Catechesi/2

16 settembre 2005 § 1 Commento

La fantasia divina dell'Amore (Parte seconda)

Il cammino di Adolphe Retté

Qualcosa di simile all'inizio del secolo ventesimo (anni 1905 e 1906) accadde ad Adolphe Retté, uno scrittore francese che potremmo definire "pornografico". Egli, ad un certo punto della sua vita, sentì il fango in bocca e cercò, cercò affannosamente, cercò tenacemente, cercò umilmente di andare al di là del fango: e trovò Dio!

Un giorno, mentre con l'animo inquieto stava passeggiando in un bosco nei pressi di Fontainebleau, si squarcia la cappa di nebbia nella sua anima ed Adolphe Retté riesce a intravedere la strada della verità. Egli stesso riferisce: "Da quando gli uomini hanno posto il problema del 'perché siamo nel mondo', cento religioni e altrettante filosofie hanno tentato di risolverlo. Ma esse sono cambiate continuamente, adattandosi agli ambienti, alle circostanze, alle mode e specialmente ai capricci dello spirito umano. I filosofi e gli scienziati si sono ingegnati a dare una spiegazione dell'universo, ma non sono mai approdati a nulla di stabile: un'ipotesi, ritenuta fino a ieri come verità, viene oggi sostituita da un'ipotesi nuova, che domani sarà anch'essa detronizzata da un'altra congettura. In mezzo a questo continuo fluttuare, solo la Chiesa cattolica rimane immutabile. I suoi dogmi furono posti al tempo della sua fondazione e sostanzialmente li troviamo già tutti nei Vangeli. Tutto questo non si spiega umanamente: questa perseveranza e questa coerenza deve avere una causa non umana, perché l'umanità in balia di se stessa non fa altro che fluttuare. Ecco allora una fiaccola nelle tenebre: la Chiesa cattolica! E siccome la Chiesa cattolica dichiara di essere nata da una rivelazione di Dio, vuol dire che Dio esiste!"[1].

Appena pronunciò queste parole, Retté sentì un senso di pace, di liberazione, di appagamento dello spirito. A questo punto egli avrebbe dovuto correre da un sacerdote e aprirgli la sua anima: ma ebbe paura, ebbe vergogna, temette di confrontarsi con la verità … e rimandò ancora.

L'orgoglio è sempre il peggior consigliere dell'uomo: l'orgoglio allontana da Dio e dai fratelli!

Nel frattempo, nel marzo del 1906, lasciò la campagna di Fontainebleau e fece ritorno a Parigi,: e i problemi se li portò tutti con sé.

Riprese a frequentare i vari salotti mondani della capitale e riusciva sempre a essere brillante, attirando su di sé l'attenzione di tutti. Ma, subito dopo, avvertiva una profonda insoddisfazione e si sentiva talmente vuoto e talmente triste che il pensiero del suicidio gli appariva come l'unica via di uscita: e questo tremendo pensiero lo attanagliò più volte, spingendolo fin sul ciglio del baratro della disperazione. E arrivò vicinissimo a compiere un folle gesto!

Intanto aveva chiamato accanto a sé, a Parigi, la donna dagli occhi neri (così egli chiama nel diario la sua amante) e con lei continuava una vita di litigi, che sfociavano implacabilmente in orge di stomachevole sesso.

Racconta: "Quante ore lugubri passai in quel tempo gironzolando per Parigi mentre ruminavo angosce e incertezze! Tutto mi annoiava: i quadri del Louvre, dove mi rifugiavo di quando in quando, la lettura dei giornali, i colloqui con i colleghi e perfino la poesia. Riuscivo ad abbozzare alcune strofe ma non le terminavo, stracciavo la carta dove le avevo buttate giù e mi interrompevo dicendo: 'A che giova?'. Non potevo pensare che a Dio"[2]. È impressionante questa affermazione: "Non potevo pensare che a Dio"!

E un pomeriggio Retté decide di entrare nella cattedrale di Notre-Dame: la chiesa era quasi deserta, alcune donne pregavano davanti alla statua della Madonna, posta a destra del coro guardando l'altare maggiore. Esclama: "Vorrei fare come loro!", ma poi una forza misteriosa lo spinge fuori. Si ferma però sulla porta del tempio, si volta indietro e, inchinandosi verso l'altare dice: "Dio mio, abbiate pietà di me! Quantunque sia un peccatore turpissimo, venite in mio aiuto"[3]. Questa preghiera è molto simile a quella che Gesù mette sulla bocca del pubblicano che prega nel tempio: questa preghiera rivela già un forte tormento del cuore orientato verso il Signore.

Decide di lasciare Parigi (siamo nel mese di settembre dell'anno 1906) e si trasferisce nel paese di Arbonne. Qui egli affronta la tenace lotta tra il peccatore che non voleva morire e il credente che non riusciva a nascere. Un giorno visitando il piccolo santuario di Cornebiche nei pressi di Arbonne, Retté volge lo sguardo verso l'immagine della Madonna e la prega così: "Ecco! Qualche cosa mi ha comandato di venire da voi e sono venuto. Voi, che finora non ho mai invocato; voi, a cui i fedeli alzano gli occhi nelle afflizioni, pregate il Figlio vostro, affinché mi indichi che cosa devo fare"[4].

Poi Adolphe Retté cerca un sacerdote cattolico, apre la sua anima, si confessa tra le lacrime: ritrova Dio e ritrova la pace.

Da allora la sua vita diviene un canto di gioia. E, dopo la prima Comunione ricevuta in età adulta, esclama: "Perché non si può arrestare il tempo in quest'ora solenne di calma e di innocenza? Durante la giornata che seguì dopo la santa Comunione, vissi una specie di sogno luminoso. Tutti i miei pensieri si volgevano al Signore; mi pareva che ogni cosa avesse assunto un aspetto festoso. In verità, vedevo l'universo con occhi nuovi"[5]. Anche Gilbert K. Chesterton, nel 1922, dopo la conversione e la prima confessione, esclamò: "Quando mi inginocchiai davanti al sacerdote e confessai le mie colpe, il mondo si rovesciò davanti a me … e divenne dritto".

Questi sono i veri miracoli che Cristo continuamente compie, quando un cuore gli apre umilmente la porta della libertà.

Un giorno, quando dal Cielo vedremo le orme dei piedi di Cristo sulle interminabili strade del mondo, resteremo stupefatti e diremo al Signore: "Come?! Sei passato più volte accanto a me e io non me ne sono accorto. Come?! Sei entrato anche in quella stanza, anche in quella casa dalla quale io stavo lontano per evitare il contagio dell'immoralità e della nauseante cattiveria. Come?! Io ho evitato tante strade e tu, invece, le hai percorse tutte. Perché?!".

E Gesù ci risponderà: "Dovunque si trovava una pecora che mancava al conto del mio Amore, io non potevo resistere: io dovevo andare, perché non sono io a chiudere la porta del cuore: voi potete chiuderla, ma io … no!".

§ Una risposta a Catechesi/2

  • taspaolo ha detto:

    grazie per aver pubblicato questo splendido pezzo, non conoscevo la storia di Retté,un grido alla grandezza e alla misericordia di Dio

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