Del vivere e del lasciar morire

26 febbraio 2008 Commenti disabilitati su Del vivere e del lasciar morire

Antefatto

Per i neonati nati alla 22ª settimana "devono essere offerte solo le cure compassionevoli, salvo in quei casi, del tutto eccezionali, che mostrassero capacità vitali"; alla 23ª settimana "quando sussistano condizioni di vitalità, il neonatologo, coinvolgendo i genitori nel processo decisionale, deve attuare adeguata assistenza, che sarà proseguita solo se efficace"; alla 25ª settimana "il trattamento intensivo è sempre indicato e va proseguito in relazione alla sua efficacia".
[Gruppo di lavoro sulle cure perinatali nelle età gestazionali estremamente basse]

L’intervento [a commento dell’ ‘antefatto’] del dottor Renzo Puccetti, Specialista in Medicina Interna e Segretario del Comitato "Scienza & Vita" di Pisa-Livorno

«Non è vero che a 22 settimane la probabilità di sopravvivenza sia eccezionale. Secondo i dati provenienti da 600 cliniche nel mondo raccolti nel Vermont Oxford Network, la sopravvivenza a 22 settimane è del 5%, sale al 30% nei nati a 23 settimane e arriva al 60% nei bambini nati a 24 settimane di gestazione. In una casistica condotta analizzando 19.507 neonati ammessi in 17 reparti di cure intensive neonatali in Canada sono sopravvissuti e sono stati dimessi dal reparto il 14% dei neonati a 22 settimane, il 40% a 23 settimane e quasi il 60% a 24 settimane.

[…] Considerare come una sorta di tentativo inutile, dannoso, insensato la rianimazione di neonati avendo percentuali di salvataggio del 5-10% dovrebbe condurre a sconsigliare la rianimazione cardio-polmonare di tutti gli adulti, in cui le cui probabilità di sopravvivenza sono pari al 6,5-15%. Viene da chiedersi quale medico degno di questo nome si sognerebbe di astenersi da praticare la rianimazione cardio-polmonare agli adulti a causa delle scarse probabilità di successo, oppure perché ciò costituirebbe un consumo di risorse altrimenti allocabili, come pure è stato invece sostenuto per i neonati? Chi accetterebbe come etico il comportamento del medico che non effettuasse il massaggio cardiaco per evitare che all’eventuale successo della manovra conseguisse comunque un deficit neurologico?

[…] Che poi la questione della rianimazione dei neonati fortemente prematuri si intersechi con quella dell’aborto non è un argomento propagandistico, ma un fatto. Si dice che la percentuale di interruzioni di gravidanza dopo la 21ª settimana di gestazione è bassa (0,7%), ma si dimentica che corrisponde a 869 bambini ogni anno, una cifra non così lontana dalle 1.376 morti per incidenti sul lavoro. […] Dopo le 21 settimane sono abortiti 869 bambini, altri nascono spontaneamente prematuri, molti di loro sono vivi. Immaginiamo di dare un nome a queste minuscole creature, immaginiamo che a ciascuna di esse possiamo dare una possibilità di vita, possiamo includerli in una rinnovata lista di Schindler, o viceversa condannarli. Sono affidati a noi, alla coscienza di un popolo e alla sua dignità.
[Leggi tutto]

L’intervista scomoda

24 febbraio 2008 § 14 commenti

34 minuti di verità. E che la Bignardi – con i suoi "tacchi a spillo" da salotti milanesi – la smetta di parlare a nome delle donne.

E la luce di Caravaggio?

21 febbraio 2008 § 1 Commento

Confessiamo di non averlo visto tutto (per fortuna!), ma è bastato poco per vedere che lo avevano spogliato dell’anima, quell’anima messa così a nudo nei suoi quadri, quell’anima sempre alla ricerca della luce. Non abbiamo avuto la prontezza di ‘profetizzare’ quello che si sarebbe visto, come ci era capitato invece con la fiction dedicata a San Francesco d’Assisi (non che ci volesse un particolare dono di preveggenza in quel caso…), ma certo non era da mettere in dubbio che la personalità e il genio di Caravaggio sarebbero stati ridotti e ristretti in una visione particolare, parziale, mutilata, del tutto non compresa. A loro, agli autori (?), importava far vedere i papi corrotti, i cardinali debosciati, l’Inquisizione (eccheppalle!!). Alla fine Caravaggio chi è? Un pazzo, perseguitato fin da bambino dalla visione della Morte a cavallo, a ricordare, non sappiamo quanto volutamente e nemmeno ne scorgiamo il significato, i cavalieri neri di Sauron. Come al solito la storia, la cultura e la qualità ne escono a pezzi. Ne ha parlato anche Davide Rondoni:

«A chi giova che la tv di Stato racconti l’Italia in modo deformato? Il panorama umano che circonda il nuovo Caravaggio televisivo è talmente orrendo che lo stesso Caravaggio diventa una specie di inconsapevole missionario del bene, attonito davanti alla realtà bruta delle cose. […] Ma quella gente, che la tv oggi ci offre come macchiette, fece un’Italia bella, a differenza di questa pletora di registi e produttori che non sa neppure raccontare il nostro passato. Anzi sembra odiarlo, in nome di una sterilità stizzita che ormai le avvinghia il cuore e la mente».

I.N.R.I

19 febbraio 2008 § 4 commenti

E chi se lo aspettava che Lucio Dalla facesse una canzone così? Qui un ottimo commento.

Tra mille mondi te ne vai e splendi
o appeso in croce in un garage
io non ho dubbi tu esisti e splendi
con quel viso da ragazzo
con la barba senza età / ci guardi e splendi
di cercarti non smetterò
abbiamo tutti voglia di parlarti
Mi senti?  Mi senti?
Sono tuo figlio anch’io, Dio
sono tuo figlio anch’io, Dio, Dio
tra i cani zoppi ti confondi e splendi
nei cartoni che son case per chi non le ha
ti ho visto che splendi
di chiamarti io non smetterò
abbiamo tutti voglia di abbracciarti
Mi senti? Mi senti?
Sono tuo figlio anch’io, Dio
Sono tuo figlio anch’io, Dio, Dio
su una nave colma tu ti stringi ma splendi
nei dipinti insieme ai diavoli o a Maria
di colpo ritorni / di inseguirti io non smetterò
abbiamo tutti voglia di fermarci
Mi senti? Mi senti?
Aiutami, fratello mio
parlaci tu con Dio
sono suo figlio anch’io…
Fratello mio, parlaci tu con Dio…
 
Angelo  
Diavolo
[“Il contrario di me” – 2007]

I pensierini di Davila

16 febbraio 2008 § 3 commenti

Spulciando in Tra poche parole, di Nicolas Gomez Davila (a chi non basta – a ragione – Wikipedia, può leggersi questo articolo), ecco alcuni suoi divertenti e interessanti aforismi. Il 3° e il 4° sono di una chiarezza abbacinante.

1. «Far infuriare l’uomo tipicamente moderno è indizio sicuro di aver visto giusto»;

2. «Gli stupidi un tempo attaccavano la Chiesa, ora la riformano»;

3. «Per il cattolico di sinistra il cattolicesimo è il grande peccato del cattolico»;

4. «Essere cristiani alla moda in voga consiste nel pentirsi non tanto dei propri peccati, quanto del cristianesimo»;

5. «Per stupido che sia un catechismo, lo è sempre meno di una professione personale di fede».

Caos pubblicitario

14 febbraio 2008 Commenti disabilitati su Caos pubblicitario

Pur di far pubblicità a un film mediocre (si legga la consueta splendida recensione di Luisa Cotta Ramosino) che rispecchia il panorama cinematografico italiano, desolante e triste, e che, a sua volta, rispecchia il panorama desolante e triste della narrativa italiana (il film è tratto dall’omonimo romanzo di tal Veronesi), i quotidiani italiani si leggono anche le newsletter indirizzate ai giovani che andranno a Sydney e che vengono pubblicate su un sito cattolico come Korazym, spacciandole per dichiarazioni ufficiali della Cei.

Siamo al delirio, ad un complesso di persecuzione che non ha spiegazione se non nell’evidente subalternità culturale di tali commentatori. Se si legge integralmente il tanto discusso articolo di don Anselmi, si vedrà che non c’è nulla sul quale fare polemica.

Donna e Uomo

13 febbraio 2008 § 4 commenti

Si è svolto a Roma il convegno: "Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza" per celebrare i vent’anni della Mulieris Dignitatem (1988-2008). Interessanti le posizioni del Movimento di Schoenstatt, movimento apostolico di matrice mariana, fondato da Josef Kentenich. Ecco alcune affermazioni prese da questo articolo di Zenit:

"L’uomo e la donna rappresentano Dio, ciascuno a suo modo" – sostiene Alicia Kostka, esponente del movimento e relatrice al convegno -. "Mi affascina come padre Kentenich lo presenta nella sua descrizione della donna come immagine di Dio, e come ancora oggi sia molto più avanti di ciò che dice la Chiesa – confessa -. Come mostra concretamente la donna come immagine di Dio".

"La Chiesa nella sua dottrina rimane ancora al fatto di mostrare che la donna come persona – come persona che ama, che pensa, che agisce – riflette Dio. Padre Kentenich è molto più concreto e mostra come ella sia riflesso, immagine di Dio come donna, vale a dire immagine di un Dio che è anche Madre nella sua dedizione disinteressata".

"E’ molto raro che questo si ritrovi nella teologia della donna: il servire disinteressato come dono naturale della donna, come potenza della donna, è un riflesso di un Dio che ci serve, perché è forte e perché è amore".

"La donna anche oggi si orienta sulla scala di valori maschile, ci orientiamo sul concetto maschile della donna, e lo abbiamo interiorizzato senza accorgercene".

"Per questo non siamo noi, non siamo ciò che possiamo essere secondo l’idea di Dio, e ciò di cui l’uomo avrebbe bisogno. Padre Kentenich lo ha detto già 70 anni fa. E’ un programma per la liberazione della donna, la liberazione dal suo orientamento verso la scala di valori maschili".

Dove sono?

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