28 aprile 2006 Commenti disabilitati su

 

Signore Iddio, che hai costituito di molti popoli l’ umana famiglia, da Te creata e redenta, guarda benigno noi, che abbiamo lasciato le nostre case per servire l’ Italia.

 

Aiutaci, Signore, affinché, con la forza della Tua fede, siamo capaci di affrontare fatiche e pericoli in generosa fraternità d’ intenti, offrendo alla Patria la nostra pronta obbedienza, la nostra serena dedizione.

 

Fa che sentiamo ogni giorno, nella voce del dovere che ci guida, l’ eco della Tua voce; fa che siamo d’ esempio a tutti i cittadini nella fedeltà ai Tuoi comandamenti, alla Tua Chiesa e nell’ osservanza delle leggi dello Stato.

 

Dona, o Signore, il riposo eterno ai nostri morti ed ai caduti di tutte le guerre. Concedi ai popoli la pace nella giustizia e nella libertà e che l’ Italia nostra, stimata ed amata nel mondo, meriti la protezione Tua e la materna custodia di Maria anche in virtù della concordia operosa dei suoi figli.

Amen.

27 aprile 2006 Commenti disabilitati su

Eco-imperialismo
Il Foglio, 26 aprile 2006

Roma. Nell’agosto del 2002, 60 mila fra attivisti, burocrati e politici volarono con jet brucia-kerosene e sputa-gas serra a Johannesburg, per un Summit della Terra dal costo di 50 milioni di dollari.

In due settimane denunciarono di tutto, dall’elettricità allo sciacquone del bagno, dai carburanti fossili alle biotecnologie e al capitalismo, fino ovviamente agli Stati Uniti. Pretendevano di rappresentare i poveri, anche se raramente avevano chiesto loro un parere. “Che quegli ambulanti avessero bisogno di vendere le loro merci per sfamare le loro famiglie non sembrava preoccupare gli organizzatori del Summit. Nel frattempo gli hotel a cinque stelle offrivano pantagrueliche quantità di caviale Beluga, ostriche allo champagne, carni di prima scelta, salmone e altre prelibatezze per saziare i gusti epicurei dei delegati”. Negli Stati Uniti lo scalpore ideologico fu enorme all’uscita del saggio di Paul Driessen “Eco-imperialismo. Potere verde morte nera”, che nei prossimi giorni sarà nelle librerie italiane per Liberilibri. Habitué della K Street di Washington, sostenitore dell’ecologia di mercato (free-market environmentalism) e consulente del Congress of Racial Equality (la più antica organizzazione americana di diritti civili), Driessen racconta trent’anni di “crimini” economici, ambientali, ideologici, umani e sociali di cui si è macchiato il movimento verde. Secondo Patrick Moore, cofondatore di Greenpeace, questo di Driessen è un libro che dovrebbero leggere tutti per capire i veri interessi del gigantesco apparato ecologista, che secondo il Capital Research Center, solo negli Stati Uniti ha entrate annuali per oltre 4 miliardi di dollari, grazie a contributi versati da fondazioni, imprese, sindacati, avvocati e agenzie governative finanziate dai contribuenti.

Driessen non esita a usare il termine “genocidio” per l’imposizione ambientalista di una politica anti-industriale e anti-sviluppo nei paesi poveri, soprattutto in Africa: solo nel solo 2001 ci sono stati 4 milioni di morti per dissenteria e diarrea (di cui 3 milioni di bambini), 1 milione di adulti e 900 mila bambini morti per malaria, 3 milioni di morti per denutrizione, 3 milioni di morbillo, difterite e tetano, 4 milioni per polmonite e altre malattie respiratorie, 500 mila per tifo e 2 milioni per mancanza di vitamina A. A queste vittime bisogna aggiungere 500 mila bambini divenuti ciechi per carenza di vitamina A. Sul Daily Telegraph il direttore della Fondazione sudafricana per il libero mercato, Leon Louw, ha accusato le organizzazioni non governative e l’Unione europea di “insidioso eco-imperialismo”. “Questi neo-luddisti pongono i capricci elitari ecologisti e i concetti nebulosi di consumo delle risorse sopra i bisogni di miliardi di poveri del mondo. Cercano di imporre i concetti dell’ecologismo e dello sviluppo umano del primo mondo ai paesi in via di sviluppo. Non vogliono che i paesi poveri seguano lo stesso sentiero che ha reso possibile la prosperità dei propri paesi”. In Uganda le pressioni dei verdi hanno bloccato i lavori di costruzione della diga Bujagali, anche se meno di 1 milione di ugandesi ha accesso all’elettricità.

Il mantra dello sviluppo sostenibile
Louw parla dello “sviluppo sostenibile”, questo mantra ambientalista, come di una “scienza vudù”. “Non si chiede mai sostenibile per quanto tempo: 10, 200, 1.000 o 1 milione di anni? Per chi? Per persone progredite con tecnologie, necessità e risorse future e sconosciute? Per quanto tempo dobbiamo conservare le cosiddette risorse ‘non rinnovabili’? I nostri discendenti, seguendo la stessa logica perversa, dovrebbero fare lo stesso? Per sempre?”. Secondo Driessen gli africani non possono permettersi di perdere anche il treno della rivoluzione biotecnologica. “Ci sono 6,6 miliardi di persone sul pianeta. Con l’agricoltura biologica potremmo sfamarne solo 4 miliardi. Chi sono i 2 miliardi di volontari che si offrono di morire?”. La domanda potrebbe essere riformulata così: chi sono i 2 miliardi di persone che Greenpeace, il Wwf e compagnia offrono come “volontari” per morire? Fra i molti argomenti toccati dal libroinchiesta c’è anche la disinformazione sulle fonti alternative. L’Associazione americana per l’energia eolica sostiene che gli Stati Uniti potrebbero fornire il 20 per cento della propria elettricità destinando “meno dell’1 per cento” del loro territorio agli impianti eolici. Detta così suona attraente e fattibile, non solo per chi vede le turbine eoliche come un eccellente mezzo per sostituire il 20 per cento dell’elettricità americana prodotta dagli impianti nucleari. Ma l’1 per cento del territorio statunitense equivale a 9.200.000 ettari, cioè all’intero stato della Virginia. Gli impianti nucleari che forniscono il 20 per cento dell’elettricità americana utilizzano, tutti assieme, solo 18.250 ettari.

Una nuova centrale a gas in California di 555 megawatt genera più elettricità ogni anno di tutte le 13 mila turbine eoliche dello stato. La centrale occupa inoltre meno di 6 ettari. Le turbine, alte 60 metri, coprono più di 40 mila ettari, spogliando chilometri e chilometri di bellissimi panorami e aree naturali, che in questi casi, ovviamente, gli Amici della Terra sono sempre pronti a sacrificare. La British Petroleum ha investito 200 milioni di dollari nell’energia solare, dichiarando che nel 2007 ne avrebbe fatto un business miliardario. Attualmente, scrive la rivista Fortune, la compagnia produce, in tutto il mondo, un totale di 77 mw tra energia eolica e solare. Ma 77 mw di energia solare ed eolica prodotti dalla compagnia bastano appena a illuminare Boise, nell’Idaho, e solo per un anno. Un capriccio costoso, che devasta il paesaggio e del tutto inutile. Dopo aver rinnovato la speranza nell’etanolo e nel diesel ecologico per disintossicare l’America dal petrolio, ieri Bush ha annunciato la sospensione delle consegne di petrolio alle riserve strategiche, per far affluire più greggio sui mercati e contribuire così ad abbassare i prezzi della benzina.
di Giulio Meotti

26 aprile 2006 § 1 Commento

Vaticano, una rete contro Hitler
Avvenire, mercoledì 26 aprile

Di Matteo Luigi Napolitano*

Le ricerche più recenti (pensiamo a Domenico Bernabei o a Marc Riebling) hanno appurato che il Vaticano era informato di alcuni piani per eliminare il regime hitleriano. I documenti dei servizi segreti americani narrano infatti che il Segretario personale di Pio XII, il gesuita Robert Leiber, aveva molte informazioni sui complotti contro Hitler, e ne informò sia il Papa sia Washington. Leiber mantenne contatti costanti con la rete degli oppositori facente capo all’avvocato Josef Müller, al "circolo di Kreisau", a vari ufficiali della Wehrmacht (Hans Oster e Hans von Dohnanyi fra questi) e al mondo protestante (si pensi al teologo Hans Dietrich Bonhoeffer).
Le nostre ricerche consentono minime aggiunte al quadro d’insieme. Il primo grande piano fu approntato nell’inverno tra il 1939-40 da nobili dell’esercito tedesco. Tutto cominciò a Tirpitz-Ufer 78, ufficio berlinese dell’ammiraglio Wilhelm Canaris, dove Müller fu convocato per un primo contatto. L’avvocato di Monaco fu poi ricevuto dal colonnello Johann Oster, alla presenza di Dohnanyi (che fungeva da segretario privato di Canaris). Canaris sapeva bene che Müller era l’informatore di Pacelli da quando questi era diplomatico e Segretario di Stato; sapeva anche che, divenuto Papa, lo stesso Pacelli desiderava tenere aperto il dialogo. Ma come tornare in Vaticano? Per poter viaggiare Müller necessitava di un nullaosta del controspionaggio militare, dov’era all’epoca il generale Ludwig Beck, fiero oppositore di Hitler. Poiché anche Beck desiderava si riprendessero i contatti con Pacelli, il nullaosta per Müller era cosa fatta. Egli avrebbe preso ordini direttamente da Canaris; ma in caso di problemi (ossia se la congiura fosse stata scoperta), era inteso che sarebbe stato Müller ad assumersi ogni responsabilità.
I congiurati, e in particolare Beck, giudicavano Pacelli, per saggezza e intelligenza, l’unico in grado di ristabilire la pace aiutando i cospiratori a prendere contatti con l’Inghilterra. Essi sapevano di rischiare: ma qui si trattava della morte di Hitler; o della loro. Pertanto chi fosse stato scoperto avrebbe dovuto gravarsi del rischio di salire al patibolo senza svelare l’esistenza della rete.
Alcuni cospiratori tuttavia puntavano sul fatto che la campagna di Norvegia fallisse. Tramontata questa speranza, parecchi di loro si fecero più tiepidi. «La debolezza dell’intera cospirazione sembra essere la relativa mancanza di supporto da parte dei generali che rimasero ancora leali a Hitler».
Müller fu convocato nuovamente da Canaris nel maggio 1941. Bisognava assolutamente avvertire il Papa che Hitler possedeva i cifrari del Vaticano. Müller lo disse a padre Leiber il quale, pur ritenendo la notizia infondata, ne informò Pio XII, trovandolo ugualmente scettico. Non poteva sapere, il papa, che qualcuno all’interno del Vaticano (forse un membro della Guardia Nobile) aveva consegnato i cifrari a Mussolini e consentito la decifrazione di due dispacci indirizzati dal Vaticano a Lisbona e a Londra.
Il 1° giugno del 1941 Müller vide nuovamente Canaris e Beck: stavolta occorreva dire al papa, per il tramite di Leiber, che Hitler si preparava ad attaccare l’Unione Sovietica; anche se non veniva indicata una data precisa. Combattendo su due fronti Hitler avrebbe posto le basi per una disfatta tedesca. Canaris temeva inoltre che Stalin potesse prender piede in Europa. Occorreva quindi affrettarsi perché il papa mediasse tra una "Germania benpensante" (ossia libera da Hitler) e l’Inghilterra.
Un nuovo tentativo per eliminare il dittatore nazista si ebbe dopo la battaglia di Stalingrado; fu organizzato dal generale Beck e dal maresciallo von Manstein con l’apporto di personalità della Repubblica di Weimar (fra cui l’ex presidente del Reichstag, il socialdemocratico Löbe; l’ex sindaco di Lipsia Goederler e l’ex ambasciatore tedesco in Italia von Hassel). Anche in questo caso parte dei congiurati sperava che Stalingrado accelerasse la disfatta del regime. Di fronte al prosegui mento della guerra, il complotto fu accantonato.
Di un terzo piano padre Leiber fu informato nell’autunno 1943. Si voleva far scattare l’operazione il 15 ottobre 1943. Anche questo tentativo fallì; per dirla con Leiber, vi era «la mancanza di una sincera visione anti-nazista da parte dei cospiratori, che agivano per motivi opportunistici». Peraltro «quando finalmente il fronte orientale si era stabilizzato, sostennero che un rovesciamento del regime non era più necessario». Nemmeno era chiaro poi se i congiurati volessero mantenere o no le conquiste territoriali hitleriane.
A Leiber tuttavia piacevano questi tentativi per rovesciare Hitler (non risulta che fosse informato dell’attentato del luglio 1944). La caduta del dittatore avrebbe infatti giovato alla Germania al momento della pace e riportato il Zentrum cattolico nell’arena politica tedesca. Sono queste solo alcune delle ragioni per ritenere che anche a Pio XII non dovesse dispiacere la fine politica (e fisica) di Hitler e del suo regime.
*professore associato
Università degli Studi del Molise

26 aprile 2006 § 9 commenti

Ieri era il compleanno di mia nipote, 5 anni.
Unico motivo per festeggiare.

24 aprile 2006 Commenti disabilitati su

Perché le chiese moderne sono brutte,
Il Domenicale, sabato 21 aprile

«L’idea che una celebrazione di fronte al popolo abbia potuto essere una celebrazione primitiva, e in particolare quella della cena eucaristica, non ha altro fondamento se non un’errata concezione di ciò che poteva essere un pasto nell’antichità, cristiano o no che fosse. In nessun pasto dell’inizio dell’era cristiana il presidente di un’assemblea di commensali stava di fronte agli altri partecipanti. Essi stavano tutti seduti, o distesi, sul lato convesso di una tavola a forma di sigma, oppure di una tavola che aveva all’incirca la forma di un ferro di cavallo. Da nessuna parte dunque, nell’antichità cristiana, sarebbe potuta venire l’idea di mettersi di fronte al popolo per presiedere un pasto. […] Bisogna aggiungere inoltre che la descrizione del tardo altare romano come di un altare “rivolto al popolo” è puramente moderna. L’espressione non è mai stata usata nell’antichità cristiana. È sconosciuta anche al medioevo.
Stat Crux dum volvitur orbis. La Messa è una celebrazione dinamica per essenza. Essa rinnova e ripropone il sacrificio del Calvario, riassumendo tutto il prima e il poi della storia dell’umanità. Il Redentore rimane inchiodato sulla croce fino alla fine del mondo, offrendo un sostegno misterioso a ogni essere umano che naufraga nel vortice di una vita all’apparenza senza senso. Occorre rappresentare nelle chiese il ruotare del cosmo e della storia attorno al loro asse effettivo, fino a quando esso si manifesterà diafano nella Gerusalemme celeste. L’architettura deve favorire questo movimento, risultato che non si ottiene con la superficiale disposizione delle sedie attorno all’altare, anche perché i luoghi della celebrazione sono molteplici. A tal uopo può essere utile ricuperare il rapporto fisico con il punto cardinale da cui sorge il sole.

«Il sacerdote rivolto al popolo dà alla comunità l’aspetto di un tutto chiuso in se stesso. Essa non è più – nella sua forma – aperta in avanti e verso l’alto, ma si chiude su se stessa. L’atto con cui ci si rivolgeva tutti verso oriente non era “celebrazione verso la parete”, non significava che il sacerdote “volgeva le spalle al popolo”: egli non era poi considerato così importante. Difatti, come nella sinagoga si guardava tutti insieme verso Gerusalemme, così qui ci si rivolgeva insieme “verso il Signore”. Per usare l’espressione di uno dei padri della costituzione liturgica del Concilio Vaticano II, J. A. Jungmann, si tratta piuttosto di uno stesso orientamento del sacerdote e del popolo, che sapevano di camminare insieme verso il Signore. Essi non si chiudono in cerchio, non si guardano reciprocamente, ma, come popolo di Dio in cammino, sono in partenza verso l’oriente, verso il Cristo che avanza e ci viene incontro».


21 aprile 2006 Commenti disabilitati su

Ci risiamo. Un Cardinale dice: bhè, sì, il condom è una delle opzioni contro la diffusione dell’AIDS (dopo astinenza, fedeltà ed educazione), e cosa succede? Titoli sui giornali : “Il Cardinal Martini apre ai condom”, "Sì al condom per combattere l’Aids" e via dicendo.

Ma perché – mi domando – non si vanno a prendere i numeri, perché non si leggono un po’ di statistiche, perché tutto deve essere ridotto a propaganda e cattiva informazione? E si distorcono le parole di un Cardinale per proprio uso e consumo? 

 

«In paesi come i nostri, dove una madre spesso deve camminare per 40 km per ottenere un’aspirina per il figlio malato o 10 km per raggiungere l’acqua, la questione pratica di garantire una costante disponibilità di preservativi o il loro uso corretto non potrà mai essere risolta. Io credo che la miglior risposta alla minaccia dell’Aids consista nel riaffermare pubblicamente e chiaramente il rispetto che ogni persona deve al suo prossimo. Dobbiamo educare i giovani alle virtù dell’astinenza, dell’autocontrollo e del sacrificio che richiede innanzitutto il rispetto per gli altri».
Presidente ugandese Yoveri Museveni, 1992»
 

 

Norman Hearst della University of California San Francisco segnala un pattern allarmante di correlazione tra l’aumento della vendita di preservativi in Kenya e Botswana con un incremento della sieroprevalenza da Hiv. «Le più recenti metanalisi parlano di un’efficacia del preservativo attorno all’80%, ma si stanno educando generazioni di giovani in Africa che credono che sia sufficiente. Quello che conta è il numero dei partner» 

 

In Uganda, paese simbolo dell’Africa sub-sahariana per la riduzione della prevalenza di sieropositivi dal 20% al 6%, l’approccio “Abc” all’Aids (Abstain, Be faithful, use Condoms, cioè astinenza, fedeltà, preservativi) è stato per forza di cose centrato su A e B e i dati sul declino della sieroprevalenza sembrano avvalorare questa scelta. «Il governo ugandese – sostiene Stoneburner, medico consulente dell’agenzia americana di cooperazione Usaid – ha promosso A e B riducendo del 65% il casual sex, con una riduzione della prevalenza Hiv del 75% nel gruppo di età tra i 15 e i 19 anni, del 60% tra i 20 e i 24 e del 54% nel complesso».

In Africa i cattolici siano appena il 16,5 per cento di tutti gli abitanti, mentre in America latina, dove gli infettati sono "solo" 1 milione e 600 mila, i cattolici sono l’87 per cento. Poco importa che il paese africano dove le principali Chiese cristiane sono favorevoli all’uso del profilattico contro l’Aids, con l’eccezione di quella cattolica (cui aderisce solo il 7 per cento della popolazione), cioè il Sudafrica, sia anche il paese del mondo che conta il maggior numero di infettati, ben 5 milioni, pari al 20 per cento di infettati nella popolazione fra i 15 e i 49 anni.

 

(Tutti i testi sono tratti dai reportage di Rodolfo Casadei pubblicati su Tempi)

21 aprile 2006 Commenti disabilitati su

Non serve essere esperti liturgisti, per chiedersi, semplicemente: dov’è finito, dopo la riforma liturgica, il senso artistico della Chiesa? Dove la bellezza della sua arte? 

Dove la possibilità di commuoversi e di piangere, liberamente, come un bambino che si sente felice e amato, per un canto sacro? E dove sono spariti i turiboli, gli incensi, i paramenti fioriti e colorati, gli altari barocchi, i tabernacoli, i cibori e i baldacchini, gli organi immensi, che creavano nei cattolici del passato, come avviene ancora nel mondo ortodosso, l’idea di poter assaporare, nella liturgia, l’atmosfera del Paradiso?

Francesco Agnoli

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LA LITURGIA PERDUTA
Il "misterioso intreccio di testi e di azioni" rimpianto dal cardinale Ratzinger

 

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