Trascrizione

13 aprile 2007 Commenti disabilitati su Trascrizione

Un brano dal libro citato nel post precedente

Erano partiti con pane e acqua per un giorno. Ma il secondo giorno avevano viaggiato fin dall’alba in un deserto di cactus e avevano cominciato a provare scoramento quando, verso il tramonto, avevano individuato in lontananza tra grandi pioppi bianchi, molto alti, nella luce calante. Si erano mossi di corsa in quella direzione. Nell’avvicinarsi agli alberi, che erano grandi, verdi e spargevano una miriade di batuffoli di semi, notarono un asino legato a un tronco avvizzito che spuntava dalla sabbia. Vagando alla ricerca del proprietario d’asino, si imbatterono in una casetta messicana con un forno accanto alla porta e file di peperoncini rossi appese al muro. Quando chiamarono ad alta voce, un venerando messicano, vestito di pelli di pecora, uscì e li salutò con gentilezza, chiedendo loro di fermarsi per la notte. Entrando in casa con lui, essi notarono che tutto era pulito e ordinato, e che la moglie, una giovane donna di bell’aspetto, stava mescolando polenta d’avena sul fuoco. Il suo bambino, poco più di un neonato e con nessun altro indumento all’infuori di una camiciola, era accanto a lei sul pavimento, e giocava con un agnellino. 
Trovarono queste persone gentili, devoti e capaci di esprimersi con proprietà di linguaggio. Il marito disse che erano pastori. I preti si sedettero a tavola e divisero con loro la cena, poi lessero le preghiere della sera. […]
Nell’udire questo racconto, i frati del monastero rimasero stupiti, dichiarando che c’erano davvero tre pioppi bianchi che crescevano vicini nel deserto, un punto di riferimento ben noto; ma se lì si era insediato qualcuno, doveva essere arrivato molto di recente. E così padre Junipero e padre Andrea, suo compagno, con alcuni dei frati e il mulattiere beffardo, tornarono nel deserto per verificare la questione. Trovarono i tre alberi alti, che perdevano batuffoli di semi, e trovarono anche il tronco avvizzito al quale c’era stato legato l’asino. Ma l’asino non c’era, né c’erano case, né forni accanto alla porta. Allora i due preti caddero in ginocchio in quel luogo benedetto e baciarono la terra, perché capirono quale famiglia li aveva ospitati.
Padre Junipero confessò ai fratelli di come, dal primo momento in cui era entrato in casa, si fosse sentito stranamente attratto dal bambino, e avesse desiderato prenderlo in braccio, ma questi era rimasto vicino a sua madre. Mentre il prete leggeva i vespri, il bambino era rimasto a sedere sul pavimento appoggiato al ginocchio materno, con l’agnellino in grembo, e il prete aveva trovato assai difficile riuscire a tenere gli occhi sul suo breviario. Dopo le preghiere, quando aveva dato la buonanotte ai padroni di casa, si era infine chinato sul bambino per dargli la benedizione: allora il bimbo gli aveva sollevato la mano e con il suo dito minuscolo aveva fatto il segno della croce sulla fronte di padre Junipero.
Willa Cather, La morte viene per l’arcivescovo

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