Che bello…

24 marzo 2015 § Lascia un commento

È importante che sia un’ebrea a convertirsi? Sì, forse sì. Però basterebbe che queste parole fossero dette da qualsiasi persona per essere toccati e commossi. Leggiamo prima queste frasi e poi andiamo a leggere la storia di chi si è convertito.

Fu allora che, quando ormai aveva toccato il fondo a causa della sua vita dissipata, incontrò padre Pierre-Marie Delfieux, fondatore della fraternità monastica di Gerusalemme, insediata a Saint-Gervais. «In poche settimane, Dio mi ha ricostruita», ha detto Veronique. Lo ha riconosciuto anche il fratello Bernard: «Nella vita di Véronique, c’è stato un corpo a corpo con il male, con un picco poco prima della sua conversione; ci furono anche grazia e redenzione: è diventata un’altra. La sua anima è cambiata». […]
«la Chiesa è un ospedale per le anime ferite, quelle che la psichiatria o la psicoanalisi non possono curare. Essa propone quello che il mondo secolare ha dimenticato: il perdono, la redenzione. Essa apre un cammino di libertà, scioglie i nodi. Il Signore non divide, ma unisce, dà un nome, ordina e quest’ordine è la bontà». Ora riconosce che quella Chiesa che prima accusava di misoginia, ha ricostruito «la sua femminilità danneggiata». È in questo nuovo inizio, spiega Veronique, che «ho trovato la mia casa».
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Unbroken

18 febbraio 2015 Commenti disabilitati

Se dovessi dargli un voto da 1 a 5, gli darei 3. Non un film indimenticabile, una sceneggiatura a cui manca qualcosa, che non approfondisce i cambiamenti, la maturazione di un giovane. Tuttavia, come spiega questo articolo, la bozza di una conversione, di una fede che piano piano si fa strada durante un cammino doloroso c’è, la si intuisce, la si percepisce. E per questo il film è da vedere, soprattutto alla luce delle critiche di cui parla l’articolo a cui rimando:

La campionessa della Hollywood liberal, la sex symbol che pare disegnata dagli alieni per piacere agli uomini, la moglie del sex symbol maschile Brad Pitt, la madre di una bambina che ha appena imparato a parlare e già vuol cambiare sesso, la donna che si è fatta ricostruire parte del suo corpo per prevenire malattie che non ha, l’ambasciatrice dei rifugiati dell’Unhcr, ha infine partorito un film che appare l’opposto della sua immagine pubblica. Lei sembrerebbe l’emblema della post-modernità, atea, materialista, relativista. Il suo film, al contrario, è denso di dialoghi fra l’uomo e Dio, intriso di un’etica che non si vede e non si sente più da mezzo secolo (con le uniche eccezioni di Mel Gibson e Clint Eastwood, appunto). Angelina Jolie rivela, dunque, un’anima profondamente cristiana prigioniera di un’immagine da liberal. Ed è questo che deve aver spiazzato non pochi osservatori.

[Fonte]

Due cose a Obama sulla (vera) storia delle Crociate

12 febbraio 2015 Commenti disabilitati

Quidestveritas:

Qualcosa di molto sbagliato detto da Mister President, non abbastanza sottolineato. In questo articolo si può trovare una densa bibliografia sulle Crociate, per capirne gli aspetti storici, culturali, politici ed economici.

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Barack ObamaBarack Obama, il presidente del Paese più potente del mondo, non è esattamente un campione di conoscenze storiche e anche sul piano della morale pubblica non si lascia sfuggire nemmeno un happy hour per schierarsi costantemente dalla parte sbagliata (su omosessualismo, aborto, divorzio, famiglia, etc.). Ma che adesso pretende di dirottare uno degli appuntamenti più belli e intelligenti della vita politica degli Stati Uniti, il National Prayer Breakfast cioè il convegno ecumenico di preghiera che si tiene ogni anno da anni nella capitale federale Washington alla presenza del titolare della Casa Bianca, per trasformarlo in un budoir dei propri vizi culturali e ammannire così impunemente agli attoniti astanti un bigino di storia riveduto e politicamente corretto è davvero il colmo. Obama ha infatti detto che «prima di ritenerci superiori e pensare che solo altri commettono crimini, ricordiamoci che durante le crociate e l’Inquisizione i cristiani hanno commesso crimini terribili nel…

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Scoprire Etty Hillesum

4 febbraio 2015 Commenti disabilitati

«Sulla mia persona ha svolto una grande opera: ha dissotterrato Dio dentro me e lo ha portato alla vita. E adesso sarò io a continuare, scavando alla ricerca di Dio nel cuore di tutti gli uomini che incontrerò».

Un bellissimo ricordo di Esther “Etty” Hillesum pubblicato tempo fa dalla rivista Tracce. Si può vivere un cammino personale affascinante in una realtà sconvolgente. Muore ad Auschwitz nel 1943.

«“Sono così attaccata a questa vita”. Cosa vuoi dire con “vita”. La vita comoda che fai adesso? Si vedrà se sei veramente attaccata alla vita nuda e semplice, in qualunque forma essa si presenti».

Quell'”Oooh” che salta fuori all’improvviso

29 gennaio 2015 Commenti disabilitati

Scrivania piena, riviste vecchie, articoli che come tesori riemergono da qualche angolo polveroso. E che ora, da qualche angolo polveroso di Internet, viene ritirato fuori:

 Un mese fa ho invitato un mio amico, il grande pittore Alessandro Papetti, per un incontro con i ragazzi di una scuola professionale. Un artista si trova meglio ai professionali che ai licei classici, perché con quelli dei professionali si può parlare di lavoro, ci si capisce con il linguaggio delle cose e non solo con quello delle parole. Nel salone gremito, Alessandro faceva scorrere le diapositive spiegando i quadri uno per uno, senza paura di parlare dei particolari tecnici e dei materiali usati (la parola “trementina” è risuonata molto di più della parola “forma” o “armonia”).
A un certo punto è passato davanti agli occhi dei ragazzi il quadro che vedete qui riprodotto, e dal salone si è alzato un «oooh!» che non dimenticherò mai.
Voglio far presente che i ragazzi del professionale non sono esattamente degli appassionati d’arte. Alessandro ha sentito perfettamente quel moto involontario di stupore e, senza scomporsi, ha tenuto ai ragazzi una breve, bellissima lezioncina sull’uso del colore grigio.
Quello stupore si è fissato dentro di me e non vuole più andarsene via. Il lavoro di un insegnante è il più grande lavoro che ci sia. Se si trattasse solo di tenere a bada qualche birbante o di travasare nei cervelli dei ragazzi quello che c’è dentro i nostri, be’, allora non varrebbe la pena: a fuoco le scuole. Ma stare davanti a una simile esclamazione di stupore mette l’insegnante davanti alla vera sfida dell’educazione: quella in cui una persona – il cosiddetto docente – smette di stare in una posizione di superiorità rispetto al ragazzo. Far fronte alla chiusura di un altro è (relativamente) facile, nel senso che definisce bene i ruoli: tu hai la testa chiusa, io cerco di aprirtela. Ma quell’«oooh!» ha cambiato la mia domanda: e se quello con la testa chiusa, mi sono chiesto, fossi io?
A questo punto, risulta chiaro come non mai che non è sul piano delle parole ma su quello dell’esperienza che si gioca la partita: la scommessa è che il loro stupore diventi il mio, e che io possa aiutarli a legare quell’esperienza alle parole di cui hanno bisogno. Questi imprevisti, ogni insegnante lo sa, sono il cuore del lavoro di chi educa: non sfruttare il vantaggio (di conoscenza, di furbizia eccetera) ma accettare il dono inestimabile di essere in svantaggio, che è come la frusta della realtà che ci rimette in moto.
Quando ero un prof alle prime armi, nei lontani anni Ottanta, don Giorgio Pontiggia (la cui genialità educativa andrà prima o poi riconosciuta) mi disse che uno non si può accorgere di stare veramente insegnando qualcosa, però può sempre accorgersi di stare imparando. Non voglio aggiungere considerazioni inutili, ben sapendo che molti di quelli che mi leggono conoscono queste cose assai meglio di me. C’è però una coda, un finale aggiunto, un post scriptum che va aggiunto al mio piccolo episodio: una settimana dopo l’incontro con Papetti, infatti, i ragazzi di quell’istituto professionale erano già al lavoro sull’idea di “grigio” che Alessandro aveva comunicato loro. Quando una bellezza ci colpisce davvero, la passione per i particolari cresce a dismisura, perché è allora che cominciano ad acquistare un senso e, quindi, a dare gusto.
Luca Doninelli [Fonte: Tracce.it]

March for life

27 gennaio 2015 Commenti disabilitati

Il Cardinale Sean O’Malley alla Marcia per la vita di Boston del 25 gennaio 2015.

Fonte: The Boston Pilot

Dittatura “Gender”, dice il Papa

26 gennaio 2015 Commenti disabilitati

Virgolettati dimenticati dai giornalisti dei giornaloni:

Dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una ministro dell’istruzione pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del “gender”. Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che per certi prestiti si impongano certe condizioni. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. C’è uno scrittore che ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in un libro. Si chiama “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World”, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, vi consiglio di leggerlo. Leggendolo capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”.
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