20 dicembre 2006 § 5 commenti

Dall’imagine tesa
Vigilo l’istante
Con imminenza di attesa –
E non aspetto nessuno:
Nell’ombra accesa
Spio il campanello
Che impercettibile spande
Un polline di suono –
E non aspetto nessuno:
Fra quattro mura
Stupefatte di spazio

Più che un deserto
Non aspetto nessuno:

Ma deve venire,
Verrà, se resisto
A sbocciare non visto,
Verrà d’improvviso,
Quando meno l’avverto:
Verrà quasi perdono
Di quanto fa morire,
Verrà a farmi certo
Del suo e mio tesoro,
Verrà come ristoro
Delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
Il suo bisbiglio

Clemente Rebora

 

§ 5 risposte a

  • unapersonaintorno ha detto:

    Te l’ho già detto che è bellissima, vero?

  • quidestveritas ha detto:

    Sì, forse… 🙂

    Ieri sera sono entrata in una chiesa dove si sarebbe svolta una breve rappresentazione con testi e canti della tradizione cristiana. Ebbene, la prima lettura era proprio questa poesia…che dire?

  • ElisabettaM ha detto:

    Io sono molto affezionata a Clemente Rebora. Peccato che si parli poco di lui, anche se è appena uscito in libreria il suo “diario intimo”. Costa anche poco, mi sa che me lo autoregalerò…che dire, ogni vera “conversione” è una storia meravigliosa. E la storia della vita di Rebora mi ha sempre appassionato. Poi quando dice “fra quattro mura/stupefatte di spazio/ più che un deserto/non aspetto nessuno/ma deve venire ecc. ci leggo dentro la sua solitudine esistenziale (vi ricordate Quasimodo: Ognuno è solo sul cuor della terra…ed è subito sera) che sboccia nell’incontro con Dio, quasi un percorso di redenzione a cui ogni uomo in un modo o nell’altro è chiamato.
    Grazie di averci fatto dono di questa poesia!
    Elisabetta

  • quidestveritas ha detto:

    Grazie del suggerimento bibliografico…lo aggiungo alla lista dei regali 😉

    E grazie di essere passata di qua

  • unapersonaintorno ha detto:

    Già giusto!
    Per regalo!!!
    Grazie!

Che cos'è?

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