Sussiche?

29 agosto 2007 § 1 Commento

L’Europa ha chiesto informazioni supplementari al governo italiano sull’esenzione dall’Ici degli immobili di proprietà della Chiesa cattolica. Questo rappresenterebbe un vantaggio fiscale per la Chiesa stessa e dunque sarebbe lesivo delle norme dell’Unione europea.

La norma era contenuta nell’ultima Finanziaria del governo Berlusconi e il centrosinistra aveva già protestato a quel tempo. Ha risposto monsignor Giuseppe Betori, segretario della Conferenza episcopale italiana sostenendo che non c’è nessun privilegio e che questa norma riguarda solo gli edifici che ospitano attività con scopi sociali in vari campi: esistenziale, sanitario, culturale, educativo, ricreativo, sportivo.

Qual è la logica per la quale nella Finanziaria si erano esentati dall’Ici questi edifici? È il principio liberale, non confessionale della sussidiarietà. La questione infatti non è quella – come molti hanno detto e diranno in questi giorni – di una serie di privilegi di cui gode la Chiesa cattolica grazie al Concordato. Questa norma è infatti al di fuori del Concordato. La domanda da farsi è un’altra: è arrivato in Italia il tempo di riconoscere, anche fiscalmente, a tutti coloro che fanno cose al posto dello Stato (e meglio dello Stato), in particolare nel campo sociale, un ruolo primario all’interno della società? O vogliamo, forse, continuare a parlare della crisi del welfare e poi non dare uno straccio di aiuto a tutti coloro che questo welfare tengono in piedi con attività sociali, culturali, educative ed altre?

La sussidiarietà non è un principio estraneo all’Europa, che l’ha nel trattato di Maastricht, e non è estraneo alla Costituzione italiana stessa che da qualche anno lo prevede come uno dei suoi principi. […]
Paolo Del Debbio

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Proposta: che gli asili nidi ospitati dagli istituti religiosi chiudano tutti i battenti, così vediamo chi ha bisogno di chi…

Il senso

23 agosto 2007 Commenti disabilitati su Il senso

«Se non sei alla ricerca di un senso, non chiedi a un sacerdote: quando sto per morire, tienimi la mano. È come nella Severina di Silone: non credo, io spero. Era battezzata, era cristiana. Ha desiderato morire in una stanza che guardasse la cupola del Brunelleschi. E io le ho dato una benedizione, da vescovo ho tenuto la mano di Oriana, chiedendo al Signore che potesse guardarla con grande misericordia perché aveva sofferto tanto, per la sua solitudine, e perché negli ultimi anni aveva difeso come pochi altri l’appartenenza di questo Paese, dell’Occidente, a quelle radici che sono profondamente cristiane».
Mons. Fisichella

Pinocchio

13 agosto 2007 Commenti disabilitati su Pinocchio

Io non capisco – prosegue, allargando il discorso – perché dobbiamo accostarci a certe opere letterarie con un pregiudizio negativo, e non con una certa, sana ingenuità. Prendiamo per esempio Pinocchio; certamente è stato scritto da un massone anticlericale, ma il cardinal Biffi ci ha fatto vedere che è una parabola della condizione umana nella sua ribellione e nella ricerca di Dio. O prendiamo Cuore, anch’esso scritto da un massone socialista umanistico, privo di ogni riferimento religioso: perché la mamma di don Giussani lo leggeva tutti i giorni ai figli, tanto che lui ha ricordato questo fatto nella predica al funerale di lei? Perché, come il cardinal Biffi, dentro un’educazione cristiana vedeva anche quello che l’autore non sapeva di averci messo. Perché i libri hanno la loro storia, più grande dei loro autori, e lo sguardo cristiano sa spezzare anche gli equivoci dell’ideologia».


Renato Farina in «Ma che stregoneria è questa?»

Edith

9 agosto 2007 § 2 commenti

«[…] L’amore di Cristo fu il fuoco che incendiò la vita di Teresa Benedetta della Croce. Prima ancora di rendersene conto, essa ne fu completamente catturata. All’inizio il suo ideale fu la libertà. Per lungo tempo Edith Stein visse l’esperienza della ricerca. La sua mente non si stancò di investigare ed il suo cuore di sperare. Percorse il cammino arduo della filosofia con ardore appassionato ed alla fine fu premiata: conquistò la verità, anzi ne fu conquistata. Scoprì, infatti, che la verità aveva un nome: Gesù Cristo, e da quel momento il Verbo incarnato fu tutto per lei. Guardando da carmelitana a questo periodo della sua vita, scrisse ad una benedettina: "Chi cerca la verità, consapevolmente o inconsapevolmente cerca Dio".

Pur essendo stata educata nella religione ebraica dalla madre, Edith Stein a quattordici anni "si era consapevolmente e di proposito disabituata alla preghiera". Voleva contare solo su se stessa, preoccupata di affermare la propria libertà nelle scelte della vita. Alla fine del lungo cammino le fu dato di giungere ad una constatazione sorprendente: solo chi si lega all’amore di Cristo diventa veramente libero […]».

Giovanni Paolo II (Dall’omelia pronunciata nel giorno della canonizzazione di Edith Stein)

Compleanni

7 agosto 2007 Commenti disabilitati su Compleanni

Mi viene in mente quando è nato M., era il 13 ottobre 2004, una data cara alla Madonna di Fatima, visto che proprio in un 13 ottobre ci fu la sua ultima apparizione ai tre pastorelli; tra l’altro pareva che M. volesse nascere il 7 di ottobre, festa della Madonna del Rosario, ma fu un falso allarme, preferì il 13.
 
Poi, da lì a poco nacque P.; esattamente era il 1° gennaio 2005, festa della Madre di Dio; e pensare che la mamma di P. si era convinta di non poter avere figli perché le avevano detto che non era più fertile (a 30 anni). Non solo rimane incinta, ma lo dà alla luce in uno dei giorni più importanti per la Cristianità… Gliel’ho detto, chissà se si ricorda!
 
Ed ora nasce A., il 5 agosto 2007, festa della Madonna della Neve, festività che ricorda il miracolo del colle Esquilino di Roma dove in un lontano 5 agosto scese una nevicata che indicava chiaramente il perimetro della futura basilica di Santa Maria Maggiore, il più grande tempio mariano del mondo.
 
Piccoli segni, per qualcuno forse coincidenze. Eppure mi danno l’impressione di avere ricevuto un occhio di riguardo, un’attenzione particolare, materna.

Perdono

1 agosto 2007 § 2 commenti

Attraversando un periodo arido, capita che qualcuno ti tenda una mano, inaspettatamente. Apri il messalino e ti capita di leggere queste righe. Scopri quel "Qualcosa dentro qualcosa". Così decidi di ricominciare, ancora una volta.

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PERDONO DI ASSISI

COME OTTENERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(Per sé o per i defunti)

Dal mezzogiorno del primo agosto alla mezzanotte del giorno seguente 
(2 agosto), oppure, col permesso dell’Ordinario (Vescovo), nella domenica precedente o seguente (a decorrere dal mezzogiorno del sabato fino alla mezzanotte della domenica) si può lucrare una volta sola l’indulgenza plenaria.

CONDIZIONI RICHIESTE:

1 – Visita, entro il tempo prescritto, a una chiesa Cattedrale o Parrocchiale o ad altra che ne abbia l’indulto e recita del “Padre Nostro” (per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo) e del “Credo” (con cui si rinnova la propria professione di fede).

2 – Confessione Sacramentale per essere in Grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti).

3 – Partecipazione alla Santa Messa e Comunione Eucaristica.

4 – Una preghiera secondo le intenzioni del Papa (almeno un “Padre Nostro” e un’“Ave Maria” o altre preghiere a scelta), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

5 – Disposizione d’animo che escluda ogni affetto al peccato, anche veniale.

Le condizioni di cui ai nn. 2, 3 e 4 possono essere adempiute anche nei giorni precedenti o seguenti quello in cui si visita la chiesa; tuttavia è conveniente che la Santa Comunione e la preghiera secondo le intenzioni del Papa siano fatte nello stesso giorno in cui si compie la visita.

L’INDULGENZA: che cosa è?

I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche una riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione. La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti.
Nei primi secoli i Vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza.

(C.E.l. – Catechismo degli adulti, n. 710)

 

COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE
L’INDULGENZA DEL PERDONO

Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: "Signore, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe". "Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio Vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza".
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: "Per quanti anni vuoi questa indulgenza?". Francesco scattando rispose: "Padre Santo, non domando anni, ma anime". E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: "Come, non vuoi nessun documento?". E Francesco: "Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento: questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni".
E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: "Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!".

Dove sono?

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