31 Maggio 2006 Commenti disabilitati su

Gad Lerner ha criticato ieri, su Avvenire, il discorso del Papa ad Auschwitz, per via di quella parola composta non citata: anti-semitismo. Galli Della Loggia – lo stesso giorno – ha inteso invece correttamente il significato di un testo carico di compassione, alla ricerca di quella “purificazione della memoria” di wojtylana memoria.
Oggi
Julian Carron, sul Corriere della Sera, gliene dà atto: «La vera questione, infatti, mi pare questa: come sconfiggere il male che in quel luogo ha mostrato tutta la sua potenza? Possiamo dare la colpa, ed è giusta attribuirla, a chi l’ha, ma accontentarci si questo non è altro che un altro modo di sfuggire dalla vera sfida che Auschwitz rappresenta per tutti; significherebbe non affrontare il pericolo reale che incombe sugli ebrei così come  sui cristiani e su qualsiasi gruppo umano. Sono convinto che senza sconfiggere il vero nemico non potremo stare mai in pace. […] È proprio da quel luogo, Auschwitz, che invece di un possibile nuovo contrasto tra cristiani e ebrei dovrebbe uscire un’unità più salda: l’unità di un grido rivolto al comune Dio: “Oh Dio, salvaci tu!”».

 

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