Colonia

23 agosto 2005 § 3 commenti

Purtroppo ieri sera mi è capitato tra le mani l'ultimo numero di Panorama con in copertina i "Papaboys" e l'annuncio di un servizio all'interno sulla GMG di Colonia. Sono andata a leggere con curiosità il servizio, sperandovi di trovare qualche indagine un po' più seria del solito disegnetto sul kit del "papaboys"…e invece niente. Niente di niente.

Se questa è un'indagine giornalistica "seria", andiam bene; rimango della mia idea: gli italiani fanno bene a non leggere i quotidiani e le riviste, se l'alternativa è leggere giornali che offrono poco più di quello che si trova su qualsiasi giornalino d'istituto.

Neanche Messori ha saputo offrire spunti di riflessione, ma si è fermato al solito confronto Giovanni Paolo II-Benedetto XVI; fortunatamente ha rimediato con l'articolo del giorno successivo…

Ovviamente di tutt'altro genere il commento di Antonio Socci; ma il suo articolo potrebbe far storcere il naso a un laico, un po' più rigidino, freddino e snob, rispetto all'entusiasmo di Socci. E allora ecco un bellissimo articolo di un laico, Egidio Sterpa, che non si pone rigidamente di fronte all'evento di Colonia, ma si interroga, si domanda cosa stia avvenendo in questa Europa spenta e depressa. Forse non è condivisibile in tutte le sue parti, ma almeno ci prova.

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Quel che è avvenuto a Colonia in questi giorni ha toccato anche la sensibilità dei laici. A toccare i loro sentimenti non sono stati tanto i discorsi di Benedetto XVI, che sono certamente espressione di profonda religiosità e alta civiltà, normalità però nel pensiero e nella predicazione di un Papa, quanto invece la percezione che qualcosa di nuovo, di forte stia avvenendo nella vecchia Europa, rivelatasi debole politicamente e povera di contenuti culturali.

Le giornate di Colonia non vanno prese isolatamente ma come la conseguenza di un movimento culturale che ha preso vita col pontificato di Giovanni Paolo II e che appunto a Colonia ha trovato conferma e continuazione. Quel che si è sviluppato negli ultimi due decenni sotto l'egida di Wojtyla ha dello straordinario, senza precedenti. Questo Papa polacco, il primo non italiano dopo quasi 500 anni, ha mobilitato masse di fedeli (ha compiuto più di cento viaggi pastorali in giro per il mondo) oscurando ogni altra manifestazione popolare di origine politica o spettacolare. Un Papa, Wojtyla, che ha creato persino preoccupazione negli establishment politici (in Russia e Cina, per esempio) che ne hanno paventato il carisma nel contatto con le folle.

Si può essere laici convinti e praticanti – e chi scrive rivendica laicamente assoluta autonomia di pensiero e di scelte culturali – ma è difficile sfuggire alla considerazione dell'importanza del fenomeno sviluppatosi per l'influsso dell'azione pastorale di Papa Wojtyla. Vent'anni di questa influenza hanno determinato un fenomeno sociale e culturale, oltre che religioso, che nessuna dottrina politica fin qui è riuscita a suscitare, senza peraltro alcuna spinta di interesse materiale o edonistico, elementi invece sempre presenti nei fenomeni politici.

Un evento, questo, che, anche volendo, è impossibile esaminare dal punto di vista antropologico, perché è qualcosa che sfugge ad analisi scientifiche e rientra, più che nella sociologia, nella gnoseologia e, per dirla più comprensibilmente, nell'indagine filosofica ed epistemologica, che quasi sempre riesce a spiegare meglio di qualunque altra metodologia manifestazioni e problemi dell'agire umano. Siamo in presenza di un fatto storico culturale di grande rilievo. Eventi come le grandi adunate di giovani di tutto il mondo, gli eccitanti incontri con Wojtyla, la commozione coinvolgente sopravvenuta alla sua morte, ora la veglia di ottocentomila giovani nella spianata di Marienfeld, sono fatti che escono dalla normalità sociale e culturale. Sono eventi che mettono in ombra la politica, la trascendono, la superano come valore sociale e culturale.

Si potrebbe argomentare che queste masse che si radunano all'ombra della Croce e all'ascolto del vicario di Cristo siano il frutto dell'antipolitica. Che sono insomma moltitudini che deluse dalla politica o comunque lontane dalle idealità e dai riti politici, si rifugiano nella fede religiosa e la esaltano perché muove la loro emotività, le loro sensibilità più profonde e anche – perché non dirlo – più nobili. Soprattutto i giovani, che cercano orizzonti e speranze nel futuro, trovano, si direbbe, in questi incontri con la fede una sorta di nuovo illuminismo, che congiunto a rivelazione e tradizione appare loro capace di risolvere i problemi della civiltà contemporanea.

Un fatto è sicuro: nell'Europa senza forti leadership, il carisma del pontefice cattolico ha decisamente messo in angolo il mondo politico e le sue ideologie, incapace ormai di suscitare tensioni ideali. Questa che stiamo vivendo, insomma, non è più l'età del leaderismo politico. Quali valori forti e seducenti, del resto, esprimono oggi i leader politici, soprattutto in Europa? La nostra società, quella della vecchia Europa, non è certo in declino inarrestabile, ma non ha grandi campioni che chiamino alla partecipazione. Incredibilmente, ma è sostanzialmente vero nella realtà che stiamo vivendo, il successore di Wojtyla, Papa B 16, come è stato battezzato Benedetto XVI dai giovani, campeggia ora sulle moltitudini come il Grande Intellettuale, che finisce per avere ruolo e funzione non solo di ombudsman della fede ma di assertore di un nuovo illuminismo, quello che nei secoli scorsi ebbe araldi come Locke, Hume, Voltaire, Montesquieu. È il Papa filosofo che oggi domina la scena. Può anche non piacere questa constatazione obiettiva – che viene, è bene ripeterlo, da un laico convinto – ma è la realtà che stiamo vivendo. Nella speranza che la politica più nobile si svegli, ne prenda atto, provveda a emendarsi.
Egidio Sterpa
Il Giornale, lunedì 22 agosto 2005

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