27 febbraio 2006 § 6 commenti

Tempi num.9 del 23/02/2006

Eros senza agape 1/ La scuola vista dal buco del condom

di Romagnoli Michela

Nella casualità della scuola statale, che alcuni definiscono pluralismo, può succedere di tutto. In questi anni di scuola media, comunque tutto sommato buoni, mia figlia ha discusso col professore che non capiva perché la Chiesa aveva beatificato un soldato che aveva ucciso delle persone come sant’Ignazio di Loyola; con l’esperto biologo che, dopo una lezione sulle mutazioni genetiche, ha concluso: la scienza ha dimostrato che Darwin aveva ragione confutando le tesi creazioniste, non fatevi ingannare da questa gente; con il professore di musica che irrideva al canto gregoriano e tirava fuori lo stereotipo del Medioevo – età buia, perché il popolo era soggiogato dalla paura del peccato. La ragazzina, con tutta semplicità, aveva ribadito che era giusto temere il peccato perché è una cosa veramente brutta, poi si era fatta aiutare dalla madre nel tema sulla gita ad Orvieto (l’unico voto basso del quadrimestre perché era uscita fuori tema, nella foga di documentare la bellezza delle cattedrali e dall’arte medievale). Nella casualità degli interventi educativi, però, una continuità c’è: la tradizione del nostro popolo è qualcosa di opprimente, di cui sbarazzarsi, un peso con cui non vale la pena fare i conti per verificarlo nel presente.
L’ultima vicenda è stata particolarmente triste per la rozzezza e la irresponsabilità. "Educazione all’affettività", corso tenuto da esperti dell’Asl. E già qui mi chiedo: perché gli insegnanti di classe, che hanno un preciso compito educativo e conoscono nella quotidianità i propri ragazzi, devono essere soppiantati dagli specialisti? In un bellissimo incontro per insegnanti, di qualche anno fa (in una scuola statale): "Educazione e psicologia", ricordo che veniva sottolineata l’urgenza che l’insegnante, in quanto educatore, sia protagonista e utilizzi anche la psicologia, come uno strumento, nel rapporto educativo che è innanzitutto un rapporto fra due libertà. Infatti, sintetizzo molto semplicemente, l’educazione ha a che fare con la libertà, la psicologia con i meccanismi della mente e del comportamento. Nel nostro caso, penso che l’insegnante si sarebbe accorta dell’inadeguatezza della lezione messa in piedi dai due, lo psicologo e la ginecologa. Quest’ultima, dopo aver illustrato gli apparati genitali, si è sentita in dovere di allertare i tredicenni sui "rischi" dell’atto sessuale: cioè le malattie e le gravidanze. Il rimedio, che dall’alto della sua competenza si sentiva di fornire, era il preservativo, con tutti i dettagli operativi e tecnici, i luoghi di distribuzione, eccetera. «Potete acquistarlo in farmacia, tenetelo nel portafoglio perché sul cruscotto (di che? visto che a tredici anni non hanno né patente né patentino) si riscalda e si buca».
Mia figlia arrabbiatissima ha giurato di non partecipare più a queste lezioni. Non abbiamo dovuto intavolare una discussione perché, grazie a Dio, per lei è evidente che la vita è una cosa grande e misteriosa, che i suoi tre fratelli, anche se rompono, non sono equiparabili a una malattia, che il bene fra un uomo e una donna, anche se pieno di limiti, non può essere banalizzato nei consigli per gli acquisti. Non è il preservativo che scandalizza, ma è vedere l’affettività ridotta a "istruzioni per l’uso" che lo Stato (in una situazione di monopolio educativo; ma a questo punto si aprirebbe la questione di fondo) fornisce ai suoi giovani cittadini. La tristezza è nell’angustia dello sguardo sulla vita, dell’approccio verso questa capacità che la natura ha messo nell’uomo e nella donna di poter esprimere un’unione profonda e di dare la vita ad un altro che, anche se i due si sono distratti, è comunque qualcuno che ha a che fare con l’infinito.

§ 6 risposte a

  • Ricciele ha detto:

    Ho letto una lettera quasi identica pubblicata sul giornale: eri tu?
    Comunque ha ragione tua figlia. In un futuro insegnerò nella scuola pubblica e spero di poter fornire un’altra campana.

  • quidestveritas ha detto:

    No, non ero io. Questo è un articolo uscito su Tempi.
    Cmq spero proprio che tu possa fornire un’altra campana, ce n’è veramente bisogno.

  • quidestveritas ha detto:

    Stai attenta però a non fare la fine della Pellicciari 😉

  • ggraceffa ha detto:

    I figli sono nostri e non della scuola. E l’atteggiamento della ragazzina e delle sue risposte lo dimostra. Loro sono i nostri “Talenti” e dobbiamo fare tutto il possibile per riconsegnarli a Colui che c’è li ha donati accresciuti in fede e carità. Non ne chiederà conto alla scuola ma a noi. Vigiliamo.

  • Ricciele ha detto:

    Ma non credo proprio di fare quella fine, premesso poi che da quel che ho letto scuola e allievi si sono stretti attorno a lei e che infine si e’ capito che le accuse erano assurde e tirate per i capelli, la mia impressione e’ che certi episodi siano essenzialmente legati ai periodi di campagna elettorale, dove qualsiasi cosa è ingigantita e strumentalizzata.

  • quidestveritas ha detto:

    Bhè, il preside ha fatto una magra figura non difendendola, ma gli studenti sì, l’hanno difesa.
    Ma è assurdo che avvengano casi del genere. Un professore deve avere la libertà di fare leggere tutto, anche il Mein Kampf se necessario. Questo dà l’idea a che livello sia la cultura in Italia (per riprendere una vecchia discussione che ho avuto con Psico sulla cultura).

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