Omo-logazione

17 dicembre 2014 § Lascia un commento

Era la signora Parsons… (Signora, veramente, era una parola abolita dal Partito: si sarebbe dovuto chiamar tutti “camerata”).
George Orwell, 1984

Quindi non siate per i “generi”, siate “camerati”.

Seguire Francesco

12 dicembre 2014 § Lascia un commento

Si tratta di un cambiamento nel senso della testimonianza. Nella pastorale urbana, la qualità sarà data dalla capacità di testimonianza della Chiesa e di ogni cristiano. Papa Benedetto, quando ha detto che la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione, parlava di questo. La testimonianza che attrae, che fa incuriosire la gente.
Papa Francesco

 

Seguire Papa Francesco – il suo linguaggio, il suo magistero, le sue azioni – non è sempre facile e immediato come i media vogliono far sembrare. Forse lo è per qualcuno, ma non per tutti, e non c’è nulla di male in questo, era così anche prima, solo che le parti erano invertite. Chi prima criticava Benedetto XVI ora si sbrodola – anche eccessivamente – per Francesco; chi ha amato molto Benedetto rimane perplesso per alcune parole, alcune azioni portate avanti da Francesco.

La soluzione può essere quella di stare molto vicini a Francesco per capire meglio, ma soprattutto per convertirsi là dove forse c’è un po’ di nostra presunzione a predominare (senza per questo rinnegare il proprio pensiero in certe circostanze – le interviste? continuo a pensare che sarebbe meglio non fossero rilasciate così facilmente ai giornali).

Urge quindi la rilettura costante dei suoi discorsi, delle sue omelie, dei suoi pronunciamenti. Tra gli ultimi letti, uno dei più belli è il discorso fatto ai partecipanti al Congresso Internazionale della pastorale delle grandi città. Chiaramente un discorso nelle corde di Papa Francesco: gli ultimi, gli emarginati, gli “scartati”; un discorso pieno di quella misericordia che spesso ci ricorda, senza però perdere la premessa:

Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, ma non di una “pastorale relativista” – no, questo no – che per voler esser presente nella “cucina culturale” perde l’orizzonte evangelico, lasciando l’uomo affidato a sé stesso ed emancipato dalla mano di Dio. No, questo no. Questa è la strada relativista, la più comoda. Questo non si potrebbe chiamare pastorale! Chi fa così non ha vero interesse per l’uomo, ma lo lascia in balìa di due pericoli ugualmente gravi: gli nascondono Gesù e la verità sull’uomo stesso. E nascondere Gesù e la verità sull’uomo sono pericoli gravi! Strada che porta l’uomo alla solitudine della morte (cfr Evangelii gaudium, 93-97).
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La pazienza

9 dicembre 2014 § Lascia un commento

Cose difficili da tenere a mente:

[…] Bisogna resistere alla tentazione di sostituirsi alla libertà delle persone e a dirigerle senza attendere che maturino realmente. Ogni persona ha il suo tempo, cammina a modo suo e dobbiamo accompagnare questo cammino. Un progresso morale o spirituale ottenuto facendo leva sull’immaturità della gente è un successo apparente, destinato a naufragare. Meglio pochi, ma andando sempre senza cercare lo spettacolo! L’educazione cristiana invece richiede un accompagnamento paziente che sa attendere i tempi di ciascuno, come fa con ognuno di noi il Signore: il Signore ha pazienza con noi! la pazienza è la sola via per amare davvero e portare le persone a una relazione sincera col Signore.
Papa Francesco, Discorso ai partecipanti al III Convegno mondiale dei Movimenti ecclesiali e delle Nuove Comunità [Leggi tutto]

Pillola rossa o pillola blu

5 dicembre 2014 Commenti disabilitati

Ci sono molte opinioni contrastanti riguardo al film Matrix. Ma non voglio parlare di questo. Mi interessa solo ripresentare la scelta tra Pillola rossa o Pillola blu. Da una parte la consapevolezza che la realtà è molto più grande di quella che appare, dall’altra il non volere coglierla, il farsi andare bene le cose come stanno, anche quelle che per istinto senti sbagliate.

Cos’è oggi Matrix? È questo Potere che ci imbocca e ci soffoca. Ma c’è sempre qualcosa, un imprevisto, qualcuno, che ci dà la possibilità di rialzare la testa.

Così vicino…

3 dicembre 2014 Commenti disabilitati

“Ci sono quelli che sono in collera con gli uomini e allora pensano di amare Dio. Molti vengono per le parole strane e dure, per ridestare il cuore morto nel petto”.

Una prosa di episodi del Vangelo, raccontati da uomini e donne del tempo, da discepoli non evangelisti, da Pietro, Giovanni, Andrea, Giuda… da potenti del tempo. Uno sguardo nuovo su una umanità sofferente, alla ricerca di qualcosa che la ridesti, le dia un senso nuovo. Uno sguardo su una realtà a noi lontana nel tempo, ma solo in quello, perché il cuore dell’uomo invece è sempre uguale a se stesso: bisognoso di qualcuno che si pieghi a riempirlo di uno sguardo che altrimenti sarebbe sconosciuto. “Gesù, un racconto sempre nuovo” di Davide Rondoni è un libro semplice, ma denso di preghiera, di parole nuove e scavate, ma soprattutto con un Gesù molto vicino, quasi da poterlo toccare.

Resistere, resistere, resistere!

1 dicembre 2014 Commenti disabilitati

Gli eventi ci hanno scalzato al punto che adesso il mantenimento di una posizione benché coerente non allineata al pensiero unico abortista, femminista, omosessualista, giustizialista, animalista, terzomondista, pacifista, accoglientista e sincretista ci interdice non solo il patentino di credibilità in un contesto intellettuale che ha smesso di ragionare da tempo perché troppo occupato ad autoalimentarsi creando sempre nuove mozioni d’impegno à la page alle quali tutti devono accostumarsi, foss’anche a costo di abdicare alla realtà dei fatti; ma ci pregiudica altresì il normale espletamento delle funzioni sociali, umane. Oramai sostenere idee minoritarie benché assennate implica quest’alternativa: o venire presi per provocatori prima e scemi poi, se non istigatori al crimine, dagli abituali consessi all’interno dei quali si vede progressivamente svanire la concreta speranza di essere ascoltati e compresi, se non amati; oppure rinchiuderci in club diametralmente opposti e stagni, e da cattolico italiano so bene quanto i cattolici italiani riescano a essere noiosi e ottusi e ripetitivi oltre che codini quando non ipocriti e tiepidi.
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C’è una terza via a tutto questo se non continuare a dire la Verità?

Francesco e Antonio

27 novembre 2014 Commenti disabilitati

Tranquilli, prima di tutto non è un libro eretico. Si trova di peggio nelle librerie cattoliche, per esempio i libri di Vito Mancuso e Dan Brown, quindi non abbiate timore di acquistarlo, non andrete all’Inferno, per lo meno non ci andrete per averlo acquistato o addirittura letto.

Certo, il libro è critico e a volte duro con Papa Francesco, ma non più di quanto altri cattolici lo siano stati con Benedetto XVI. Quindi perché questo scandalo? Questa censura?

La prima parte è incentrata su Benedetto XVI e la rinuncia non al ministero, al quale “era impegnato sempre e per sempre dal Signore”, ma “all’esercizio attivo del ministero”, definizione sulla quale Socci si sofferma a lungo facendo leva anche sullo studio di Stefano Violi, docente alla Facoltà di Teologia di Lugano e alla Facoltà teologica dell’Emilia Romagna, “La rinuncia di Benedetto XVI. Tra storia, diritto e coscienza”. È la parte più bella, commovente e interessante.

Nella seconda parte abbiamo l’analisi che tanto ha fatto parlare i media, quella riguardante il conclave. Sinceramente non si capisce la polemica che ne è sorta. Socci si basa esclusivamente sul libro della giornalista Elisabetta Piqué, argentina, molto amica di Bergoglio, che ha scritto la biografia del Papa “Francesco. Vita e rivoluzione”. È in questa parte che vengono descritte le fasi decisive del conclave e in cui Socci mette in rilievo una possibile violazione delle disposizioni della Universi Dominici Gregis. Le perplessità sollevate da Socci sulla regolarità del voto non siano così fantasiose, anche se forse troppo calcate e insistenti. L’autore solleva il dubbio, lecitamente, finendo per convincersi troppo facilmente della sua ricostruzione.

Seguono i passaggi più famosi e contraddittori del primo anno di Francesco. Le perplessità intorno alle interviste rilasciate a Scalfari, al Corriere, a Civiltà Cattolica. Ma non solo. Nonostante trovi le considerazioni di Socci piuttosto pertinenti e condivisibili, il fare supponente ed eccessivamente malizioso rendono questa parte piuttosto pesante.

Ultima parte riservata alle profezie che nei decenni passati farebbero cenno ai tempi presenti e futuri della Chiesa. Dalla Emmerich a Fatima, da Leone XIII alla Valtorta, fino ad arrivare a Joseph Ratzinger, che in tempi non sospetti immaginò per la Chiesa un futuro non proprio felice.

«Dalla crisi di oggi verrà fuori domani una chiesa che avrà perduto molto. Diventerà più piccola, dovrà ricominciare tutto da capo. Non potrà più riempire molti degli edifici che aveva eretto nel periodo della congiuntura alta. Oltre che perdere degli aderenti numericamente, perderà anche molti dei suoi privilegi nella società. Si presenterà in modo molto più accentuato di un tempo come la comunità della libera volontà, cui si può accedere solo per il tramite di una decisione.
Come piccola comunità solleciterà molto più fortemente l’iniziativa dei suoi singoli membri. Certamente essa conoscerà anche nuove forme di ministero e ordinerà sacerdoti dei cristiani provati, che esercitano una professione: in molte delle comunità più piccole e in gruppi sociali omogenei la cura d’anime sarà normalmente esercitata in questo modo. Ma accanto a queste forme sarà indispensabile la figura principale del prete, che esercita il ministero come lo ha fatto finora. Ma, nonostante tutti questi cambiamenti che si possono presumere, la chiesa troverà di nuovo e con tutta l’energia ciò che le è essenziale, ciò che è sempre stato il suo centro: la fede nel Dio unitrino, in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fattosi uomo, nell’assistenza dello Spirito, che durerà fino alla fine […]
Sarà una chiesa interiorizzata, che non mena vanto del suo mandato politico e non flirta né con la sinistra né con la destra. Farà questo con fatica. Il processo infatti della cristallizzazione e della chiarificazione le costerà anche talune buone forze. La renderà povera, la farà diventare una chiesa dei piccoli […] Si può prevedere che tutto questo richiederà del tempo […]
Ma dopo la prova di queste divisioni uscira da una chiesa interiorizzata e semplificata una grande forza. Gli uomini infatti saranno indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi scopriranno allora la piccola comunitù dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo. Come una speranza che li riguarda, come una risposta a domande che essi da sempre di nascosto si sono poste. A me sembra che si stanno preparando per la chiesa tempi molto difficili. La sua vera crisi è appena incominciata. Si devono fare i conti con grandi sommovimenti. Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la chiesa del culto politico, ma la chiesa della fede.
Certo essa non sarà mai più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte»
J. Ratzinger, Fede e futuro (1970), Queriniana, Brescia 2005, pp. 112-117. [Questo brano è una versione più estesa di quella inserita da Socci nel suo libro].

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