Democrazia

31 Maggio 2005 § 3 commenti

Anche a Piacenza i sostenitori del Sì sono arrivati a strappare del materiale informativo del Comitato “Scienza&Vita

Tutto è avvenuto nella notte tra sabato e domenica tra i banchetti della festa del volontariato: «C'erano manifestini dal titolo: “La vita non può essere messa ai voti”, che a nostro parere hanno carattere informativo, e non sono di propaganda politica. (…) Quando il banchetto è stato riaperto, domenica, ci si è accorti del materiale strappato, e di altro trasformato in freccette e aeroplanini, mentre le pubblicazioni propriamente dell'Istituto non sono state toccate».

In città si sono registrate altri episodi di boicottaggio della campagna per il non voto: primi fra tutti alcuni manifesti strappati e sostituiti con altri per il sì.

Energia elettrica per 50.000 abitanti

30 Maggio 2005 Commenti disabilitati su Energia elettrica per 50.000 abitanti

E' la storia di un pentimento. E come spesso accade quando ci si pente, le convinzioni “dopo” si fanno più resistenti di una roccia. Protagonista: Gian Carlo Carrara, già primario ospedaliero della Medicina II all'Ospedale di Piacenza, oggi insegnante di Fisiologia generale all'Università Cattolica e docente alla facoltà di Medicina di Parma, tra gli aderenti del Comitato “Scienza e Vita”. L'autorevole professore è passato da una scelta per il «sì» al referendum sulla fecondazione assistita, ad un non voto che esprime tutta la sua preoccupazione a salvaguardia dell'embrione. (…) «Ho passato giornate leggendo sull'embrione e le cellule staminali».
All'inizio è convinto dalle ragioni del «sì», anche per le implicazioni che portavano acqua al mulino della ricerca e dei progressi medici.
«Fino a quando, riflettendoci, andando avanti nel documentarmi, mi sono accorto di aver avvicinato la questione in modo superficiale e devo dire onestamente che la mia posizione è cambiata». (…) «Anche ragionando come agnostico, è evidente che la vita ha inizio nel momento in cui i gameti si uniscono e si compenetrano e subito c'è la cellularità e c'è un'energia tale che si sviluppa fin dalle prime ore dopo la costituzione dell'embrione, che secondo alcuni studiosi, tradotta in energia elettrica potrebbe illuminare l'equivalente di un paese di 50 mila abitanti, non si può dire che fino al quindicesimo giorno siamo solo in presenza di un ammasso di cellule».
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Ma non diciamolo troppo forte, magari ai Verdi viene voglia di utilizzare gli embrioni come energia alternativa…

Grazie

30 Maggio 2005 Commenti disabilitati su Grazie

In tale impegno – ha proseguito – vi sono vicino con la parola e la preghiera confidando nella luce e nella grazia''. ''Qui non lavoriamo per interessi cattolici, – ha aggiunto – ma sempre per l'uomo creatura di Dio''.
(…)
Proprio nella sua chiarezza e concretezza questo vostro impegno e' segno della sollecitudine di voi pastori verso ogni essere umano che non puo' mai essere ridotto a mezzo ma e' un fine (in questo punto il Papa e' stato interrotto da un applauso, ndr), come insegna Cristo e come ci dice la ragione umana''.

GRAZIE SUA SANTITA' DEL SOSTEGNO E DELLE PREGHIERE

Misteriosa imprevedibilità

27 Maggio 2005 Commenti disabilitati su Misteriosa imprevedibilità

"L'espresso ha messo in copertina il suo «sex symbol felice», Sabrina Ferilli, immaginetta devozionale laica dei quattro sì. Il Diario, ancor più pio, ha posto sotto la testata la domanda 'Fecondazione eterologa?' e una Madonna con scritto 'Maria disse sì'. Per la Porcu è tutto il contrario. Quando rovista fra i mille discorsi che si potrebbero fare sull''accadimento stupefacente' sceglie come immagine sintetica «il sì di Maria. L'accadimento stupefacente è quel momento in cui l'angelo le annuncia la maternità». È curioso che una donna che fa fecondazione in vitro, pratica al di fuori della morale cattolica, usi proprio questo esempio, ma per la Porcu è l'immagine più adeguata per far intendere che un figlio è qualcuno che sta in agguato come un imprevisto. «è una sorpresa anche nella riproduzione assistita, sa? Noi lavoriamo in laboratorio, in ospedale, in una sala operatoria, cerchiamo di avvicinare i gameti, gli spermatozoi, di aumentare la percentuale di successo, ma rimane sempre un margine ampio di imprevedibilità». Lei cerca solo di avere rispetto per questa «misteriosa imprevedibilità. La donna è l'incarnazione dell'accoglienza, è la casa dove cresce l'ospite. Serve una cultura che le insegni a dire sì a questo evento, senza pensare che ne sia lei l'artefice».
Eleonora Porcu, responsabile del Centro di sterilità dell'ospedale Sant'Orsola Malpighi di Bologna

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Senza la domenica non possiamo vivere

26 Maggio 2005 § 2 commenti

Domenica si concluderà il "Congresso Eucaristico", giornata in cui parteciperà anche Benedetto XVI. Lo slogan che è stato scelto è: Senza la domenica non possiamo vivere ed è una frase presa dall'episodio i cui protagonisti sono alcuni abitanti di Abitene. Lo voglio proporre per chi non lo conosce:
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Ad Abitene (una cittadina dell’odierna Tunisia), nel 304, venne arrestato un gruppo di cristiani (era in corso la persecuzione di Diocleziano). Di fronte al proconsole che li accusava di riunirsi illecitamente, Saturnino, uno di loro, rispose: “Noi dobbiamo celebrare il giorno del Signore: è la nostra legge”. Dopo di lui fu interrogato il proprietario della casa, di nome Emerito. Il proconsole gli chiese: “Ci sono state riunioni proibite a casa tua?”. “Si, abbiamo celebrato il giorno del Signore”, rispose Emerito. “Perché hai permesso loro di entrare?” chiese il proconsole. Ed Emerito rispose: “Sono fratelli e io non potevo impedirlo”. “Avresti dovuto farlo”, replicò il proconsole. Ed Emerito affermò: “Non potevo farlo, perché noi non possiamo vivere senza celebrare la cena del Signore”. Da notare che la domenica non era ancora giorno festivo. Erano un gruppetto di laici più un sacerdote e due lettori. Dissero a chi li interrogava: “Non possiamo vivere senza la domenica”. E, al proconsole che insisteva, un altro martire rispose: “Come se un cristiano potesse esistere senza celebrare l’assemblea domenicale o l’assemblea domenicale potesse essere celebrata senza un cristiano! O non sai che l’essere cristiano è una cosa sola con l’assemblea domenicale e che l’assemblea domenicale è una sola cosa con il cristiano, al punto che l’uno non può stare senza l’altro?”.

Tromboni

25 Maggio 2005 § 6 commenti

Chi ha visto la puntata di “Porta a Porta” ieri sera si sarà rotolato dalle risate (peccato che i temi trattati erano terribilmente seri).

In particolare Severino Antinori, pur schierato dalla parte del Sì, credo abbia spostato migliaia di voti a favore dell’astensione grazie alla sua arroganza, imprecisione, dilettantismo.

Sparava cifre senza uno straccio di riferimento, ha dimostrato di non aver mai letto la legge (come del resto la Turco e la Craxi), tanto che insisteva sul fatto che la legge OBBLIGA e impiantare tre embrioni, quando la Legge 40 indica che se ne possono impiantare FINO A UN MASSIMO DI TRE. Certo, si può non essere d’accordo su questo, ma almeno documentati.

Non ha saputo rispondere alla domanda del perché, se si è sempre effettuata la fecondazione nei modi corretti e senza rischiare la salute della donna (iper-stimolaziona ormonale), oggi ci ritroviamo con 300.000 embrione sovrannumerari.

Infine l’ultima uscita del Professor Antinori: oggi non si arriva oltre il 4% di “bambini in braccio” (cifre sparate a casaccio senza uno straccio di fonte o documentazione). La Prof.ssa Porcu l’ha guardato allibita e, nonostante l’arroganza di Antinori che le sovrapponeva la voce, è riuscita a dire che nel suo centro di Bologna lei effettua il 75% di “Transfert” (trasferimenti di embrioni nell’utero materno) con un successo del 24% di gravidanze portate a termine…il povero Antinori non ha saputo che chiusare con “succede solo a lei”…Da morir dal ridere!

E quelli del Sì si affidano a sti’ tromboni?

Sull'ecumenismo

24 Maggio 2005 Commenti disabilitati su Sull'ecumenismo

L'ultimo numero di Tempi è straordinario. Si possono leggere le dichiarazioni di Giuliano Ferrara e Giancarlo Cesana all'incontro di Milano. E poi trovare altri articoli bellissimi, per esempio questo di Marco Respinti che attraverso le parole di Neuhaus, un ex pastore protestante americano convertitosi al cattolicesimo all’indomani della visita del Prefetto della Congregazione della Fede, Card. Joseph Ratzinger, ci mostra che cosa è l’ecumenismo e quali sono i suoi frutti se svolto per amore della Verità e della Carità. Ci conferma anche dell’idea che Benedetto XVI è un Papa straordinario.

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Da: Tempi num.21 del 19/05/2005

Dice Giovanni Paolo e poi aggiunge l'appellativo The Great, "il grande", che è il modo in cui in inglese si rende l'appellativo "Magno". Lui è Richard John Neuhaus, oggi sacerdote cattolico dell'arcidiocesi di New York, ordinato dal defunto cardinale John O'Connor nel 1991. Prima era un pastore luterano, attivo in una parrocchia di neri poveri di Brooklyn, famoso e autorevole nel campo dell'ecumenismo e dei diritti civili. Il "colpo" decisivo per la sua conversione lo sferrò il Papa polacco e una gran botta dottrinale l'assestò pure l'allora Prefetto della Sacra Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger, che conosce a menadito le questioni teologiche e le sensibilità umane (talvolta sin troppo umane) del mondo luterano. E che quindi per il prete americano convertito è già adesso un secondo, gigantesco eroe. Neuhaus conosce personalmente Ratzinger dal 1988, quando i luterani lo invitarono a parlare di ecumenismo negli Stati Uniti e Ratzinger seppe (sono parole di Neuhaus) «conquistare il cuore di tutti». Non battè ciglio, infatti, e usò grande carità, l'allora cardinale, quando un gruppo di attivisti omosessuali irruppe nella sala al grido di «Heil Ratzinger!» e lo salutò con il braccio teso.

Neuhaus è uno dei testimonial più significativi del tandem pontificio Wojtyla-Ratzinger. Alla loro sensibilità ecumenica, che non ha mai fatto sconti sul piano dottrinale, deve il grande fascino che lo ha conquistato a Roma. A loro deve la comprensione piena del Vaticano II, che da parte luterana è stato invece spesso salutato come l'abbandono di pezzi della dottrina cattolica. Una comprensione piena che ha prodotto non l'irenismo, ma il suo abbandono del protestantesimo.

Il papa e il presidente

«Oggi – dice don Neuhaus a Tempi – dopo 40 anni di confusione e di sperimentazioni spregiudicate seguiti al Vaticano II, la questione maggiore per i cattolici statunitensi è quella di sapersi riappropriare dell'identità cattolica, rafforzandola». Già, perché nonostante i cattolici siano la maggioranza relativa, gli Stati Uniti restano intrisi «di una cultura protestante e individualista in cui è difficile sostenere la prospettiva cattolica della communio, della vera comunione ecclesiale». Testimone e protagonista ancora oggi, alla scuola di Benedetto XVI, del dialogo ecumenico con i cristiani separati, Neuhaus saluta con favore i proficui scambi intercorsi negli ultimi anni fra Chiesa cattolica da un lato e protestanti evangelicali e aderenti alla Comunione anglicana dall'altro. Ma non si fa illusioni. «Con gli evangelicali si sono fatti significativi passi in avanti. Eppure vi sono ancora grandi ostacoli. Al mondo evangelicale manca una prospettiva ecclesiologica che faccia apprezzare, e quindi ritenere indispensabile, una comunione piena con noi». Del resto, per lui è irrinunciabile che la Chiesa cattolica prosegua sul cammino ecumenico, ma sa bene, a dispetto dei liberal e dei progressisti, che nulla si potrà mai fare se ciò dovesse significare contrazione delle verità di fede. «La Chiesa – aggiunge – continuerà a impegnarsi energicamente con gli altri cristiani, e in questo il retroterra da cui proviene Benedetto XVI, tedesco, dona al nuovo Papa una capacità tutta particolare di penetrare le sfumature».

Considera il gesto di George W. Bush, che si è immediatamente precipitato al funerale di Giovanni Paolo II, un gesto "inaudito": «Un secolo fa, se si fosse anche solo sospettata una mossa così da parte di un presidente Usa, sarebbe scattata la procedura d'impeachment. È un altro grande merito del pontificato di Wojtyla, del riavvicinamento fra cattolici ed evangelicali. Bush ci ha messo comunque del suo. Lo conosco personalmente da tempo. È un cristiano sincero. Da noi è normale che in sede ufficiale un presidente parli di Dio, della preghiera e del cristianesimo, e solo gli europei che ignorano la storia e la politica degli Stati Uniti possono meravigliarsi di questo. Ma nel caso di Bush c'è pure devozione autentica».
Marco Respinti

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