28 febbraio 2006 § 1 Commento

L’uomo rimarrà sempre un enigma profondo e impenetrabile. Già nel secolo IV, S. Cirillo di Gerusalemme presentava ai catecumeni che si preparavano a ricevere il battesimo la seguente riflessione: “Chi è colui che ha predisposto le cavità dell’utero alla procreazione dei figli? Chi ha animato in esso il feto inanimato? Chi ci ha provvisto di nervi e di ossa circondandoci, poi, di pelle e di carne (cfr Gb 10,11) e, non appena il bambino è nato, fa uscire dal seno abbondanza di latte? In qual modo il bambino, crescendo, diventa adolescente, da adolescente si muta in giovane, successivamente in uomo e infine in vecchio, senza che nessuno riesca a cogliere il giorno preciso nel quale si verifichi il mutamento?” E concludeva: “Stai vedendo, o uomo, l’artefice; stai vedendo il sapiente Creatore” (Catechesi battesimale, 9, 15-16).
Benedetto XVI

 

27 febbraio 2006 § 6 commenti

Tempi num.9 del 23/02/2006

Eros senza agape 1/ La scuola vista dal buco del condom

di Romagnoli Michela

Nella casualità della scuola statale, che alcuni definiscono pluralismo, può succedere di tutto. In questi anni di scuola media, comunque tutto sommato buoni, mia figlia ha discusso col professore che non capiva perché la Chiesa aveva beatificato un soldato che aveva ucciso delle persone come sant’Ignazio di Loyola; con l’esperto biologo che, dopo una lezione sulle mutazioni genetiche, ha concluso: la scienza ha dimostrato che Darwin aveva ragione confutando le tesi creazioniste, non fatevi ingannare da questa gente; con il professore di musica che irrideva al canto gregoriano e tirava fuori lo stereotipo del Medioevo – età buia, perché il popolo era soggiogato dalla paura del peccato. La ragazzina, con tutta semplicità, aveva ribadito che era giusto temere il peccato perché è una cosa veramente brutta, poi si era fatta aiutare dalla madre nel tema sulla gita ad Orvieto (l’unico voto basso del quadrimestre perché era uscita fuori tema, nella foga di documentare la bellezza delle cattedrali e dall’arte medievale). Nella casualità degli interventi educativi, però, una continuità c’è: la tradizione del nostro popolo è qualcosa di opprimente, di cui sbarazzarsi, un peso con cui non vale la pena fare i conti per verificarlo nel presente.
L’ultima vicenda è stata particolarmente triste per la rozzezza e la irresponsabilità. "Educazione all’affettività", corso tenuto da esperti dell’Asl. E già qui mi chiedo: perché gli insegnanti di classe, che hanno un preciso compito educativo e conoscono nella quotidianità i propri ragazzi, devono essere soppiantati dagli specialisti? In un bellissimo incontro per insegnanti, di qualche anno fa (in una scuola statale): "Educazione e psicologia", ricordo che veniva sottolineata l’urgenza che l’insegnante, in quanto educatore, sia protagonista e utilizzi anche la psicologia, come uno strumento, nel rapporto educativo che è innanzitutto un rapporto fra due libertà. Infatti, sintetizzo molto semplicemente, l’educazione ha a che fare con la libertà, la psicologia con i meccanismi della mente e del comportamento. Nel nostro caso, penso che l’insegnante si sarebbe accorta dell’inadeguatezza della lezione messa in piedi dai due, lo psicologo e la ginecologa. Quest’ultima, dopo aver illustrato gli apparati genitali, si è sentita in dovere di allertare i tredicenni sui "rischi" dell’atto sessuale: cioè le malattie e le gravidanze. Il rimedio, che dall’alto della sua competenza si sentiva di fornire, era il preservativo, con tutti i dettagli operativi e tecnici, i luoghi di distribuzione, eccetera. «Potete acquistarlo in farmacia, tenetelo nel portafoglio perché sul cruscotto (di che? visto che a tredici anni non hanno né patente né patentino) si riscalda e si buca».
Mia figlia arrabbiatissima ha giurato di non partecipare più a queste lezioni. Non abbiamo dovuto intavolare una discussione perché, grazie a Dio, per lei è evidente che la vita è una cosa grande e misteriosa, che i suoi tre fratelli, anche se rompono, non sono equiparabili a una malattia, che il bene fra un uomo e una donna, anche se pieno di limiti, non può essere banalizzato nei consigli per gli acquisti. Non è il preservativo che scandalizza, ma è vedere l’affettività ridotta a "istruzioni per l’uso" che lo Stato (in una situazione di monopolio educativo; ma a questo punto si aprirebbe la questione di fondo) fornisce ai suoi giovani cittadini. La tristezza è nell’angustia dello sguardo sulla vita, dell’approccio verso questa capacità che la natura ha messo nell’uomo e nella donna di poter esprimere un’unione profonda e di dare la vita ad un altro che, anche se i due si sono distratti, è comunque qualcuno che ha a che fare con l’infinito.

23 febbraio 2006 § 1 Commento

Scrivere col compasso non è semplice, eppure sembra che una buona metà della letteratura italiana dell’ultimo secolo sia stata vergata proprio con tale scomodo strumento. Grembiulino e mezze maniche. Accademia della Crusca o Loggia del Grande Oriente. Volumi & massoni. Fuor di metafora: può essere interessante fare un censimento di quanti insospettati padri delle patrie lettere abbiano percorso – oltre a quelli accademici – anche i gradi d’iniziazione della Libera Muratoria, accostando alla militanza nei più prestigiosi sodalizi culturali anche l’iscrizione a sette e gruppi più o meno segreti. Proprio una storia esoterica della letteratura italiana del Novecento tenta ora di scrivere (pur con qualche eccesso di ideologia anti-moderna) Paolo Mariani in La penna e il compasso (Il Cerchio, pp. 164, euro 15); o almeno il suo è una sorta di «indice» degli autori più compromessi quanto ad appartenenza a logge massoniche, sette gnostiche, gruppi rivoluzionari. Giovanni Pascoli, ad esempio, il mite poeta della Cavallina storna e del «fanciullino»: beh, framassone fatto e giurato. Il malinconico Zvanì risulta infatti iniziato alla loggia Rizzoli di Bologna il 22 aprile 1882, quando contava cioè 27 anni; anche se in seguito non pare che lo scrittore abbia reiterato i contatti e sembra anzi che in età più tarda si sia avvicinato alla fede cristiana. Però, secondo Mariani, «di elementi di esoterismo la sua poesia è piena, mentre la sua opera in prosa contiene una vera e propria concezione massonica dell’uomo e della storia», tanto che «esoterismo e gnosi risultano la chiave di lettura più aderente della sua opera anche se, paradossalmente, sono proprio la parte della sua produzione che è sempre passata sotto silenzio»: vedi la conferenza «L’Era Nuova», letta a Messina nel 1899, nonché la raccolta Poemi conviviali (1904) – con la composizione su Ulisse L’ultimo viaggio che è un’ode al nulla – e i meno noti Odi e Inni (1906) o ancora i Poemi del Risorgimento (1913). Tra i poeti esoteristi è senz’altro più scontata la presenza di Gabriele d’Annunzio: iniziato col nome di Ariel alla setta segreta dei martinisti (uno dei riti massonici più elevati) ed eletto honoris causa al 33° grado del Supremo Consiglio della massoneria nel 1920. Se già la sua impresa fiumana fu sostenuta dai Fratelli Muratori, gli echi dell’appartenenza alle logge si sentono ancor meglio nelle opere del Vate, anzi sensi iniziatici sono nascosti in ciò che la critica considera normalmente semplice «orpello prezioso, bizantinismo e retorica». Altro che artefice sommo della parola: i 5 libri delle Laudi (1903-1918), tra cui le famose Alcyone e Merope, sarebbero «una vera enciclopedia dell’esperienza iniziatica… un vademecum per chi si volesse inoltrare nel mondo delle scienze occulte», liberandosi così dal «servaggio» del cattolicesimo. Se Giovanni Papini rivela egli stesso -nell’autobiografia Un uomo finito (1912) – il passaggio prima della conversione attraverso l’occultismo e l’uso dell’hashish, l’utopia gnostica della palingenesi (distruggere tutto per tutto ricostruire, nuovo e senza peccato) tocca in varia misura autori come Antonio Fogazzaro, Ardengo Soffici, Luigi Pirandello – pur non essendo documentate nei loro confronti particolari affiliazioni esoteriche. Come del resto succede con Antonio Gramsci, il pensatore marxista la cui opera – sempre per Mariani – sarebbe comunque «una espressione della cultura gnostica mondiale» in quanto «in tutti i suoi scritti egli si mostra convinto che il carattere centrale della modernità consiste nello sviluppo del fattore economico e ritiene che proprio agendo su di esso si potrà instaurare il rinnovamento risolutivo della civiltà». L’economia come «succedaneo della salvezza religiosa», fino a raggiungere «il regno della libertà» attraverso il processo dialettico che Marx ed Hegel avevano derivato – guarda un po’ – proprio dalla massoneria settecentesca. Torniamo però ai Muratori espliciti. Salvatore Quasimodo lo era, iniziato nel 1922 a soli ventun anni alla loggia «Arnaldo da Brescia» di Licata. Massone era anche il padre e Salvatore ne seguì le orme, anche se più tardi «forse andò "in sonno", non frequentò più le logge»; né risulta che l’amico fraterno e cattolicissimo Giorgio La Pira fosse informato dell’affiliazione. In ogni caso «la sua opera conserva in molti luoghi lo spirito massonico» e persino nell’assegnazione del premio Nobel nel 1959 non sarebbe assente l’influsso della «fratellanza». Anche nei richiami religiosi – sempre più radi peraltro con l’avanzare degli anni – Quasimodo sembra rifarsi a una divinità ben lontana da quella del cristianesimo, per appagarsi invece in obiettivi umanitari di stampo illuminista. E si arriva infine al contemporaneo Roberto Calasso, «uno degli esponenti più in vista in Italia della gnosi contemporanea». Nel suo saggio La rovina di Kasch «ci troviamo dinanzi a una visione del mondo che si qualifica per il nichilismo e l’implicita affermazione della totale assenza di significato della vita su questa terra»; per Calasso addirittura tutta la società moderna è costruita su una «gnosi», un «complotto», le «società segrete»: «La vita associata di oggi è stata fondata ed è fortemente condizionata anche da fattori di base, e trasversali, di cui la coscienza comune non si rende conto». Un gruppo di iniziati che governa il mondo, e naturalmente anche la letteratura. Sunteggia infatti Mariani la sua ricognizione: «La gnosi, come è stata invadente nella cultura italiana dell’Ottocento attraverso la massoneria, così ha costituito nel secolo successivo una presenza imprescindibile». Forse la dimostrazione da lui fornita non sempre è ugualmente convincente; tuttavia l’indirizzo di ricerca merita approfondimenti. Vuoi vedere che un Grande Architetto si nasconde nelle antologie del liceo?
di Roberto Beretta
Avvenire, 23 febbraio 2006

Forse, caro Beretta, il Grande Architetto non si nasconde nelle antologie del liceo, ma fa in modo che i suoi amici ci finiscano… o che vincano i Nobel.

22 febbraio 2006 Commenti disabilitati su

Avvenire, 24 gennaio 2006

L’indiano Sai Baba, venerato nel jet set da anni e sedicente Dio in terra, ha seguaci sparsi per il mondo. Riesce a far apparire oggetti con trucchi da prestigiatore, dice Armando Pavese nel suo nuovo e purtroppo ultimo libro (Pavese è morto pochi mesi fa). Le guarigioni ottenute dal santone? Pura leggenda. Si narra addirittura che nel 1971 egli ha resuscitato un morto: un ricco californiano a lui devoto, che però – scopre un’indagine seria – era in ospedale con febbre alta, cioè vivo, e non aveva neppure perso conoscenza. Pavese insiste molto – e fa bene – sull’importanza della documentazione medico-scientifica quando si tratta di guarigioni sensazionali. Per esempio egli spiega come per Lourdes la Chiesa ricorra a ben tre filtri per valutare con rigore clinico assoluto: finora settemila casi sono stati riconosciuti come straordinari, ma soltanto 67 sono stati dichiarati miracolosi. Solo in ambito cattolico, e precisamente per Lourdes e per la proclamazione di nuovi santi, esiste un controllo così scrupoloso. Ma allora solo quelli «cattolici» sono miracoli veri? Pavese è convinto che una fede sincera, qualunque sia, possa produrre il miracolo, anche se, in mancanza di verifiche adeguate, non ci si può pronunciare. Del resto Lourdes è quasi un caso unico; la Chiesa procede coi piedi di piombo nei confronti delle guarigioni di Medjugorje. Interessante anche la decina di pagine dedicata alle guarigioni attribuite agli antichi dèi pagani, che Pavese non sempre ritiene false: spesso le riconduce, come fa del resto per alcuni casi di pranoterapia e per certe guarigioni straordinarie del cristianesimo, all’autosuggestione o – come oggi si dice – all’«effetto placebo». La fiducia del malato può effettivamente far scattare nel suo organismo meccanismi salutari d’origine psicologica: le malattie dette appunto psico-somatiche nascono dalla psiche e da essa possono essere curate. La fede fornisce anche in questo una «marcia in più», come Pavese – fondatore della psicologia dell’occulto – la definisce. Perfino in alcuni interventi di Gesù Pavese vede fenomeni psicologici, i quali hanno portato a guarigioni straordinarie o alla sparizione di sintomi che magari derivavano da disagio interiore. Altri miracoli, a cominciare dalla risurrezione di Cristo, possono invece essere fatti risalire a un intervento diretto della potenza divina. In ogni caso, però, Pavese sembra dissentire da san Tommaso. Il miracolo è un sovvertimento delle leggi di natura? Forse è meglio pensare che il Creatore abbia predisposto fin dall’inizio meccanismi eccezionali che la scienza almeno per ora non conosce, e lui, quando vuole, può far scattare. È un concetto sottile: forse non convincerà quei lettori che si domanderanno dov’è in pratica la differenza.

Armando Pavese
Guarigioni miracolose in tutte le religioni
Piemme. Pagine 352. Euro 16,90.

22 febbraio 2006 Commenti disabilitati su

MERCOLEDI 22 FEBBRAIO
CATTEDRA DI SAN PIETRO APOSTOLO
1° Anniversario della morte di don Giussani

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo
 
Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce.

 

 

21 febbraio 2006 Commenti disabilitati su

Da I cristiani, l’islam e il futuro dell’Europa

A Evry, a sud di Parigi, è sorta dodici anni fa una nuova chiesa cattedrale, capolavoro riconosciuto di uno degli architetti più famosi al mondo, lo svizzero Mario Botta. La domenica è semivuota. Ed è invece brulicante di fedeli la vicina moschea. Il suo imam, Khalil Merroun, ha affermato in un’intervista: “La Chiesa cattolica dovrebbe convincersi che l’Europa non le appartiene. Il consiglio che dò ai miei colleghi cattolici è di interrogarsi a fondo sul perché i loro fedeli non vivono la loro spiritualità”.

Ma quale spiritualità ispira la nuova cattedrale di Evry? La chiesa ha l’aspetto di un cilindro tagliato da un piano inclinato, con una corona d’alberi sulla sommità e una croce, scarsamente visibile. L’interno è quasi tutto aniconico, privo di arti figurative. Pareti nude che dovrebbero dar respiro alla trascendenza, ma che in realtà restano mute, impermeabili alla rivelazione discesa da Dio, della quale mancano le tracce visibili capaci di indicare la strada ai fedeli in cammino.

17 febbraio 2006 § 4 commenti

Ho terminato di leggere “Il Miracolo” di Vittorio Messori, breve ricostruzione del più importante miracolo che la cristianità ricordi: il reimpianto di un arto amputato ben due anni e mezzo prima. Avvenne a Calanda, paese aragonese, dove il protagonista, Miguel Pellicer, un giovane contadino che perse la gamba a causa di una caduta sotto un carro, la riebbe grazie all’intercessione della Virgen del Pilar.
Sappiamo bene che i miracoli non sono indispensabili alla fede di un credente, ma allo stesso modo, un cristiano sa che niente è impossibile a Dio e perciò non si meraviglierà di questi fatti sconvolgenti, testimoniati da un atto notarile e da altri documenti incontestabili.
Ovviamente un non credente può trovare i fatti contestabili, come nel caso del CICAP, ma è anche vero che chi è aperto al Mistero non potrà che prendere atto di un fatto inspiegabile.
Soprattutto se a dirlo è uno scienziato come Landino Cugola, che è stato (non sappiamo se ancora) primario dell’Unità operativa di chirurgia della mano e dell’arto superiore: Il Miracolo di Calanda: osservazioni di ortopedico.

 

 

Dove sono?

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