Come bambini

30 Maggio 2008 § 14 commenti

Saliamo in macchina. Devo riportare a casa M., tre anni e mezzo. L’autoradio è sintonizzata su Radio Maria e stanno trasmettendo le preghierine dei bambini, soprattutto "Ave Maria". Silenzio, poi…

M. – «Perché dicono sempre la stessa cosa?
Sogghigno, venendomi in mente quanto ascoltato tempo fa e riportato qui.
Quid – Ma tu perché fai leggere alla nonna sempre lo stesso brano di Pinocchio e sempre lo stesso episodio di Ulisse?
M. – Perché mi piace!
Quid – Ecco, Dio e Maria sono così, come ai bambini, piace loro sentirsi raccontare sempre lo stesso brano.

5×1000

28 Maggio 2008 § 1 Commento

Questi i miei 5×1000 scelti:

Fraternità San Carlo Borromeo: 97408060586

Radio Maria: 97152910580

Movimento per la vita: 03013330489

Sempre che questo governo paghi i 5×1000, a differenza del precedente… fan***o!

Latinorum?

26 Maggio 2008 § 4 commenti

E poi dicono che il latino non lo capisce nessuno…

'Non abbiate paura' del Corpus Domini

23 Maggio 2008 § 5 commenti

Ieri sera, dopo anni, mi è capitato di partecipare alla processione del Corpus Domini. E devo dire che mai avevo visto una processione del genere. Sarà perché era notte, sarà che passava in vie buie, raramente frequentate da processioni, sarà che vedere questo serpentone di persone oranti così lontano dalle chiese non capita più tanto spesso, ma l’emozione è stata tanta.
Si è passati anche attraverso un antico chiostro ora appartenente ad una caserma militare. I soldati erano in rigoroso silenzio, sull’attenti. Il chiostro era illuminato da fiammelle per tutto il muretto che separa il perimetro dal prato. Il portone che apre sulla cappella era spalancata a mostrare questo luogo nascosto alla città; si è giunti finalmente in chiesa, in una chiesa strapiena in cui gli “Amen” risuonavano e rimbombavano come mai mi era capitato di sentire.

Ecco cosa succede quando non si ha paura di fare una processione come si deve.

Alla ricerca degli educatori

20 Maggio 2008 § 3 commenti

Il caso di Niscemi è già finito nel dimenticatoio. Il caso ha finito di far scalpore, come quello di Perugia, dove interessa solo l’aspetto giudiziario e non quello "educativo" e sociale. Una quattordicenne faceva sesso indiscriminatamente con diversi coetanei, nell’ultimo incontro i quattro hanno rapporti sessuali (non è stata ancora provata la violenza), poi i tre ragazzi decidono di disfarsi di lei e la gettano in un pozzo e se ne vanno a spasso. In realtà, non mi interessa il caso scabroso in sé, ma le scelte che la giovane ha fatto e naturalmente le scelte dei suoi tre coetanei. Una non-vita, un non-amore, una non-libertà. Intanto tutti i giorni sui quotidiani si leggono notizie come queste:

«Due ragazzi di 11 e 12 anni hanno violentato una bambina di 10, sorella di uno dei due, ed hanno diffuso nella loro scuola le immagini della scena con un telefonino. È successo a Montfort-l’Amaury, nella regione parigina. Il più piccolo dei due aveva invitato a casa il suo amico, arrivato con la sorella. Hanno visto un film porno e deciso quindi di riprodurre le scene con la ragazzina».

«Prima con un inganno hanno portato una dodicenne in uno scantinato e l’hanno violentata. Poi, due giorni dopo, ci hanno riprovato con una ragazza di 16, che però è riuscita a scappare. Responsabili degli abusi sessuali – secondo la Polizia – due quindicenni della Sassari "bene" arrestati dagli agenti della Sezione Minori della Squadra Mobile con l’accusa di violenza di gruppo».

O questa.

Non so se i dibattiti servano a qualcosa, so che Davide Rondoni, nella puntata di TV7 andata in onda venerdì 16 maggio su Raiuno, ha parlato in modo differente da tutti gli altri. Ha qualcosa da dire e qualcosa da testimoniare, a differenza degli altri ospiti, seppur bravi. Se avete un’oretta di tempo guardate il video della trasmissione, e se non avete tempo, guardate gli interventi di Rondoni (ai minuti 10′, 14′, 27′, 41′, 45′, 54′ e 1h circa).

Ascensione

19 Maggio 2008 § 2 commenti

Sabato 10 maggio 2008, vigilia della solennità dell’Ascensione,
dopo un breve temporale, il cielo appare così


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Delle memorie e delle digressioni del Cardinal Biffi/3

18 Maggio 2008 § 1 Commento

Torniamo a rileggere il Cardinal Biffi. In un capitolo in cui narra del suo primo impegno come parroco in una parrocchia di Legnano, commenta sulla liturgia pre-conciliare ancora in vigore:

«Ho cominciato col chiedere di non preoccuparsi del latino e di parlare in latino come se ci fosse comprensibile: se anche noi non si capiva il senso delle orazioni, il Signore lo capiva benissimo. Era invece d’importanza fondamentale che si rispettasse il copione. […] Le letture, che il sacerdote era obbligato a leggere in latino, venivano doppiate in italiano da una voce fuori campo. Solo così non si stravolgeva l’indole inalienabile della celebrazione. […] A questo punto nella parrocchia dei Santi Martiri Anauniani eravamo pronti perché la Chiesa ci consentisse l’ultimo passo: l’uso della lingua parlata. Sarebbe stata la naturale conclusione di tutto questo lavoro, ma per il momento era solo un auspicio e una speranza.
Una Provvidenza misericordiosa e sapiente ci ha accontentati molto più celermente di quanto osassimo prevedere, dopo il Concilio Vaticano II».
[p. 178]

Come si vede, il giovane parroco milanese vede tutti i difetti dell’antico rito, che oramai era stravolto anche in parti importanti della celebrazione, come "la comunione dei fedeli collocata al di fuori della messa, prima del suo inizio e dopo la sua conclusione". Qualche pagina successiva, però, aggiunge alcune considerazioni sul risultato ottenuto dal Concilio Vaticano II, a distanza di anni:

«Il Concilio non aveva né voluto, né previsto la totale scomparsa del latino dalle nostre celebrazioni: l’autorizzazione della lingua parlata era occasionale e limitata.
Ma già nei Praenotanda al nuovo messale riformato (1969) la Santa Sede era addivenuta a una concessione generale: «Il Concilio ha ammesso senza difficoltà che anche "l’uso della lingua parlata può riuscire spesso di grande utilità per il popolo", e l’ha quindi permessa. L’entusiasmo con cui questa decisione è stata accolta, ha portato, sotto la guida dei Vescovi e della stessa Sede Apostolica, alla concessione che tutte le celebrazioni con partecipazione di popolo si possano fare in lingua viva, per rendere più facile l’intelligenza piena del mistero celebrato» (Proemio n. 12).
Posso attestare con la mia esperienza di parroco che una licenza soltanto parziale, con il risultato di avere una "liturgia bilingue", non poteva sostenersi a lungo; ed è quindi a mio parere giustificato che si sia oltreppasato il dettato conciliare.
La mens sostanziale del Concilio si sarebbe più fruttuosamente salvata con una vigorosa e richiamata disposizione a celebrare nelle domeniche e nelle feste, almeno nelle chiese cattedrali, una solenne eucaristia latina […], accompagnata e sostenuta dal canto gregoriano, del quali il Concilio afferma: «La Chiesa riconosce il canto gregoriano come proprio della liturgia romana: perciò nelle azioni liturgiche, a parità di condizioni, gli si riservi il posto principale» (Sacrosanctum Concilium, 116)».
[p. 187]

Questa sarebbe stata forse la mediazione indispensabile che si sarebbe dovuto attuare. Se solo la Chiesa non fosse stata presa da un suicidio culturale…
[3 – Continua]
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