Terry

18 ottobre 2007 § 2 commenti

Lettere al Foglio

Al direttore – Dietro la frase staccare la spina si nasconde la realtà: a) si fa morire di fame e di sete (vedi Terry Schiavo); b) si inietta qualcosa per far morire. Il resto sono balle.
Eugenio Alfano, via Web

Al direttore – E’ illogico dire: “In mancanza di queste due condizioni concorrenti, il diritto alla vita è incondizionato”. O è incondizionato o è condizionato e nel secondo caso non è più diritto alla vita ma obbligo all’efficienza salutistica.
Matteo Maria Martinoli, Milano

Risposta del Direttore
La vita è una cosuccia complicata, sottoposta alle dolcezze e ai rigori della pietà, del rispetto, della carità. Non è e non può essere mai un semplice caso della legge. Ci sono sentimenti della cosa, quantità e qualità discrete dell’amore familiare e comunitario, che non possono subire l’universalizzazione dei diritti e dei doveri. Il diritto comunque è a vivere, il dovere è di curare, alimentare, idratare l’essere umano vivente, anche in coma da quindici anni. Il presidente della Repubblica rese visita a Beniamino Andreatta dopo nove anni di coma, ed era una persona, una persona ammalata curata e nutrita con affetto dalla sua famiglia e dai sanitari, non un cadavere differito. Valgono situazioni umane e civili diverse, ma non è affare della Cassazione o della nostra cultura giuridica occuparsene.

Tempo eterno

16 ottobre 2007 § 1 Commento

La Chiesa si pone come limite all’invadenza del tempo, ma non pensa in chiave apocalittica alla fine del mondo. Spera nella salvezza dell’uomo dall’uso inumano delle sue possibilità e tradizioni. Papa Benedetto vuole riportare la Chiesa nel tempo eterno: per questo mette al centro del suo ministero la liturgia come espressione piena e propria dell’esistenza ecclesiale. […]
Il motu proprio che stabilisce la non interrotta validità della liturgia tradizionale in latino come liturgia vivente vuole significare che il flusso della preghiera è inarrestabile e che trascende il tempo: non si aggiorna. Non è solo per il motivo di riassorbire lo scisma di Econe, ma è per ricordare la dimensione perenne della preghiera e della Chiesa che papa Benedetto ha voluto testimoniare la perenne validità dell’antica liturgia, testimone della dimensione metatemporale della Chiesa.
Gianni Baget Bozzo
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Santa Teresa d’Avila, dottore della Chiesa

15 ottobre 2007 Commenti disabilitati su Santa Teresa d’Avila, dottore della Chiesa

Perché noi siamo così fatti, che, se non ci viene dato ciò che desideriamo, con il nostro libero arbitrio rifiutiamo ciò che il Signore ci dà, si trattasse anche delle cose migliori. Infatti non vediamo di essere ricchi se non quando teniamo il denaro fra le mani. Il buon Gesù, dunque, ci insegna a dire queste parole, con le quali chiediamo che venga in noi il suo regno: “Sia santificato il tuo nome, venga in noi il tuo regno”. Ammirate ora la grande sapienza del nostro Maestro. Considerate- perché è bene che lo comprendiamo- che cosa chiediamo con questo regno. Il buon Gesù fece queste domande una dopo l’altra, vedendo che per la nostra miseria non avremmo potuto santificare, lodare, esaltare e glorificare il nome santo dell’Eterno Padre, se prima non avesse esteso in noi il suo regno.

 Perciò perché intendiate quello che chiedete e siate perseveranti nel domandare e procuriate, per quanto è possibile, di accontentare colui che vi può esaudire, tenete presente quanto vi dico. Certamente uno dei beni più grandi, tra gli altri, che si godono in cielo, è che lassù l’anima non farà più conto alcuno dei beni della terra, ma sarà immersa nella tranquillità e nella gloria, si rallegrerà della gioia di tutti: una pace inalterabile e una soddisfazione senza confini le verrà vedendo che tutti santificano e lodano il Signore, benedicono il Signore e non l’offendono più.
Tutti lo amano; e la stessa anima non si preoccuperà che di amarlo, e non potrà cessare di amarlo, perché lo conoscerà. Se potessimo già conoscerlo, lo ameremmo così fin d’ora, sebbene non con la perfezione e continuità del cielo, ma certamente lo ameremmo in modo ben diverso di come lo amiamo attualmente.
Santa Teresa d’Avila

Birmania

11 ottobre 2007 Commenti disabilitati su Birmania

Le testimonianze di chi vede e tocca con mano sono un’altra cosa…

Visitando la Birmania nel 1993, ho visto io stesso file di uomini legati a due a due con catene ai piedi e sorvegliati dai militari col fucile puntato, che costruivano la strada ai confini con la Thailandia (confine di Thachileik). Uno spettacolo da brividi, tanto più che mi accompagnava diceva: «Muoiono come mosche, vivono in capannoni di paglia, con poco cibo, senza riparo dal caldo e freddo dei monti e senza assistenza medica; e la grande maggioranza sono uomini di città, non più abituati a lavori pesanti e alla vita in foresta». Si teme che anche la recente ribellione con i monaci in prima fila finisca allo stesso modo, nonostante le pressioni internazionali, inconcludenti per il semplice motivo che dal 1990 a oggi la Birmania ha acquistato un potente protettore nella Cina comunista, oggi tornata alla ribalta come grande potenza e bisognosa di avere uno sbocco sull’Oceano indiano. Un testimone oculare un anno fa circa mi scriveva: «I militari stanno costringendo i contadini a coltivare l’oppio per loro e fanno della Birmania il maggior esportatore del mondo… Oggi la Cina rifornisce i militari di armi per ripagare i legni pregiati, i minerali, il gas e il petrolio; costruiscono strade, ci inondano dei loro prodotti».
Piero Gheddo
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Caricature

10 ottobre 2007 § 3 commenti

Come avevo previsto, la fiction su Francesco (e Chiara) è caduta nei soliti errori marchiani, culturali e storici, nei quali la Tv (e non solo) oggi incorre. Sì, avevo detto che probabilmente non avrebbero fatto vedere l’incontro tra Francesco e il Sultano, però avevo aggiunto che se l’avessero fatto non avrebbero mostrato i fatti così come sono raccontati nelle fonti francescane, ma sarebbe stato un incontro tra vecchi amici che vanno a discutere degli affari davanti a un buon vino. Azz, no, i musulmani non possono bere alcolici, poveracci. Non avevo previsto che si sarebbero spinti a metterci il cardinale guerrafondaio. Effettivamente è un mio increscioso errore di valutazione.

Dunque ecco ciò che si è visto:


[…] Lo sceneggiato della Lux Vide era cominciato benino con un’onesta rievocazione della vita del Poverello di Assisi. Fintantoché agli sceneggiatori non è saltato in mente di dedicare un terzo del tempo a loro disposizione alle Crociate. E qui è accaduto il fattaccio. Francesco va in Egitto per parlare con il Sultano, e chi trova a dar scandalo? Un cardinale guerrafondaio, armato fino ai denti, che pare appena uscito dalla marcia su Roma. Tutto vestito di nero, mascella volitiva, sguardo magnetico da «querciolo di Romagna», al prelato manca solo il balcone di Palazzo Venezia. Naturalmente spiega a Francesco che a lui la pace non interessa nulla, vuole vincere punto e basta. Come dire, è sempre «l’ora delle decisioni irrevocabili». E Francesco, invece di fare il bravo balilla, obietta che i Saraceni «credono nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe».

Ora, nessun uomo del Medioevo avrebbe mai potuto proferire un concetto del genere, perché un cristiano del Duecento non avrebbe mai detto che «i musulmani credono nel nostro stesso Dio»: e, a rigor di logica, non dovrebbe dirlo neanche oggi. In ogni caso, quando il vero Francesco andò dal Sultano, nel 1219, gli disse parole ben diverse: «I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete».

Nella fiction della Rai, invece, quando il Sultano rimprovera il Poverello perché i cristiani hanno mosso guerra, lui non sa far di meglio che chiedergli scusa.
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Loop

8 ottobre 2007 § 1 Commento

Ascoltando l’omelia ieri riguardo al rosario, il sacerdote ha paragonato la ripetizione infinita di “Ave Maria” alle continue domande, sempre uguali, dei bambini. Come i bambini chiedono instancabilmente agli adulti di ripetere sempre le stesse fiabe, gli stessi racconti, perché fa loro piacere sentire la voce delle persone alle quali vogliono bene e perché amano sentire ogni volta quel racconto come fosse la prima volta, così Dio con le nostre preghiere. Dio come un bambino desideroso di ascoltare la nostra voce. Instancabilmente. Continuamente.

B. Vergine Maria del Rosario

6 ottobre 2007 Commenti disabilitati su B. Vergine Maria del Rosario

La festa celebra la vittoria riportata nel 1571 a Lepanto dalla Lega Santa contro i Turchi

La festa del Rosario fu istituita da san Pio V, in ricordo della vittoria riportata a Lepanto sui Turchi. E’, cosa nota come nel secolo XVI dopo avere occupato Costantinopoli, Belgrado e Rodi, i Maomettani minacciassero l’intera cristianità. Il 20 maggio 1571 venne firmata la Lega Santa contro i Turchi. Vi aderirono il regno di Spagna, la repubblica di Venezia, lo Stato Pontificio, le repubbliche di Genova e di Lucca, i Cavalieri di Malta, i Farnese di Parma, i Gonzaga di Mantova, gli Estensi di Ferrara, i Della Rovere di Urbino, il duca di Savoia, il granduca di Toscana.
Come si vede, non c’erano i francesi…(n.d.r.)

I soldati di Don Giovanni d’Austria implorarono il soccorso del cielo in ginocchio e poi, sebbene inferiori per numero, cominciarono la lotta. Dopo 4 ore di battaglia spaventosa, di 300 vascelli nemici solo 40 poterono fuggire e gli altri erano colati a picco mentre 40.000 turchi erano morti. L’Europa era salva.

Nell’istante stesso in cui seguivano gli avvenimenti, San Pio V aveva la visione della vittoria, si inginocchiava per ringraziare il cielo e ordinava per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie, (inizialmente detta di S. Maria della Vittoria), titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario. La celebrazione venne estesa nel 1716 alla Chiesa universale, e fissata definitivamente al 7 ottobre da S. Pio X nel 1913.

http://www.mariadinazareth.it/

Dove sono?

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