Terry

18 ottobre 2007 § 2 commenti

Lettere al Foglio

Al direttore – Dietro la frase staccare la spina si nasconde la realtà: a) si fa morire di fame e di sete (vedi Terry Schiavo); b) si inietta qualcosa per far morire. Il resto sono balle.
Eugenio Alfano, via Web

Al direttore – E’ illogico dire: “In mancanza di queste due condizioni concorrenti, il diritto alla vita è incondizionato”. O è incondizionato o è condizionato e nel secondo caso non è più diritto alla vita ma obbligo all’efficienza salutistica.
Matteo Maria Martinoli, Milano

Risposta del Direttore
La vita è una cosuccia complicata, sottoposta alle dolcezze e ai rigori della pietà, del rispetto, della carità. Non è e non può essere mai un semplice caso della legge. Ci sono sentimenti della cosa, quantità e qualità discrete dell’amore familiare e comunitario, che non possono subire l’universalizzazione dei diritti e dei doveri. Il diritto comunque è a vivere, il dovere è di curare, alimentare, idratare l’essere umano vivente, anche in coma da quindici anni. Il presidente della Repubblica rese visita a Beniamino Andreatta dopo nove anni di coma, ed era una persona, una persona ammalata curata e nutrita con affetto dalla sua famiglia e dai sanitari, non un cadavere differito. Valgono situazioni umane e civili diverse, ma non è affare della Cassazione o della nostra cultura giuridica occuparsene.

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