30 settembre 2005 § 7 commenti

Ieri sera a Otto e mezzo l’argomento affrontato è stata la cosiddetta ingerenza dei Vescovi…

Abbiamo apprezzato gli sguardi mefistofelici del nostro caro Giulianone (chiamato sprezzatamente “don Giuliano” da Lerner) rivolti a Paolo Flores d’Arcais e le pacate e condivisibili opinioni di Ernesto Galli della Loggia.

Abbiamo sorriso quando il sempre più “econiano/cacciariano” Gad Lerner ha riportato l’opinione della Spinelli che teorizza la divisione della Chiesa in un “Alto clero” (di cui il massimo esponente sarebbe il Cardinale Camillo Ruini) e il “Popolo di Dio” che cammina per conto suo, non si sa bene verso quali lidi…

Così per far comprendere bene quanto si ami la Chiesa, questo piccolo blog ha deciso di sostenere apertamente il Card. Ruini con una manchettina a lui dedicata.

N.B. Ricordare a Paolo Flores d’Arcais che i giovani di Tor Vergata non erano “quasi un milione”, ma DUE MILIONI…

29 settembre 2005 § 2 commenti

Prepariamoci, perchè fra un po’ – non so quando, giorni, mesi, anni – ci sarà qualcuno che vorrà ribattezzare alcune cime alpine (o appenniniche): addio Grande e Piccolo San Bernardo, addio San Martino di Castrozza, addio Santa Cristina di Valgardena, addio San Vito di Cadore; poi si passerà alla miriade di comuni sparsi per l’Italia: i san Nicolò, i san Pietro, i san Rocco, i san Paolo, i san Giovanni scompariranno e al loro posto ci saranno nomi tipo: Tolleranza, Ragione, Laicità…
Basta vedere di cosa si stanno già lamentando… 

Mi viene in mente questo passo del Vangelo di Luca (5, 41-44): 

Quando fu vicino, alla vista della città, pianse su di essa, dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace. Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni verranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeranno di trincee, ti circonderanno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Che oggi sia questa disperata Europa la Gerusalemme su cui piange Gesù?

27 settembre 2005 § 3 commenti

PICCOLE AZIONI DI CARITA’

 

 Quando piove e le strade sono un unico canale d’irrigazione,
non si centrino le pozzanghere con le ruote dell’auto 
innaffiando i poveri pedoni
che timorosi camminano rasenti il muro
e su marciapiedi che sono sotto il livello stradale…

26 settembre 2005 § 2 commenti

Cipro – da Rapporto 2005 sulla Libertà Religiosa

L’isola è divisa in due parti dal luglio del 1974, quando l’esercito turco ne invase il 36%, compresa metà della capitale, Nicosia. Un piano di riunificazione predisposto dall’Onu, con il sostegno dell’Unione Europea, è stato sottoposto a referendum il 24 aprile. Il piano prevedeva il riconoscimento legale dell’occupazione della parte turca e una successiva riunificazione, secondo un sistema federale sul modello svizzero; l’architettura istituzionale disponeva infine un’alternanza semestrale tra un presidente greco e uno turco.

Il 75,8% della popolazione greco-cipriota – che rappresenta l’82% del totale – ha bocciato il progetto, mentre ha votato a favore il 64,9% dei cittadini turco-ciprioti – il 18% del totale – soggetti al governo filo-turco che nel 1983 proclamò la Repubblica turca di Cipro del Nord, non riconosciuta dalla comunità internazionale. Una posizione fortemente contraria era stata espressa dal Santo Sinodo greco-ortodosso di Cipro – oltre che dalla gerarchia ecclesiastica ateniese – che ritiene inaccettabile il piano delle Nazioni Unite perché non tiene conto né delle stesse risoluzioni Onu né del diritto internazionale. Durante la campagna elettorale, i sacerdoti ortodossi avevano esplicitamente invitato a rifiutare il piano. Per quanto concerne le confessioni religiose cristiane, è da segnalare che in questi 30 anni di occupazione, 68 delle 82 chiese sono state trasformate in moschee, come accaduto alla cattedrale di San Nicola, a Famagosta, oppure sono state distrutte per sradicare l’identità religiosa del Paese. Altre cinque chiese sono divenute scuderie per cavalli, quattro sono state convertite in musei, tre in caserme e due in abitazioni civili. Non rimane molto neanche delle poche opere d’arte cristiane scampate alla violenza che fece seguito all’invasione, in gran parte vendute dai turchi a mercanti internazionali, come riporta «Eglise dans le Monde» N. 3-2004.

da Rapporto 2005 sulla Libertà Religiosa

23 settembre 2005 § 2 commenti

UNO STRAORDINARIO GIULIANONE

Il ministro della Salute, Francesco Storace, ha sospeso ieri la sperimentazione dell’aborto chimico avviata dall’ospedale Sant’Anna di Torino. Lo ha fatto a mezzo di un’ordinanza, dopo un’ispezione formale, motivata da ragioni di procedura clinica e tutela della salute delle donne, non per motivazioni etiche. La presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso, con al seguito un garrulo corteggio di abortisti ideologici, ha detto che il ministro "deve vergognarsi" perché, sebbene lei non sia a conoscenza dell’ordinanza ministeriale, certamente deve essere una sfilza di pretesti ad averla provocata. Una risposta in puro stile politicista, del tutto indifferente nella sua insolenza alla logica del dialogo tra istituzioni e della verifica doverosa del merito delle questioni. Non l’ho letta e non mi piace, questa la logica guerrafondaia della Bresso. Come avevamo previsto su questo giornale, la sperimentazione della pillola abortiva è già una funebre bandiera di libertà e di banalità, e i suoi sostenitori, nonché le obiezioni etiche, disprezzano anche le cautele protocollari accertate dagli organi legittimati a farlo.

Banalizzare l’aborto, incardinarlo come un uso sociale qualunque, come un costume anticoncezionale ex post, e servirsi dei ritrovati tecnici a disposizione, senza troppi scrupoli, per renderlo non tanto facile e sicuro, il che sarebbe comprensibile, quanto scontato e all’immediata portata di chiunque. Già i ginecologi devono cercare di elevare almeno la barriera dell’uso ospedaliero della pillola abortiva, perché è ovvio che il destino della Ru486, se non cambia culturalmente l’atteggiamento sociale verso l’aborto, è quello di diventare un ritrovato casalingo buono per l’uso semplice, immediato, clandestino: un nuovo prezzemolo che fa tornare l’aborto alle origini, a prima delle legislazioni che lo hanno sottratto alla schiavitù delle mammane.

A questo cupo sbandieramento, posto che le ispezioni e le ordinanze vanno rispettate e che la sospensione di una sperimentazione clinica non è un atto autoritario né irreversibile, bisogna opporre però non solo la logica del divieto. Serve la proposta. Perché il ministro della Salute non propone (all’americana) lo stanziamento in Finanziaria di fondi congrui per la promozione del volontariato antiabortista, cioè dell’encomiabile lavoro di quanti cercano con scrupolo una soluzione alternativa all’interruzione di gravidanza nel contatto sociale con le donne che si trovano di fronte a questa prospettiva? Perché le attività volontarie del Movimento per la vita, che rendono conto di una delle ragioni della legge 194, non devono essere sostenute e promosse con un forte e sensibile impegno pubblico? L’aborto legale non implica la trasformazione della società in una caserma abortista, in cui quella cosa lì si fa in nome della libertà e senza discussioni. Anche i democratici e i liberal americani pro life riflettono su questa dimensione etica della questione: si devono mettere le donne in grado di essere anche libere di non abortire.

22 settembre 2005 § 5 commenti

«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto».
(Gv 15, 1-2)

 

MA SAPPIAMO ACCETTARE LA POTATURA?

21 settembre 2005 § 2 commenti

La fantasia divina dell’Amore (Parte quinta)

Una testimonianza incantevole

 

Ho avuto due volte la gioia e l’emozione di ospitare nella mia casa il Cardinale vietnamita Francesco Saverio Nguyen Van Thuan. Ricordo che una sera ci fermammo lungamente a parlare, dopo la veglia di preghiera con i giovani (24 marzo 2001). E il Cardinale, pur essendo già gravemente ammalato, non mostrava segni di stanchezza: e ciò mi stupiva.
Aveva gli occhi limpidi come un cielo senza nuvole: raccontava la sua storia come se fosse una parabola evangelica e mi confidava particolari drammatici della sua lunga prigionia come se riguardassero un’altra persona.
Testualmente mi disse: "Sono stato tredici anni in prigione e la maggior parte degli anni di carcere li ho passati in reclusione totale: mi tenevano in una cella bassa e buia, perché era senza finestre!". Io inorridivo di fronte a questo particolare, ma il Cardinale restava sereno e rivisitava la sua storia di perseguitato senza lasciar trasparire risentimento, disprezzo, rancore. Mi raccontò che, attraverso un punteruolo lasciatogli dai carcerieri, egli riuscì lentamente a scavare un piccolo foro in una parete della prigione, vicino al pavimento, affinché dall’esterno potesse entrare un alito di aria fresca e pulita. Ma anche questo espediente si rivelò drammatico: infatti, nella stagione delle piogge, la cella quasi per metà si riempì d’acqua e addirittura un serpentello riuscì ad entrare nell’angusto spazio della prigione. Mi permisi di chiedere: "Ma cokme ha fatto ad uscire vivo da un’esperienza così terribile? Dove ha trovato la forza?".
La risposta fu immediata: "Nell’Eucaristia!". E il Cardinale mi guardò, come sanno fare gli orientali, con un sorriso misto a meraviglia: per lui la cosa era del tutto ovvia e quasi si stupiva che io non fossi arrivato da solo a dare questa spiegazione.
Mi disse: "Quando nel 1975 sono stato messo in prigione, una domanda angosciosa affiorò dentro di me: ‘Potrò ancora celebrare l’Eucaristia?’. E la stessa domanda, un po’ di tempo dopo, mi rivolsero i miei cristiani quando ebbero la possibilità di venire a trovarmi: ‘Ma ha potuto celebrare la Santa Messa?’. In verità i miei cristiani avevano ben provveduto, affinché io avessi l’indispensabile per la celebrazione della Messa".
A questo punto il Cardinale si fermò e prese respiro: sembrava che avesse quasi un po’ di pudore nello svelare un segreto, che era il tesoro della sua vita di cristiano, di sacerdote e di vescovo perseguitato.
Riprese il racconto e mi disse: "Quando fui arrestato, dovetti andarmene con i poliziotti a mani vuote. Ma, all’indomani, mi fu permesso di scrivere ai miei cristiani, per chiedere le cose più necessarie: vestiti, sapone, dentifricio, medicine! … Scrissi: ‘Per favore, mandatemi un po’ di vino come medicina per il mio mal di stomaco!’. I miei cristiani capirono e mi inviarono una piccola bottiglia di vino per la Santa Messa, con l’etichetta: Medicina contro il mal di stomaco. E, in una fiaccola contro le zanzare e l’umidità, nascosero alcune ostie. La polizia, quando mi consegnò il pacchetto aperto, mi domandò: ‘Lei soffre di mal di stomaco?’. Risposi: ‘Sì! Da tanto tempo!’. Il poliziotto, indicando la piccola bottiglia, disse: ‘Ecco un po’ di medicina per lei’. Da quel giorno ho potuto sempre celebrare la Santa Messa, perché i miei cristiani non mi hanno fatto mai mancare ‘la medicina per il mal di stomaco’. Mettevo tre gocce di vino e una goccia d’acqua nel palmo della mano sinistra, mentre con l’altra tenevo una piccola ostia: e così celebravo ogni giorno la Santa Messa e mi sentivo in una cattedrale. E il mio cuore si riempiva di gioia. I miei carcerieri erano meravigliati e io, quando potevo, raccontavo la storia di Gesù … ed essi ascoltavano e alcuni si convertivano. Dovevano cambiarli spesso perché la gioia che mi dava Gesù si trasmetteva a loro … e mi chiedevano di diventare cristiani. Oh, se capissimo che grande dono ci ha fatto Gesù con la Santa Eucaristia!".
Mentre il Cardinale parlava, io, per un istante, pensai alle tante Messe frettolose che celebriamo, alle tante Eucaristie partecipate senza cuore e con la totale indifferenza e con l’orologio in mano per contare i minuti … e per scappare via senza aver raccolto una briciola d’amore.
Ripetevo dentro di me l’esclamazione del Cardinale: "Oh, se capissimo che grande dono ci ha fatto Gesù con la Santa Eucaristia!".
Durante le persecuzioni dei primi secoli, i cristiani trovarono la forza nell’Eucaristia: e affrontarono i persecutori … nutrendosi di Eucaristia. Chi non ricorda l’esclamazione dei martiri africani di Abitene, durante la feroce persecuzione di Diocleziano? Essi, portati in tribunale perché ogni Domenica si radunavano per celebrare la Messa, risposero con decisione: "Noi non possiamo vivere senza l’Eucaristia!". Che esempio stupendo!
Eusebio di Cesarea, storico del cristianesimo dei primi secoli, osservava: "Ogni luogo dove si pativa divenne per noi un posto per celebrare l’Eucaristia … fosse un campo, un deserto, una nave, una locanda o una prigione".
Oggi tutti ci chiediamo che cosa possiamo fare per evangelizzare questa società sorda ed apparentemente vaccinata contro il Vangelo. E se cominciassimo a credere di più nell’Eucaristia?
E se offrissimo uno spettacolo di unità e di solidarietà proprio partendo dall’Eucaristia? Sono sicuro che tante persone si farebbero pensose e si chiederebbero: "Dove trovate la forza per vivere così?". Allora potremmo dire: "Nell’Eucaristia". E saremmo creduti.

 

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per settembre, 2005 su Quid est Veritas?.