Liturgia

29 novembre 2007 § 9 commenti

Ancora sulla Santa Messa in latino. Ecco alcune considerazioni dell’arcivescovo Ranjith, segretario della Congregazione per il Culto Divino, presa da sue due interviste rilasciate all’Agenzia Fides e all’Osservatore romano:
 
«Dobbiamo renderci conto che la liturgia ha una peculiare caratteristica "conservativa" – ma non nell’accezione negativa che oggi alcuni danno alla parola. Nell’Antico Testamento emerge una grande fedeltà ai riti e lo stesso Gesù ha continuato a essere fedele al rituale dei padri. In seguito, la Chiesa ha proseguito su questa stessa linea. San Paolo afferma: "Io trasmetto a voi ciò che ho ricevuto" (1 Corinzi, 11, 23), e non "ciò che ho inventato". Questo è un aspetto centrale:  noi siamo chiamati a essere fedeli a qualcosa che non ci appartiene ma che ci viene dato; dobbiamo essere fedeli alla serietà con cui si celebrano i sacramenti».
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«[…] La riforma post conciliare non è del tutto negativa; anzi ci sono molti aspetti positivi in ciò che fu realizzato. Ma ci sono anche dei cambiamenti introdotti abusivamente che continuano ad essere portati avanti nonostante i loro effetti nocivi sulla fede e sulla vita liturgica della Chiesa.
Parlo qui per esempio d’un cambiamento effettuato nella riforma, il quale non fu proposto né dai Padri Conciliari né dalla Sacrosanctum Concilium, cioè la comunione ricevuta sulla mano. Ciò ha contribuito in qualche modo ad un certo calo di fede nella Presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Questa prassi, e l’abolizione delle balaustre dal presbiterio, degli inginocchiatoi dalle chiese e l’introduzione di pratiche che obbligano i fedeli a stare seduti o in piedi durante l’elevazione del Santissimo Sacramento riducono il genuino significato dell’Eucaristia e, il senso della profonda adorazione che la Chiesa deve rivolgere verso il Signore, l’Unigenito Figlio di Dio. Inoltre, la Chiesa, dimora di Dio viene in alcuni luoghi usata come un’aula per incontri fraterni, concerti o celebrazioni inter-religiose. In qualche chiesa il Santissimo Sacramento viene quasi nascosto e abbandonato in una Cappellina invisibile e poco decorata. Tutto questo oscura la fede così centrale della Chiesa, nella presenza reale di Cristo. Per noi cattolici la Chiesa è essenzialmente la dimora dell’eterno.»
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§ 9 risposte a Liturgia

  • utente anonimo ha detto:

    La comunione ricevuta nella mano è un cambiamento visto e approvato da Paolo VI e confermato dai vescovi italiani. Come si possa parlare di un abuso non lo capisco proprio.

    Buona domenica,

    psico

  • Faber18 ha detto:

    Come non essere d’accordo?

  • quidestveritas ha detto:

    Paolo VI si era inizialmente opposto all’introduzione di questa usanza, voluta e introdotta abusivamente soprattutto dalle comunità del nord Europa sotto l’influenza protestante. Fra i motivi che lo spingevano a rifiutarla vi erano

    l ) – la Comunione sulla lingua previene molto più efficacemente il pericolo delle profanazioni e della caduta dei frammenti;
    2) – il timore che la Comunione data sulla mano avrebbe illanguidito la fede e il fervore eucaristico del popolo; (COME SI È VERIFICATO)
    3) – si sarebbe prestata a un traviamento del profondo significato del dogma secondo teorie ereticali serpeggianti fin d’allora

    Purtroppo nel 1969 concedeva il permesso nel caso in cui le Conferenze episcopali la avessero votata con la maggioranza dei 2/3.
    In Italia ciò si è verificato solamente nel 1989.

    Ora, è vero che forse non si tratta di un vero e proprio abuso, vista l’istruzione di Paolo VI, però di certo è verificabile tutte le domeniche in qualsiasi chiesa quanto ormai si dia poco rispetto alla Eucaristia. Vuoi mettere il gesto dell’inginocchiarsi per riceverla dal mettere una mano (il più delle volte in modo errato) come se si ricevessi un resto in moneta?

  • Asmenos ha detto:

    Ma il Papa non era infallibile?

  • quidestveritas ha detto:

    Pur percependo ironia fuori luogo, ti risponderò seriamente:

    vi sono delle condizioni precise che devono verificarsi normalmente, stando a quello che insegna il Concilio Vaticano II, perché si possa parlare di infallibilità del Santo Padre.

    Queste condizioni sono quattro:

    La prima: Il Papa deve sancire, confermare, non come maestro privato, come fosse un teologo, un biblista, un giurista; nemmeno come semplice vescovo di Roma, ma deve esercitare il suo ruolo di supremo pastore universale della Chiesa, il ruolo di maestro di tutta la Chiesa.

    La seconda: Il papa deve insegnare a tutta la Chiesa e non a una singola parte di essa, escludendo altre parti, come accade quando il papa emana disposizioni, generalmente a carattere temporaneo, per una diocesi, per i cristiani di una nazione o per i fedeli di un Continente.

    La terza condizione: il Papa dovrà esplicitamente far comprendere che sta facendo uso del carisma, del dono dell’infallibilità, ossia deva far comprendere bene che sta confermando con atto definitivo una dottrina di fede e di morale.

    La quarta condizione: la materia su cui si esercita il carisma dell’infallibilità è la fede e la morale. Il Papa non è infallibile quando esprime considerazioni di carattere scientifico, storico, ed altro.

    Pertanto, le modalità di come ricevere l’Eucaristia non ha nulla a che vedere con la verità di fede dunque con l’infallibilità del Papa.

  • Asmenos ha detto:

    Geniale.

  • Faber18 ha detto:

    Quid, senti che bella questa: “La tradizione peri tradizionali non è tanto ciò che il passato porge al presente, quanto ciò che l’eterno porge al temporale”
    Cristina Campo

  • quidestveritas ha detto:

    Bellissima citazione. Tra l’altro tradizione deriva dal latino tradere che significa affidare, trasmettere, tramandare, non ‘rimanere attaccato all’anticaglia’. Grazie Faber.

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