21 novembre 2006 § 1 Commento

Flags of our Fathers Ci hanno provato a vedere in Flags of our Fathers un film contro la guerra in Irak, ci hanno provato a inserire Clint Eastwood tra le file dei pacifinti. Ma il solito gioco di una critica troppo miope non regge alla bellezza di questo film che tratta di guerra, sì, ma molto di più tratta di uomini sbattuti dalla forte corrente del fiume dei grandi avvenimenti storici, in cui però ognuno non perde di vista il proprio essere uomini e ognuno cerca come può, di aggrapparsi a qualche ramo che li tenga a galla. C’è chi ci riesce, chi si fa trascinare troppo a valle, chi invece pur aggrappandosi con tutte le forze, viene sopraffatto dagli eventi.

Il film racconta la vera storia dei protagonisti di quella immagine che incontriamo di sfuggita sui libri di storia e non ci accorgiamo che dietro a quella patinata fotografia ci sono storie di uomini. Ci pare un’immagine eroica, romantica della guerra, in realtà è scattata in un momento di “riposo” dei marines che hanno conquistato Iwo Jima, uno scatto doppio a dir la verità, cosa che creerà uno spiacevole equivoco, tra eroi vivi, eroi morti ed eroi dimenticati.
Dicevamo che tratta di uomini, John Bradley, René Gagnon, Ira Hayes, i giovani soldati trasportati da eventi più grandi di loro, ma in cui ognuno ha la possibilità di mostrarsi per come è. Bradley è il vero protagonista, l’infermiere della Marina che non si stacca mai dai suoi uomini, dai suoi amici, che vive il momentaneo trionfo per gli altri, e che alla fine della guerra ritroverà la sua vita. Renè Gagnon si gode il momento in modo egoistico e alla fine non si troverà in mano molto. Ira è il personaggio più affascinante, un indiano colmo di sensi di colpa e di angoscia che trova nella guerra uno scopo della sua vita, ma la sua fragilità non gli permette di riprendersi la vita, perdendosi nell’alcol.
 

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