28 febbraio 2007 Commenti disabilitati su

Una persecuzione vera? 
È così. L’ira del mondo oggi non si alza dinanzi alla parola Chiesa, sta quieta anche dinanzi all’idea che uno si definisca cattolico, o dinanzi alla figura del Papa dipinto come autorità morale. Anzi c’è un ossequio formale, addirittura sincero. L’odio si scatena – a mala pena contenuto, ma presto tracimerà – dinanzi a cattolici che si pongono per tali, cattolici che si muovono nella semplicità della Tradizione. 
Luigi Giussani

(Un evento. Ecco perché ci odiano, in Un avvenimento di vita, cioè una storia, Edit-Il Sabato, Roma 1993, p. 104)

23 febbraio 2007 § 1 Commento

Ecco qua. Come al solito il povero Tettamanzi viene tirato in ballo a sproposito. Gli era stata affibiata l’idea di una “terza via”, lontana da quella tracciata da Benedetto XVI, prima di Ruini. E invece nel suo discorso al Consiglio pastorale diocesano non ha fatto altro che ribadire la posizione della Chiesa. “Accoglienza”? Sì, certo. Ma forse che qualcuno in Vaticano ha detto che non bisogna evangelizzare i conviventi? Forse che qualcuno non vuole agire anche nella pastorale? Ma ciò non toglie che una legge fa costume e la Chiesa ha il diritto di mettere in guardia i politici, soprattutto cattolici, che si prestano ad operazioni che non hanno nulla di evangelico, né tantomeno difendono i più deboli.
 
Ecco alcune affermazioni di Tettamanzi (citiamo l’articolo di Crippa sul Foglio di oggi):
“La mia prima preoccupazione di vescovo sono le coppie e le famiglie cristiane, quelle fondate e sostenute dal sacramento del matrimonio”, alla cui base “c’è una ben precisa antropologia”.
L’esigenza prioritaria è quella di un adeguato sostegno alle famiglie, “che non può non avere precedenza su tutto”.
Quanto al resto, Tettamanzi “non può non preoccuparsi del clima di confusione, anzi di deformazione” in cui si sta svolgendo, anche a causa di campagne mediatiche, il dibattito. Sulla regolamentazione giuridica delle unioni di fatto, l’arcivescovo milanese rifiuta l’idea di uno status giuridico analogo a quello della famiglia: “Ritengo che a queste domande si debba rispondere negativamente” e cita in proposito, con piena adesione, le parole di Benedetto XVI.
 
“Un numero sempre crescente di persone, pur provenendo dalle comunità cristiane, non sceglie l’istituzione del matrimonio per dire e per vivere il proprio amore”. Ciò accade “per i motivi più diversi”. Queste condizioni di vita, secondo il cardinale, “non possono lasciare indifferente e assente la comunità cristiana”. Tettamanzi sa di dire qualcosa che potrebbe essere equivocato (come puntualmente avvenuto), e ci tiene a spiegarsi: “Sì, essere più vicina nel senso di offrire, anzitutto, esempi semplici e convincenti di una vita coniugale secondo verità e, insieme, di condividere con amore paziente e incoraggiante un cammino verso la verità dell’amore, la sola che libera e dona autentica felicità”.
 

22 febbraio 2007 § 1 Commento

Dopo un giorno di digiuno, un po’ di relax: fate un giro sul nuovo blog di Upi.

E poi ecco Maurizio Crippa sul Il Foglio:

"Governo, dai Dico ai dicevo".

20 febbraio 2007 § 5 commenti

Gustatevi Ferrara – E che cazzo. Ma siete proprio nervosi, cari cattolici adulti e cari buttafuori del sottogoverno curiale antiratzingeriano. Subite una nevrosi intollerante che si chiama laicismo. Non sapete discutere con gruppi che amano discutere, che vi interpellano e aprono il confronto, che vi inseguono per conoscere le vostre idee con rispetto e comunicarvi le loro. Quel Raniero La Valle, per esempio, che dopo tante lezioni date dalla sua parte contro di noi, che faremmo uso politico della religione, ma va?, adesso dice all’Unità che i vescovi devono fermarsi in tema di etica famigliare, perché sennò torna al governo Berlusconi. Ma che vada a quel paese, un così rozzo modo di ragionare in bocca a una persona che non merita nemmeno di aver pronunciato quelle sciocchezze.

UPDATE: Però anche Langone non scherza

19 febbraio 2007 Commenti disabilitati su

“Letters from Iwo Jima” è da vedere. Lo ritengo più bello e interessante di “Flags of our fathers”. Più misterioso, più attento ai particolari, meno maestoso, più intimo. Ci si identifica nel soldato semplice Saigo che vede di fronte a sé scorrere le immagini dell’assurdità della guerra: la durezza della vita nel campo, l’ostilità dei superiori, la crudeltà dei combattimenti.
 
Saigo mantiene i propri pensieri, le proprie idee di fronte alla brutalità e alle convinzioni dei suoi compagni. Così come il generale Kuribayashi porta all’interno di un esercito dai canoni medievali idee occidentali, come il rispetto per i propri uomini e la strategia, pur mantenendo fede a quell’orgoglio tipico dei fedeli dell’imperatore che fa loro preferire la morte piuttosto della resa.
Un omaggio ai vinti, forse. Ma soprattutto un dipinto positivo dell’uomo, da qualunque parte stia, su qualsiasi fronte combatta.

17 febbraio 2007 § 3 commenti

I tolleranti intolleranti (verso i cattolici) – Chi non vorrà più celebrare matrimoni omosessuali potrà invocare l’obiezione di coscienza: la novità prevista nella piattaforma programmatica del futuro governo olandese, voluta dalla piccola formazione Unione cristiana alleata di cristiano-democratici e laburisti, ha però già provocato una levata di scudi nel paese, da sempre all’avanguardia in tema di diritti civili.

Anche il governo inglese ha negato la possibilità di obiezione di coscienza agli istituti cattolici che si occupano di adozioni. Una recente legge ha infatti stabilito che negare l’adozione di bambini a coppie gay è discriminatorio e perseguibile dalla legge. Gli istituti cattolici che si occupano di adozioni sono considerati tra i migliori del Paese. Anche i musulmani e i protestanti stanno difendendo la posizione cattolica. Per approfondire.

16 febbraio 2007 § 2 commenti

In tempi di acrobazie verbali, oltre che giuridiche, forse vale la pena sottolineare qualche punto fermo, che non si presti a fraintendimenti.

Una Chiesa che si occupa delle cose di Dio non può non occuparsi delle cose degli uomini. Perché l’uomo è cosa di Dio. Per questo tutto ciò che riguarda l’uomo riguarda la Chiesa. E nulla più della famiglia riguarda l’uomo.

Non si comprende, quindi, perché la Chiesa, il Papa e i Vescovi non possano intervenire su un tema tanto delicato quanto cruciale come quello della famiglia. Intervenendo, la Chiesa non difende una posizione "politica", ma semplicemente adempie al suo mandato, che è anche un suo diritto: predicare con libertà la fede e insegnare la sua dottrina sociale, dando un giudizio morale anche su cose che riguardano l’ordine politico se in gioco ci sono l’uomo e la sua dignità.

Negare ciò significa negare un diritto-dovere. Benedetto XVI è stato chiaro: "Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari, allora noi possiamo solo rispondere: forse che l’uomo non ci interessa? I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede, non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo? Non è piuttosto il loro – il nostro – dovere alzare la voce per difendere l’uomo, quella creatura che, proprio nell’unità inseparabile di corpo e anima, è immagine di Dio?".

Di fronte a queste parole ci sembrano quanto meno inopportune quelle voci che in questi giorni, anche con appelli pubblici, vorrebbero far tacere questa "voce" tanto autorevole quanto scomoda. Tanto scomoda da essere definita da alcuni impropriamente un’"ingerenza".

La Chiesa sulla famiglia ha il dovere di parlare. Chi vuole, ascolta. Ma non le si chieda di tacere. Sulla famiglia, sul matrimonio, esiste una verità che la Chiesa non può tacere e che i credenti sono chiamati a preservare, oltre che a vivere e a testimoniare. Perché si ritiene sia patrimonio di tutti, dell’intera società. Del resto è una verità che non possiede un carattere peculiarmente religioso – l’antropologia l’insegna – e, per questo, l’impegno in difesa della famiglia dovrebbe riguardare tutti.

Forse bisognerebbe riconoscere che le cose di Dio e le cose degli uomini coincidono più di quanto si sia disposti a riconoscere. E quando ciò accade – come in questa circostanza – la testimonianza diventa anche impegno di civiltà.

(©L’Osservatore Romano – 16 Febbraio 2007)

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