuto in una dimensione disumana. Mia figlia è stata violentata, continuamente invasa nel suo corpo, oggetto di una violenza che lei avrebbe definito inaudita, inconcepibile e inaccettabile”. Così si è espresso Beppino Englaro, padre di Eluana

  • factum ha detto:

    E’ triste speculare sui sentimenti, la vita e la morte non sono sentimenti sono fatti, e un fatto è che c’è chi si vuole prendere cura di Eluana, perchè impedirglierlo?

    Quante morti dovranno fare ancora le ideologie…

  • Asmenos ha detto:

    Sì ma se io VOGLIO morire, posso voler rifiutare chi vuole prendersi cura di me o no?

  • factum ha detto:

    Potresti essere pazzo, potresti volerti buttare giù da un ponte, potrebbe mancarmi una persona cara, potrei volerti ammazzare, ma dove si ferma la libertà?

  • ClaudioLXXXI ha detto:

    Faccio presente ad Asmenos che viviamo in paese di civil law, non di common law. Significa che i giudici si devono limitare ad applicare la legge, non a crearla lì dove vedono un vuoto. Se c’è un vuoto lo decide solo il Parlamento che è stato eletto dal popolo, a differenza dei giudici che non sono stati eletti da nessuno e che godono dell’indipendenza politica proprio per questo motivo.
    In America invece i giudici possono creare diritto, ma proprio perchè sono stati messi lì dal potere politico e devono rendere conto al potere politico.

    Qui ormai abbiamo dei giudici che vogliono tenersi stretta l’indipendenza politica e al tempo stesso si prendono il potere di creare diritto.
    E questo è grave.

  • Asmenos ha detto:

    A me pare piuttosto che questo sia un paese dove il potere politico vuole tappare la bocca ai giudici.

    Detto questo una legge in merito serve.

  • giovannidarho ha detto:

    Mio cuggino è sano come un pesce.
    Ha deciso che VUOLE MORIRE ma ha paura ad attuare il suo proposito.
    E’ chiaramente inibito e ciò gli aumenta grandemente la sofferenza.
    Per favore aiutatelo.

  • Asmenos ha detto:

    “L’arcivescovo: “Lasciamola morire come Wojtyla”. Una voce diversa si leva anche nella Chiesa. E’ quella dell’anziano arcivescono emerito di Foggia, Giuseppe Casale. In un’intervista a La Stampa, il prelato spiega di sentirsi “vicinissimo” al padre della ragazza e chiede di non proseguire “questo stucchevole can can”, perchè l’alimentazione e l’idratazione sono assimilabili a trattamenti medici e se una cura non porta alcun beneficio può essere legittimamente interrotta”.

    L’invito è quello di “lasciare che Eluana termini i suoi giorni senza stare a infierire – ha detto Casale – alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili”. “Come cattolici – prosegue Casale – dovremmo interrompere tutto questo clamore ed essere più sereni” e invece di fare campagne, “bisognerebbe accostarsi con pietà cristiana alla decisione di un padre”.

  • quidestveritas ha detto:

    Ecco, mancava la voce di un vescovo quando fa comodo, eh?
    Comunque le due “cartelle cliniche” non possono essere paragonabili e anche ad un non medico dovrebbe apparire lampante. Dovrebbe.

  • ClaudioLXXXI ha detto:

    Sicuramente ci sono politici che hanno paura dei giudici perchè hanno la coscienza sporca. Ma questo non vuol dire che i giudici possono abusare della loro funzione, come hanno fatto in questo caso.

  • giovannidarho ha detto:

    Quid, hai visto?
    Asmenosse e il suo amico vescovo fanno finta di non vedere la differenza tra la morte di Giovanni Paolo II e l’omicidio di questi giorni.
    Nel primo caso, i medici fecero TUTTO quello che era possibile in scienza e coscienza; poi, giunto l’organismo, naturalmente, al suo tramonto, successe ciò che doveva succedere.
    Nel secondo caso invece si produce quello che ancora non è successo.

  • redhero ha detto:

    si continua a considerare la medicina e la biologia fino alle neuroscienze come fossero scienze esatte…..

    Una scienza gli strumenti della quale sono essenzialmente statistici non può pretendere di dare risposte su cosa sia vivo e cosa sia morto.
    Se non bastasse il foglio annesso ad un qualsiasi farmaco per dimostrare quanta statistica è contenuta in quei “principi attivi” e quanta poca o nulla matematica, si rifletta allora sul perchè uno normalmente per curarsi va dal tal specialista e non dal tal altro…. Ovvio, anche la scelta è statistica, come i successi dei “praticanti” la professione.

    Mai visti medici in contrasto sul da farsi e addirittura sulle diagnosi?

    E chi dovrebbe decidere allora della vita e di cosa sia giusto chiamare vita?

    Ma come mai nel dubbio si sceglie di lasciar morire invece che lasciar vivere? Ovvio anche questo: perchè mentre il dolore estenuante della famiglia ha voce, l’eventuale paura di morire della figlia non ce l’ha (ho detto eventuale proprio a onor di dubbio).

    Noi non sappiamo nulla. Chiederei che nel caso si prenda una decisione non lo si faccia con eccessiva pseudoscientifica sicumera.

Che cos'è?

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