Carismi

26 marzo 2007 Commenti disabilitati su Carismi

C’è una parola che viene detta più volte nella piazza colma di San Pietro dove Benedetto XVI incontra Comunione e liberazione. «Bellezza», è la parola che ritorna, come una traccia, o un’impronta. La pronuncia il Papa definendo Cl come un Movimento «che testimonia la bellezza dell’essere cristiani» in un’epoca che guarda al cristianesimo come a qualcosa di «faticoso e opprimente».

E nella folla fradicia di pioggia di marzo che colma San Pietro – facce tese in un’attenzione intensa, a non dimenticare una parola – Benedetto XVI ricorda di quel suo «vero amico» morto due anni fa e benedetto da lui nel Duomo di Milano, come fin da ragazzo fu «ferito dal desiderio di bellezza. Non di una bellezza qualunque, ma della Bellezza stessa, la Bellezza infinita che trovò in Cristo».

Sotto la pioggia la piazza è immobile, gli occhi fissi sul Papa. Anche Julian Carrón, nel suo saluto, dice dei suoi che sono «affascinati dalla bellezza di Cristo». E allora non puoi non vedere in quella ripetuta impronta come, in un tempo che associa così facilmente la fede cristiana a un oscurantismo pavido della modernità, a una insensata autolimitazione della libertà personale, a una mortificazione della gioia del vivere, il dono passato attraverso Giussani sia una fede che affascina per la sua bellezza. Cui non si aderisce per una pure buona tradizione, o per moralismo, o per essere "bravi": ma perché ciò che hai visto è così bello che non puoi non seguirlo, se non vuoi rinnegare te stesso, e ciò che vuoi davvero.

Chi non crede non ammette che Dio incroci la sua volontà con la storia. Ma in quegli anni Cinquanta in cui il primo benessere cominciava la mutazione antropologica dell’Italia che ora vediamo quasi compiuta, in un liceo di Milano un prete trova parole nuove per parlare ai già "lontani" figli dei borghesi. È quella bellezza su cui insiste il Papa, la questione decisiva. Si vanno preparando anni che inceneriranno ogni autorità e precetto fondato sugli imperativi morali dei padri: ma l a straordinaria bellezza di Cristo, detta da Giussani al Berchet con la lingua dei tempi nuovi, meraviglia i ragazzi già scettici del boom economico, e getta un seme nuovo, che si allargherà nel mondo.

Giussani, dice il Papa, ripeteva che Cristo è la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo. (Che, dunque, non bisogna accantonare la propria umanità, per essere cristiani. Che anzi quell’ansia di felicità con cui nasciamo – così spesso censurata, come si tace di un sogno impossibile – è realizzata da Cristo). Non meno uomini i cristiani, dunque, come certo laicismo lascia intendere, ma più profondamente uomini. Un cristianesimo radicato nella Bellezza di cui parla il Papa non teme la sfida della libertà, né della ragione. Se si è cristiani perché affascinati da Cristo si è pienamente liberi, come si è liberi nell’amare la donna che si è scelta; e capaci di dare, della propria speranza, la ragione.

Duemila anni dopo, è vero ancora, è possibile ancora? I carismi dei movimenti sembrano riportare il cristianesimo al suo tempo natale. «Il cuore dell’uomo è ancora capace di riconoscere la bellezza, se la trova sulla sua strada», dice Carrón al Papa. E sembra una scommessa, o una promessa, mentre torna a casa la folla, e anche quei due di vent’anni, lei sorridente, abbracciati, tutta la vita davanti sotto la pioggia di Roma.
Marina Corradi

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