A don Giovanni

24 settembre 2007 § 2 commenti

Il mio primo ricordo significativo di don Giovanni è la mia prima confessione. Emozionata mi avvicinai al confessionale e ad attendermi c’era il prete che avevo sempre visto, che ci veniva a trovare a scuola, al catechismo ed ogni volta mi salutava con un sorriso, con quella voce fioca che si perdeva spesso nel silenzio, tanto da far fatica a sentire quel che diceva e piano piano mi chiedeva notizia di tutti i miei fratelli, della mamma e del papà…
La sua confessione mi accompagnò per molti anni, all’inizio perché era il prete della mia parrocchia, poi perché le sue confessioni erano semplici e non richiedevano molto sforzo nell’aprirsi. Non aspettava infatti che il penitente parlasse, bastava indugiare un poco e subito lui poneva le domande che toglievano dagli impicci: “Qualche dimenticanza?”, “Qualche mancanza verso la mamma?”, “Qualche parolaccia?”. Mi aveva talmente abituata ad una confessione soft che quando mi trovai per la prima volta di fronte al silenzio di un sacerdote in attesa che aprissi bocca, fui sorpresa da un moto di panico…”Ed ora a questo che gli dico?”. Mi capitò di tornarci proprio perché non volevo faticare nell’esame di coscienza…
 
Lo ricordo il giorno della mia prima Comunione ed il giorno della Cresima, quando suggerì alla mia madrina il mio nome, perché io non le avevo detto che doveva presentarmi al Vescovo.
Lo ricordo quando dava la mancia ai chierichetti ed ogni volta diceva un “bravo” a chi aveva fatto numerose presenze, guadagnandosi mille, duemila lire…
E l’odore della cucina di casa sua, dove entravamo per andare a richiedere le 200 lire per far funzionare il calcio balilla, ma non sempre, perché spesso bloccavamo la leva per evitare di inserire ogni volta le monete (e chi non ha fatto questo trucco in oratorio?) …
Ci rimasi male quella volta che non mi chiamò per far parte del Centro Giovanile…
Ci rimasi male due anni fa, quando interruppe una tradizione che andava avanti da vent’anni, forse di più: la costruzione del presepe per Natale da parte di mio padre o mia (quanti dicembri spesi nella chiesa vuota a rompere il silenzio con il rumore di scatoloni, carta e statue).
Forse ci rimase male lui quando smisi di frequentare l’oratorio e la parrocchia. Fortuna (o Provvidenza?) volle che trovai esilio in un’altra parrocchia…e non ci perdemmo mai di vista!
 
Lo ricordo al matrimonio di M. e M., elencò emozionato i nomi di quei quattro discoli che avevano imperversato in oratorio per una quindicina d’anni… Sprattutto aveva un debole per P., di cui raccontava sempre lo stesso aneddoto, di quando chierichetto dava i calcetti ai compagni durante la Messa. E per il matrimonio di L. e F. si era dato un gran da fare…chissà che non possa ora vegliare lui su quel Sacramento…sì, di certo lo farà!
 
Mi mancherà don Giovanni, presenza fissa di un quartiere che pare un paese, tanto si conoscono tutti. Mi mancherà quel fare un po’ alla don Abbondio, perché sempre timoroso di dire di no, di apparire negativo. Mi mancheranno le sue omelie un po’ sconclusionate, ma sempre espresse con una voce dolce e carica di amore.
 
Mi mancherai don Giovanni…

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