Fuoco

15 luglio 2005 Commenti disabilitati su Fuoco

Passione per Dio passione per l'uomo

"Voglio partire dalla vita, dal suo di­spiegarsi nella quotidianità, dalla sacralità dei suoi gesti, dall’incontro con quella realtà unica ed affascinante che è il mondo di ogni persona, per cogliere la bellezza del mistero che in modo inquietante e amoroso noi continuiamo a cercare.
Lui che è la vita ha posto la sua tenda in mezzo a noi, vi dimora dentro, è nelle persone, nei fatti, nei gesti, in contesti storici e culturali, economici e politici in cui anche noi dimoriamo. È in questa terra sacra, che noi facciamo l’esperienza del fuoco, che brucia e trasforma».

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Letture

14 luglio 2005 § 3 commenti

"Ieri ho capito meglio due cose e oso confidarle.
1 – Che cosa c’entra Benedetto XVI con Oriana Fallaci. Perché lei, che pure si dichiara atea, lo ami, e dica e scriva che Papa Ratzinger le fa compagnia, la fa essere meno sola.
2 – Com’è possibile avere paura eppure vivere, non sopravvivere ma vivere."

COSA UNISCE RATZINGER E LA FALLACI
Renato Farina, Libero 12 luglio2005

 

“L’evoluzione nel senso di una comune discendenza può essere vera, ma l’evoluzione nel senso neo-darwiniano – intesa cioè come processo di variazione causale e selezione materiale non lo è. […] un sistema di pensiero che neghi o tenti di confutare la palmare evidenza di disegno biologico è ideologia, non scienza”.
DARWIN E IL CARDINALE: A CHI SERVE L’EVOLUZIONISMO?
di Domenico Savino

Gaffe?

12 luglio 2005 § 1 Commento

Quella “gaffe” del Papa
Chi ha paura della parola “anticristiano” non è laico, solo ignorante
 
Il Foglio, martedì 12 luglio

Santa Teresa Benedetta della Croce, compatrona d'Europa

12 luglio 2005 Commenti disabilitati su Santa Teresa Benedetta della Croce, compatrona d'Europa

Edith Stein interpellerà i giovani a Colonia”

Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, nasce da famiglia ebrea; a 12 anni abbandona la fede e a 21 si dichiara agnostica. L'incontro con Husserl le cambia la vita e la ricerca della verità diviene per lei preghiera. A trent'anni la sua ricerca si conclude con la conversione al cattolicesimo. Diversi gli incontri di avvicinamento alla fede cristiana.

Duomo di Friburgo, Edith entra con un gruppo di amici. Mentre sostavano in rispettoso silenzio, entrò una donna con la borsa della spesa, e si inginocchiò per una breve preghiera. Scrisse Edith: “Per me si trattava di una cosa assolutamente nuova. Nelle sinagoghe o nelle chiese protestanti che avevo visitato, si andava solo per il servizio divino. Qui invece si veniva nella chiesa vuota, in mezzo alle quotidiane occupazioni di un giorno di lavoro, come per un intimo colloquio. È una cosa che non ho potuto dimenticare”.

Nel 1921 presso una biblioteca: “Senza scegliere, presi il primo libro che mi capitò sotto mano: era un grosso volume che portava il titolo “Vita di S. Teresa scritta da lei medesima”. Ne cominciai la lettura e ne rimasi talmente presa che non l’interruppi fino alla fine. Quando lo chiusi, dovetti confessare a me stessa: “Questa è la verità”.

“La sua continuità di vita quando entrò nel Carmelo di Colonia è molto interessante, perché non vuol dire rifiutare la vita intellettuale, ma al contrario entrare più intensamente nella contemplazione, che non è mancanza di azione. Di fatto i suoi superiori le chiederanno di portare avanti il lavoro intellettuale ed ella lo farà, in unione con la Chiesa e le necessità del mondo”.

Morì in una camera a gas di Auschwitz il 9 agosto 1942

Croce Rossa senza croce

11 luglio 2005 § 22 commenti

Vittorio Sgarbi

La Croce Rossa senza più la croce. Non si vorrebbe quasi crederci, ed è forse sperabile che sia uno scherzo, ma l'immagine apparsa su alcuni giornali sembra dar ragione delle preoccupazioni espresse da Oriana Fallaci nella recente intervista sul Wall Street Journal. Ciò che Spengler aveva annunciato, il tramonto dell'Occidente, la Fallaci osserva atterrita e indignata: «Guardate l'odierno sistema scolastico dell'Occidente. Gli studenti non conoscono la storia! Per Dio, non ne sanno nulla. Non sanno nemmeno chi era Churchill! In Italia non sanno chi era Cavour… Non si può sopravvivere se non si conosce il passato. Noi sappiamo perché le altre civiltà sono scomparse: per eccesso di benessere e ricchezza, e per mancanza di moralità e spiritualità… Nel momento stesso in cui rinunci ai tuoi principi e ai tuoi valori… in cui deridi questi principi e questi valori, tu sei morto, la tua cultura è morta e la tua civiltà è morta». Che esageri? Che manifesti una intolleranza rispetto alla civiltà e alla cultura islamica? O che invece non registri proprio quella indifferenza per le radici che un giovane mi manifestava qualche sera fa a Milano, dicendo: «Mi sono laureato, ma non so niente. Ma perché soltanto in questi giorni ho saputo, con curiosità che si autoalimenta, che nel 1989 c'è stato il crollo del muro di Berlino? In quell'anno io ero bambino e la mia memoria non ha registrato l'evento epocale, l'inizio di una nuova era. Poi ho incominciato a interessarmi, assai recentemente, alla storia italiana, e ho cercato di capire la tragica vicenda di Aldo Moro.

Come farò a colmare tante lacune, a sapere quello che nessuno m'ha insegnato?». In questo pericolo dell'indifferenza, in questa agonia di valori, simboli e principi, era forse logico che si arrivasse alla contraddizione tra parole e segni. Ci può essere un'alternativa alla croce per la Croce Rossa? Certo, il richiamo cristiano è fortissimo, inevitabile, e un nuovo simbolo dovrebbe presupporre un nuovo nome, come è pure possibile che accada. Ma, per intanto, si è increduli nel vedere la nuova immagine: al posto della croce rossa in campo bianco, sui mezzi e i corredi di pronto soccorso, troveremo un rombo, già definitivamente in uso nelle zone di operazioni belliche. Perché questa sostituzione? Per non turbare le coscienze delle associazioni non cristiane che compongono la Croce Rossa internazionale. Fra esse, oltre alla Mezzaluna Rossa, corrispondente islamica della Croce Rossa, c'è la Stella di David Rossa, esclusa fino ad oggi dalla federazione internazionale per non avere adottato il simbolo comune. Il rombo ipocrita sembra ora ricomporre le contraddizioni, evitando imprevedibili degenerazioni del fanatismo e garantendo l'incolumità degli operatori che lavorano sotto quel simbolo. Questa la spiegazione per il nuovo atto di abiura delle tradizioni cristiane di assistenza dei malati e dei feriti durante la guerra. Dovremo abituarci anche a questo, in una società dominata dalla paura, e nella triste minaccia ai valori cristiani di cui sembra di avvertire l'inesorabile dissoluzione, prima di tutto nella nostra coscienza.

da Il Giornale.it

San Benedetto Patrono d'Europa

11 luglio 2005 Commenti disabilitati su San Benedetto Patrono d'Europa

Domani [oggi per chi legge, ndr] ricorre la festa di San Benedetto Abate, Patrono d’Europa, un Santo a me particolarmente caro, come si può intuire dalla scelta che ho fatto del suo nome. Nato a Norcia intorno al 480, Benedetto compì i primi studi a Roma ma, deluso dalla vita della città, si ritirò a Subiaco, dove rimase per circa tre anni in una grotta – il celebre "sacro speco" – dedicandosi interamente a Dio. A Subiaco, avvalendosi dei ruderi di una ciclopica villa dell’imperatore Nerone, egli, insieme ai suoi primi discepoli, costruì alcuni monasteri dando vita ad una comunità fraterna fondata sul primato dell’amore di Cristo, nella quale la preghiera e il lavoro si alternavano armonicamente a lode di Dio. Alcuni anni dopo, a Montecassino, diede forma compiuta a questo progetto, e lo mise per iscritto nella "Regola", unica sua opera a noi pervenuta. Tra le ceneri dell’Impero Romano, Benedetto, cercando prima di tutto il Regno di Dio, gettò, forse senza neppure rendersene conto, il seme di una nuova civiltà che si sarebbe sviluppata, integrando i valori cristiani con l’eredità classica, da una parte, e le culture germanica e slava, dall’altra.

C’è un aspetto tipico della sua spiritualità, che quest’oggi vorrei particolarmente sottolineare. Benedetto non fondò un’istituzione monastica finalizzata principalmente all’evangelizzazione dei popoli barbari, come altri grandi monaci missionari dell’epoca, ma indicò ai suoi seguaci come scopo fondamentale, anzi unico, dell’esistenza la ricerca di Dio: "Quaerere Deum". Egli sapeva, però, che quando il credente entra in relazione profonda con Dio non può accontentarsi di vivere in modo mediocre all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Si comprende, in questa luce, allora meglio l’espressione che Benedetto trasse da san Cipriano e che sintetizza nella sua Regola (IV, 21) il programma di vita dei monaci: "Nihil amori Christi praeponere", "Niente anteporre all’amore di Cristo". In questo consiste la santità, proposta valida per ogni cristiano e diventata una vera urgenza pastorale in questa nostra epoca in cui si avverte il bisogno di ancorare la vita e la storia a saldi riferimenti spirituali.

Modello sublime e perfetto di santità è Maria Santissima, che ha vissuto in costante e profonda comunione con Cristo. Invochiamo la sua intercessione, insieme a quella di san Benedetto, perché il Signore moltiplichi anche nella nostra epoca uomini e donne che, attraverso una fede illuminata, testimoniata nella vita, siano in questo nuovo millennio sale della terra e luce del mondo.

Benedetto XVI
Roma, 10 luglio 2005

Odio

10 luglio 2005 Commenti disabilitati su Odio

L'odio che nessuno vuole vedere
di Antonio Socci
da Il Mascellaro

Dove sono?

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