Liberi come 'cavalli selvaggi'. E poi?

25 settembre 2008 Commenti disabilitati su Liberi come 'cavalli selvaggi'. E poi?

Cosa c’è di più esemplificativo del concetto di libertà come il lasciare tutto e partire a cavallo per una meta lontana e desiderata? Dove poter attuare il proprio desiderio? Dove potersi sentire ciò che si vuole essere? Questo avviene in "Cavalli selvaggi" di Cormac McCarthy, primo libro della sua "Trilogia della frontiera" (gli altri due libri si intitolano "Il confine" e "Città della pianura").

John Grady Cole lascia il proprio ranch texano che non sarà più suo a causa della morte del nonno ed inizia così con l’amico Rawlins un lungo viaggio verso Sud, in sella ai loro cavalli.

«Perché il mondo fosse a posto o perché lui fosse a posto nel mondo, si sarebbe accorto che mancava qualcosa e sarebbe andato in giro continuamente e dovunque finché non si fosse imbattuto in un cavallo, e allora avrebbe capito subito che il cavallo era e sarebbe stato quel che cercava».
[p. 25]

La realtà però non è mai così lineare. Ecco che nel cammino ci si mette l’imprevisto, i guai, l’amore. Allora la meta cambia, prima lo è Alejandra, poi la Giustizia. Ma John Grady può giungere alla giustizia da solo senza compromessi? E poi come sarà la sua coscienza?

Ma non l’hai ucciso.
Nossignore. Non l’ho ucciso.
Cadde il silenzio. Il fuoco era diventato brace. […]
Non ce l’avevo con lui. Almeno così mi pareva. […]
E allora perché volevi ucciderlo?
Non lo so.
Bhé, disse il giudice, questa devi vedertela col buon Dio, non ti pare?
Sissignore. In verità non mi aspettavo una risposta, che forse non c’è, ma non mi andava giù che lei mi prendesse per una persona speciale. Non lo sono.
[p. 290]. 

L'altare come una ''Tavola rotonda''

23 settembre 2008 § 6 commenti

Da dove nasce la necessità di stravolgere le chiese, l’interno e l’aspetto esterno, all’indomani del Concilio Vaticano II? È forse stato tutto frutto di un’estemporanea voglia di stupire, di cambiare, di ‘rimodernare’? Un esemplare articolo che spiega come ha preso piede nella Chiesa tale desiderio di svendere anima e corpo alla modernità e alla bruttura è uscito su Il Domenicale di sabato 6 settembre e lo potete leggere qui (lettura raccomandata).

Tutto nasce molto tempo prima del Concilio Vaticano II, l’autore dell’articolo – Ciro Lomonte – fa risalire addirittura l’origine ai primi del Novecento. Il voler girare l’altare versus popolum pare nasca dall’idea del grande teologo Guardini (ma forse non così grande liturgista) di proporre l’elemento della Tavola Rotonda:

«Nel contesto profondamente permeato dalla cultura romantica, qual era quello della Germania all’indomani della Prima guerra mondiale, Guardini modellò la liturgia e la vita cristiana sugli ideali cavallereschi del Medioevo. Egli incoraggiava i giovani a comportarsi come dame e cavalieri e fece del grande castello medievale di Burg Rothenfels il centro del suo movimento giovanile. Curiosamente, il suo modello di riferimento per la liturgia non era l’espressione sacramentale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, e neppure l’istituzione della Cena del Signore e il suo compimento celeste nel banchetto di nozze dell’Agnello, ma la nozione epica dei cavalieri della Tavola Rotonda. […] Questi primi esperimenti liturgici causarono grande confusione nelle loro più vaste applicazioni e influenzarono indebitamente l’applicazione delle indicazioni del Concilio Vaticano II sull’architettura cultuale per vari decenni. Ciò ha prodotto parecchie generazioni di edifici liturgicamente mal concepiti».

Ma altri passaggi dell’articolo fanno riflettere su quale strada abbia preso la Chiesa nella seconda metà del Novecento per andare dietro a correnti che nulla hanno a che vedere con la bellezza:

«Non c’è spiegazione che tenga per giustificare la spoliazione di capolavori del passato in nome del rinnovamento liturgico. C’è da chiedersi se il barocco (come genericamente viene etichettato tutto ciò che è ornato) sia così estraneo alla sensibilità contemporanea oppure se siamo di fronte a un madornale fraintendimento. L’architettura classica si basava su un elemento fondamentale, la decorazione simbolica, che rimandava al trascendente. Proprio questo aspetto venne ideologicamente accantonato dall’architettura moderna, le cui basi teoriche sono teosofiche».

E questi sono i risultati:

– l’altare maggiore addossato all’abside spesso orientata a est e incastonato in composizioni monumentali e riccamente decorate, che comprendevano splendidi tabernacoli di marmo all’esterno e oro all’interno;
– un crocifisso realistico e a grandezza reale;
– una balaustra fra navata e presbiterio;
– un gran numero di quadri, statue e vetrate raffiguranti santi e angeli;
– file diritte di banchi in legno

 

 

 

 

– in molte chiese l’altare è stato spostato a metà del presbiterio – o posto a cerniera con la navata – cosicché la Messa si possa celebrare versus populum;
– il tabernacolo è stato spostato in qualche cappella laterale e, al suo posto, prima centrale, ora sta la sede del celebrante;
– l’altare maggiore – l’unico rimasto – sembra una tavola apparecchiata per la cena;
polittici, ancone e balaustre sono stati eliminati;
gli altari laterali sono stati rimossi e con loro le statue dei santi;
le stazioni della Via Crucis sembrano esercizi di arte astratta;
– i banchi sono stati rimpiazzati a volte da sedie di plastica

 

 

 

 

 

 

 

 

 

C’è da chiedersi dove sia finita per i ‘padri conciliari’ la Mediator Dei, l’enciclica di Pio XII sulla sacra liturgia (1947). Egli metteva in guardia dagli eccessi che già facevano capolino anche in seno alla Chiesa:

«alcuni sono troppo avidi di novità e si allontanano dalla via della sana dottrina e della prudenza. Giacché all’intenzione e al desiderio di un rinnovamento liturgico, essi frappongono spesso principi che, o in teoria o in pratica, compromettono questa santissima causa, e spesso anche la contaminano di errori che toccano la fede cattolica e la dottrina ascetica» (n.8)».

Ma di questo diremo poi.

Come bambini/2

18 settembre 2008 § 2 commenti

M. – fra poco 4 anni:
"Perché il cielo è azzurro?".
Mmhh…so che c’entra la composizione chimica e fisica dell’atmosfera, ma oltre non vado e di certo non posso parlargli de "la composizione chimica";

"Come facciamo a parlare"?
"Abbiamo le corde vocali";
"E allora?";
"L’aria espirando fa vibrare le corde vocali";
"E allora?";
"Ciò produce un suono";
"E allora?"
"La lingua, la bocca e le labbra poi articolano il suono";
"E allora?"

"Guarda il sole";
"Sì, sta sorgendo";
"Perché sorge?";
"Perché è mattina";
"E dove va di notte?"

Sappiamo perfettamente che ci sono risposte più esaurienti delle nostre a queste domande, ma anche sapessimo rispondergli perfettamente come un libro stampato a tutte le domande, lui sarebbe lì, imperterrito, a domandare "e allora?". E noi alla fine dovremmo arrenderci all’evidenza che nessuna risposta basta a lui, mentre noi ce le facciamo bastare per non renderci conto che nulla è scontato, né la corda vocale che vibra né il sole che sorge al mattino.
M. invece lo sa, o per meglio dire, lo percepisce che c’è qualcosa che va al di là di una semplice risposta a un perché. Che c’è un’origine dei suoi perché.

Che cos'è questo latinorum?

15 settembre 2008 § 4 commenti

Per la prima volta nella nostra vita, abbiamo finalmente assistito ad una messa in latino. Anzi, una solenne Messa in latino. Tutta cantata in gregoriano. L’età media era inferiore a qualsiasi messa "normale", ma forse giocava la curiosità – ma ben venga; il librettino per rispondere correttamente era meglio di quei foglietti che si trovano sui banchi delle chiese, almeno qui c’era un motivo per seguire su un foglio, ci chiediamo ancora a cosa serve il suddetto foglietto per seguira la messa in italiano; la Consacrazione è il centro della Messa e lo si capisce: dura più di quei dieci secondi della messa "normale", il sacerdote si inginocchia più volte, bacia l’altare, pare proprio che lì davanti stia succedendo qualcosa. In quel momento. Le spalle del sacerdote? Mi chiedo che fastidio diano. Quando si è seduti sui posti posteriori di un’auto non ci si lamenta mica delle spalle del guidatore; siamo infatti consapevoli che viaggiamo tutti verso la stessa meta e qui è lo stesso. Il Confìteor prima della Comunione, niente strette di mano sudaticce per il segno della pace (ma che vuol dire?). Infine la Comunione ricevuta in ginocchio. Basterebbe solo questo…

N.B. Questo post non vuol essere un’apologia del rito in latino, solo una sottolineatura degli aspetti positivi e di ciò che può essere utile per migliorare la messa "normale".

«Nel “Motu proprio” Summorum Pontificum sono stato portato a precisare le condizioni di esercizio di tale compito, in ciò che concerne la possibilità di usare tanto il Messale del Beato Giovanni XXIII (1962) quanto quello del Papa Paolo VI (1970). Alcuni frutti di queste nuove disposizioni si sono già manifestati, e io spero che l’indispensabile pacificazione degli spiriti sia, per grazia di Dio, in via di realizzarsi. Misuro le difficoltà che voi incontrate, ma non dubito che potrete giungere, in tempi ragionevoli, a soluzioni soddisfacenti per tutti, così che la tunica senza cuciture del Cristo non si strappi ulteriormente. Nessuno è di troppo nella Chiesa. Ciascuno, senza eccezioni, in essa deve potersi sentire “a casa sua”, e mai rifiutato. Dio, che ama tutti gli uomini e non vuole che alcuno perisca, ci affida questa missione facendo di noi i Pastori delle sue pecore. Non possiamo che rendergli grazie per l’onore e la fiducia che Egli ci riserva. Sforziamoci pertanto di essere sempre servitori dell’unità!».
Benedetto XVI ai Vescovi francesi

L'Islam? Ancora venticinque anni

11 settembre 2008 § 39 commenti

«Io penso che il cristianesimo ha vari aspetti. Non è solo una religione ma una fede. Ora vedo Dio tramite Gesù e posso parlare di lui per giorni e giorni di fila, mentre i musulmani non potrebbero dire niente di Dio. Per me l’islam è una grande menzogna. Quelli che presumibilmente rappresentano la religione ammirano Maometto più che Dio, uccidono persone innocenti nel nome dell’islam, picchiano le proprie mogli e non hanno un’idea di chi sia Dio. Senza dubbio andranno all’inferno. Io ho solo un messaggio per loro: c’è solo un percorso per il paradiso: quello di Gesù che si è sacrificato sulla croce per tutti noi».

Chi dice queste parole?
Non può essere un europeo.
Difficilmente è americano.
È un convertito.
È Masab Joseph Yousef, figlio di un capo di Hamas, ex-musulmano, ora cristiano. Il video della sua intervista si trova
qua. Una parte trascritta qua.

«Io non do chance di sopravvivenza all’islam per più di venticinque anni. Nel passato spaventavano la gente e in questo modo impedivano lo spargere di sentimenti antireligiosi, ma al giorno d’oggi, non potranno più nascondere la verità».

Il trionfo della mediocrità

9 settembre 2008 § 2 commenti

Ritorniamo a parlare di Solzenicyn, perché ne vale la pena e perché si è perennamente in ritardo nella lettura dei settimanali – se non dei quotidiani. Solo ieri si è letto brani di questo famoso discorso del grande intellettuale (non me ne voglia!), pronunciato nel 1978 ad Harvard. Ne ritaglio uno:

«Nella società occidentale di oggi è avvertibile uno squilibrio fra la libertà di fare il bene e la libertà di fare il male. […] Al contrario della libertà di fare il bene, la libertà di distruggere, la libertà dell’irresponsabilità, ha visto aprirsi davanti a sé vasti campi d’azione. La società si è rivelata scarsamente difesa contro gli abissi del decadimento umano, per esempio contro l’utilizzazione delle libertà per esercitare una violenza morale sulla gioventù: si pretende che il fatto di poter proporre film pieni di pornografia, di crimini o di satanismo costituisca anch’esso una libertà, il cui contrappeso teorico è la libertà per i giovani di non andarli a vedere. Così la vita basata sul giuridismo si rivela incapace di difendere perfino se stessa contro il male e se ne lascia a poco a poco divorare».

Profetico.

Della realtà

5 settembre 2008 § 7 commenti

Entro in una chiesa per delle foto, scatto ed esco. Poi le apro su Potoshop e vedo che questa ha qualcosa di particolare, una luce che piove dall’alto ad illuminare il presbiterio, quasi come fosse un quadro di Caravaggio. Non l’avevo notata nella realtà. Quante cose non si notano della realtà. 

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per settembre, 2008 su Quid est Veritas?.