I baobab

27 febbraio 2009 § 4 commenti

Con M. si procede nella lettura de "Il Piccolo Principe". Siamo alla scoperta dei baobab, questi enormi alberi che occuperebbero tutto il suolo dell’asteroide B 612, se ogni mattina non fossero eliminati con attenzione dal Piccolo Principe, che dice: «Ho conosciuto un pianeta abitato da un pigro. Aveva trascurato gli arbusti…" e l’autore se l’immagina così:

Il Piccolo Principe sa individuare in poche righe un grosso problema dell’uomo. Quello di lasciare crescere troppo i baobab sul proprio "io" per pigrizia. Ma c’è di più:

«Ora, un baobab, se si arriva troppo tardi, non si riesce piu’ a sbarazzarsene.
Ingombra tutto il pianeta. Lo trapassa con le sue radici.
E se il pianeta e’ troppo piccolo e i baobab troppo numerosi, lo fanno scoppiare».

Il Male, questo è il Male spiegato ai bambini.

Fremiti

26 febbraio 2009 § 2 commenti

Alla domanda di come ha conosciuto don Giussani, il cardinale Angelo Scola ha così risposto:

«Don Luigi Giussani tenne una splendida lezione sulla “gioventù come tensione” e per la prima volta percepii un accento diverso nel considerare il rapporto tra Cristo e la mia vita. Io, infatti, avevo perso questo nesso: la mia fede era stanca, la mia pratica passiva. I miei interessi si erano spostati – sulla scia dell’impegno socialista massimalista di mio padre – sulla politica e sulla letteratura russa e americana.
Ma quel giorno, quando sentii don Giussani parlare così, ebbi un fremito, e cominciai a guardare a Cristo in maniera diversa».
[Leggi tutto]

Ne avevamo già parlato di come l’applicare ci divida dalla sorgente, dall’origine del tutto. Però capita ancora, capita tutti i giorni, del pensare all’applicare. Ieri per esempio, con il digiuno. Si avrà digiunato bene o non abbastanza? Ed invece quel che conta è quel "fremito", o quella "tensione". Se non si sentono vuol dire che la "fede è stanca", la "pratica passiva". Se li sento, tutto acquista una prospettiva diversa. E niente è più "applicare", ma "vivere". 

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24 febbraio 2009 § 1 Commento

Se si vuole che ci sia libertà di disporre del proprio corpo, si cancelli l’articolo 5 del codice civile, Atti di disposizione del proprio corpo, "Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica".

E soprattutto si cancellino quegli articoli che proteggono la dignità della persona difendendola da atti che vanno a toccare l’integrità fisica, come la legge che vieta la mutilazione degli organi genitali femminili, l’infibulazione. Che le donne islamiche siano libere di subirla, se lo desiderano.

Siano inoltre liberi i motociclisti di non mettere il casco. La loro integrità fisica è una questione loro personale e non della collettività. Idem per la cintura di sicurezza.

Come rigiro la frittata

23 febbraio 2009 § 1 Commento

Qualcuno sa spiegare come mai un titolo che in francese recita così: Aristote au Mont Saint-Michel. Les racines grecques de l’Europe chrétienne (Seuil, Parigi 2008) di Gouguenheim Sylvain, e che a spanne si traduce con "Aristotele a Mont Saint-Michel. Le radici greche dell’Europa cristiana", sia stato invece tradotto dalla Rizzoli con un ambiguo: "Aristotele contro Averroè. Come cristianesimo e Islam salvarono il pensiero greco"?

La traduzione non solo è truffaldina, ma contraddice anche il pensiero dell’autore, sul quale torneremo presto. Ma il titolo meritava da solo un post.

Come bambini

20 febbraio 2009 § 3 commenti

Come i bambini ci risveglino dal sonno della quotidianità. Essi pongono domande a bruciapelo, alle quali o non abbiamo mai pensato o abbiamo rinunciato a dare risposte. Certo, si può rispondere come i grandi facevano con l’autore de “Il piccolo principe”, che da bambino mostrava il disegno numero 1 e il disegno numero 2 ai grandi chiedendo loro se capivano cosa avesse disegnato, ma quelli non capendo, e senza  sforzo per capire, davano per scontato cosa fosse (sbagliando), rispondendo in modo immediato e superficiale. Tuttavia, al di là della risposta che si sceglierà di dare, un fatto ineludibile è il trovarsi di fronte a quelle domande che ci risvegliano dal sonno della quotidianità:

– Come mai io i cattivi non li vedo?

Chissà, forse perché se i cattivi fossero già segnati da un’evidenza fisica, da un marchio, per esempio, che fine farebbero senza possibilità di redimersi? Però è anche vero che la cattiveria corrode anche fisicamente, Tolkien lo fa ben intendere con il personaggio di Gollum.

– Ma quando sei morto parli?

Appare del tutto evidente ai bambini l’impossibilità della condizione del non poter più parlare, del non esserci più, del non vivere più. Ingenui? Stupidotti? Ignoranti? «Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18, 3).

Ancora dei brutti

19 febbraio 2009 Commenti disabilitati su Ancora dei brutti

Torniamo a parlare di lebbra (e di malati esclusi, allontanati dalla vista, indegni di vivere, orrendi a vedersi, privi di dignità). Casualmente, anche se nulla è mai casuale – infatti ciò che sto per scrivere è giunto a nostra conoscenza dopo aver postato questo -, nel giro di tre giorni abbiamo sentito parlare di lebbra e di lebbrosi. Nel vangelo di domenica scorsa, con l’episodio della guarigione del lebbroso (Mc 1, 40-45), nell’omelia nella quale si è citato Damiano di Molokay e infine leggendo la notizia che proprio Damiano di Molokay diverrà presto santo.

Ma chi è Damiano di Molokay? Qui la sua storia. Dunque un povero missionario, una "suora misericordina", un uomo semplice che non ha rifiutato di avvicinarsi ai malati più brutti, più disprezzati, inguaribili, ma ai quali lui ha voluto conferire una dignità enorme.
Ancora una volta l’amore più forte delle idee del mondo. 

Adesso e nell'ora della nostra morte

18 febbraio 2009 Commenti disabilitati su Adesso e nell'ora della nostra morte

Nei giorni scorsi in cui ci affannavamo e ci dedicavamo alla preghiera, ci è capitato di recarci per due volte in una chiesa cittadina, nella quale non avevamo mai messo piede. Ex-parrocchia, oggi svolge la semplice funzione di oratorio, nel senso di piccolo edificio religioso e non di ritrovo per giovani. Ma quel che ci ha più colpiti è il fatto che in quella chiesa un tempo era presente una congregazione che aveva il compito di accompagnare spiritualmente i condannati a morte, perché lì vicino – fuori le mura della città – essi venivano giustiziati. Singolare il "caso" che ci ha voluto lì riuniti a pregare per un’altra condanna.

Ma non è questo il punto, non ora. Il fatto che più colpisce è che era una congregazione a pregare, ad assistere le anime in prossimità della morte. Erano loro a dare conforto a chi trascorreva l’ultima notte da vivo e dare loro sepoltura. Erano le congregazioni ad aiutare le vedove dei condannati. Poi venne un còrso ed eliminò molte congregazioni. Oggi in città – a quanto ne sappiamo – ne sono rimaste solo due.

Non lo chiameremmo questo un gran progresso. 

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per febbraio, 2009 su Quid est Veritas?.