26 settembre 2005 § 2 commenti

Cipro – da Rapporto 2005 sulla Libertà Religiosa

L’isola è divisa in due parti dal luglio del 1974, quando l’esercito turco ne invase il 36%, compresa metà della capitale, Nicosia. Un piano di riunificazione predisposto dall’Onu, con il sostegno dell’Unione Europea, è stato sottoposto a referendum il 24 aprile. Il piano prevedeva il riconoscimento legale dell’occupazione della parte turca e una successiva riunificazione, secondo un sistema federale sul modello svizzero; l’architettura istituzionale disponeva infine un’alternanza semestrale tra un presidente greco e uno turco.

Il 75,8% della popolazione greco-cipriota – che rappresenta l’82% del totale – ha bocciato il progetto, mentre ha votato a favore il 64,9% dei cittadini turco-ciprioti – il 18% del totale – soggetti al governo filo-turco che nel 1983 proclamò la Repubblica turca di Cipro del Nord, non riconosciuta dalla comunità internazionale. Una posizione fortemente contraria era stata espressa dal Santo Sinodo greco-ortodosso di Cipro – oltre che dalla gerarchia ecclesiastica ateniese – che ritiene inaccettabile il piano delle Nazioni Unite perché non tiene conto né delle stesse risoluzioni Onu né del diritto internazionale. Durante la campagna elettorale, i sacerdoti ortodossi avevano esplicitamente invitato a rifiutare il piano. Per quanto concerne le confessioni religiose cristiane, è da segnalare che in questi 30 anni di occupazione, 68 delle 82 chiese sono state trasformate in moschee, come accaduto alla cattedrale di San Nicola, a Famagosta, oppure sono state distrutte per sradicare l’identità religiosa del Paese. Altre cinque chiese sono divenute scuderie per cavalli, quattro sono state convertite in musei, tre in caserme e due in abitazioni civili. Non rimane molto neanche delle poche opere d’arte cristiane scampate alla violenza che fece seguito all’invasione, in gran parte vendute dai turchi a mercanti internazionali, come riporta «Eglise dans le Monde» N. 3-2004.

da Rapporto 2005 sulla Libertà Religiosa

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