Caricature

10 ottobre 2007 § 3 commenti

Come avevo previsto, la fiction su Francesco (e Chiara) è caduta nei soliti errori marchiani, culturali e storici, nei quali la Tv (e non solo) oggi incorre. Sì, avevo detto che probabilmente non avrebbero fatto vedere l’incontro tra Francesco e il Sultano, però avevo aggiunto che se l’avessero fatto non avrebbero mostrato i fatti così come sono raccontati nelle fonti francescane, ma sarebbe stato un incontro tra vecchi amici che vanno a discutere degli affari davanti a un buon vino. Azz, no, i musulmani non possono bere alcolici, poveracci. Non avevo previsto che si sarebbero spinti a metterci il cardinale guerrafondaio. Effettivamente è un mio increscioso errore di valutazione.

Dunque ecco ciò che si è visto:


[…] Lo sceneggiato della Lux Vide era cominciato benino con un’onesta rievocazione della vita del Poverello di Assisi. Fintantoché agli sceneggiatori non è saltato in mente di dedicare un terzo del tempo a loro disposizione alle Crociate. E qui è accaduto il fattaccio. Francesco va in Egitto per parlare con il Sultano, e chi trova a dar scandalo? Un cardinale guerrafondaio, armato fino ai denti, che pare appena uscito dalla marcia su Roma. Tutto vestito di nero, mascella volitiva, sguardo magnetico da «querciolo di Romagna», al prelato manca solo il balcone di Palazzo Venezia. Naturalmente spiega a Francesco che a lui la pace non interessa nulla, vuole vincere punto e basta. Come dire, è sempre «l’ora delle decisioni irrevocabili». E Francesco, invece di fare il bravo balilla, obietta che i Saraceni «credono nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe».

Ora, nessun uomo del Medioevo avrebbe mai potuto proferire un concetto del genere, perché un cristiano del Duecento non avrebbe mai detto che «i musulmani credono nel nostro stesso Dio»: e, a rigor di logica, non dovrebbe dirlo neanche oggi. In ogni caso, quando il vero Francesco andò dal Sultano, nel 1219, gli disse parole ben diverse: «I cristiani giustamente attaccano voi e la terra che avete occupato, perché bestemmiate il nome di Cristo e allontanate dal suo culto quelli che potete».

Nella fiction della Rai, invece, quando il Sultano rimprovera il Poverello perché i cristiani hanno mosso guerra, lui non sa far di meglio che chiedergli scusa.
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§ 3 risposte a Caricature

  • Psicovirginio scrive:

    Condivido le critiche al pessimo servizio storico fatto da una fiction che non rispetta le fonti francescane. E dire che consulente della LUX era il prof. Cardini!

    Noto però che i giornalisti de IL GIORNALE sanno poco della dottrina cattolica perchè scrivono “un cristiano del Duecento non avrebbe mai detto che «i musulmani credono nel nostro stesso Dio»: e, a rigor di logica, non dovrebbe dirlo neanche oggi”.

    Solo chi non s’intende del magistero papale sul dialogo con l’islam può affermare che per la dottrina cattolica cristiani e musulmani non credono affatto – seppur in modo diverso – nello stesso dio.

    Ecco quanto detto da Benedetto XVI ad Ankara il 28 novembre 2006:

    “Come esempio del rispetto fraterno con cui cristiani e musulmani possono operare insieme, mi piace citare alcune parole indirizzate da Papa Gregorio VII, nell’anno 1076, ad un principe musulmano del Nord Africa, che aveva agito con grande benevolenza verso i cristiani posti sotto la sua giurisdizione. Papa Gregorio VII parlò della speciale carità che cristiani e musulmani si devono reciprocamente, poiché “noi crediamo e confessiamo un solo Dio, anche se in modo diverso, ogni giorno lo lodiamo e veneriamo come Creatore dei secoli e governatore di questo mondo” (PL 148, 451)”.

  • quidestveritas scrive:

    Ad esser pignoli farei notare che Gregorio VII ha parlato di “un solo Dio”, non “lo stesso Dio”.
    Piccola differenza, ma sostianziale.

    Poi, per il dialogo, lo sai come la penso.

  • ClaudioLXXXI scrive:

    Lo stesso Dio può essere inteso come lo “stesso” solo nel senso in cui un musulmano si rivolge comunque al solo Dio, anche se ne ha una percezione imperfetta. Questo è il senso delle parole di Benedetto XVI, in Turchia e ovunque.
    Poi il dialogo si può fare solo se c’è un Logos comune a entrambe le parti, altrimenti è aria fritta.

    Sulle fiction italiane preferisco non commentare per il troppo disgusto. Meno male che non guardo quasi più la televisione.

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